“Monreale Capitale del patrimonio artistico culturale della Sicilia”\L’intervista a Mauri Lucchese

I giovani impegnati come guida di gruppi turistici, per far conoscere il patrimonio artistico e culinario

Un territorio che offre e che aspetta soltanto di ricevere per risplendere

“Ritengo che Monreale possa assumere un ruolo strategico in qualità di Capitale del patrimonio artistico culturale della Sicilia”. A pensarlo è Mauri Lucchese che nel corso dell’intervista rilasciata a FiloDiretto ha aggiunto anche degli importanti spunti per il turismo locale.

Mauri Lucchese è noto dalle tue opere l’amore che provi per la Sicilia, in particolare per la città di Palermo. Spesso gli abitanti di un luogo non conoscono l’identità della propria terra. Alla luce di questo, in qualità di storico del patrimonio UNESCO Arabo-Normanno, cosa rappresenta per lei Monreale?

Premesso che ritengo Monreale, capitale del patrimonio artistico culturale della Sicilia, ci tenevo a precisare che la  nostra terra deve essere conosciuta per le opere d’arte, per la letteratura, per gli splendidi paesaggi della natura, per la musica, per le tradizioni popolari, per il senso d’umanità e di solidarietà che caratterizza gli abitanti dell’Isola. Storicamente la Sicilia rappresenta un incrocio tra etnie, culture, religioni e popoli differenti: gli Arabi e i Normanni, gli Ebrei e i Musulmani, i Greci e gli Spagnoli, i Cristiani e i Fenici. Dal punto di vista geografico, inoltre, l’isola costituisce un prezioso ponte tra le due sponde del Mediterraneo, tra l’Oriente e l’Occidente, tra l’Europa e l’Africa. 

La città di Monreale rappresenta a mio avviso la somma di tutto questo, suggestivamente posta sopra un terrazzo che domina la vecchia Conca d’oro,  è famosa in tutto il mondo per il suo grandioso e spettacolare Duomo, capolavoro dell’arte siciliana normanna.

Il duomo di Monreale dal 2015 è iscritto nella lista patrimonio dell’umanità dell’UNESCO ed è stato, più volte, definito, uno fra i più belli al mondo. Mauri Lucchese ci aiuti a scoprire “il perché” attraverso una breve descrizione della cattedrale? 

Il duomo fu’ fondato nel 1174 da Guglielmo II e portato a compimento nell’arco di pochi anni, in collaborazione anche delle maestranze locali che avevano realizzato la Chiesa della Magione a Palermo. All’esterno del Duomo della cittadina medievale si possono ammirare i preziosi portali, l’elegante portico cinquecentesco opera del Gagini e l’abside dal ricco rivestimento di archi intrecciati e tarsie policrome in calcare e lava. Stupefacente all’interno il complesso dei Mosaici a fondo oro realizzati tra il XII e il XIII sec. e culminati nel grande catino absidale con la maestosa figura del Cristo Pantocratore, figura questa che ritroviamo pure nella Cappella Palatina e nel Duomo di Cefalù, i sarcofagi in porfido di Guglielmo I e Guglielmo II, la Cappella cinquecentesca di San Benedetto e la seicentesca Cappella del Crocifisso attraverso la quale si accede al ricco tesoro del Duomo. Annesso al Duomo troviamo il Chiostro benedettino, un quadrato di 47 metri di lato, porticato con una Teoria continua di arcate a sesto acuto sostenute da 228 colonnine abbinate e decorate da intarsi moreschi tutti differenti. Diversi l’uno dall’altro sono anche i capitelli, ornati mirabilmente con motivi antropomorfici, fitomorfici e con altri elementi di fantasia tradizionali dell’immaginario medievale”.

 È chiaro che pensando alla città di Monreale, la prima cosa che viene in mente è il meraviglioso Duomo. Tuttavia, Monreale, come tutta la Sicilia e lo dicevi anche tu prima, ha subito nella storia diverse dominazioni che chiaramente hanno lasciato un segno indelebile. Vuole farci un esempio? 

“Come non parlare della tradizione culinaria che risente dell’influenza della scuola Arabo-normanno, odori e sapori richiamano inevitabilmente molto la cucina palermitana, con dei piatti tipici come gli anelletti al forno, le lasagne, la pasta con le sarde, senza trascurare la pasticceria che assume un ruolo chiave con i cannoli e le cassate, i dolci di pasta reale di mandorle e nocciole o i biscotti di Monreale, un antica tradizione di cui la cittadina ne mantiene il primato, senza tralasciare i formaggi caprini locali, altra prelibatezza questa con la ricotta o, la vastedda, il pane casereccio e la famosa zucca virmiciddara.

Come incentivare al meglio il valore culturale immenso di questo paese? Come aumentarne l’attrattiva? Forse bisognerebbe migliorare o creare nuovi servizi a favore sia dei turisti che dei residenti?  Bisognerebbe cercare un modo per avvicinare i giovani alla cultura?

Per il trasporto, c’è chi riterrebbe utile un servizio navetta efficiente per i turisti, su prenotazione a fasce orarie, attraverso la stipulazione di convenzioni con gli hotel, che colleghi Palermo a Monreale. C’è chi riterrebbe utile offrire la possibilità, a giovani studenti di percorsi culturali, di mettersi alla prova. In che modo? Offrendogli tirocini formativi, fondamentali per l’acquisizione di esperienza in funzione di arricchimento di capacità professionali. Giovani che potrebbero guidare, gruppi di persone giunte sul territorio, ad un percorso conoscitivo-guidato della città di Monreale, sia dal punto di vista artistico che culinario etc.

E per concludere, una cosa è certa: Monreale ha bisogno di emergere, di mettere in luce il suo patrimonio artistico-culturale. Un territorio che offre e che aspetta soltanto di ricevere per risplendere. Monreale ha bisogno in primis di essere conosciuta, amata, rispettata e  apprezzata dai monrealesi, che devono essere coinvolti nell’attività di promozione del Paese magari con l’ausilio di tanti cultori dell’arte che, ahimè, vivono in ombra in attesa di spiccare il volo!

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