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Poesie d’Amore di un giovane monrealese: l’intervista a Giampiero Alisena

La passione per la poesia nata come valvola di sfogo, per mettere nero su bianco i sentimenti

Le poesie di Giampiero parlano al cuore di ogni innamorato. Il giovane, che della scrittura fa il mezzo prediletto per esprimere le proprie emozioni, ha deciso di raccontarci come questa passione è nata e si è evoluta.

Le notizie corrono veloci sui social. Lo sa bene chi conosce Giampiero Alisena, giovane monrealese innamorato della vita e della poesia, che nelle ultime settimane ha deciso di condividere la sua passione per la scrittura con chiunque sia disposto ad ascoltarla. La partecipazione ad un concorso di poesia online e la conseguente necessità di accumulare voti virtuali, hanno spinto il giovane a cercare il sostegno non solo degli amici più cari, ma anche di un pubblico più ampio e curioso, portando così a galla un lato di lui del quale non tutti, probabilmente, erano al corrente.

Giampiero ha 25 anni, vive da sempre a Monreale e ha un rapporto controverso con la nostra cittadina. Ha conseguito il diploma scientifico presso il liceo Basile e durante gli anni scolastici ha avuto modo di approfondire la sua conoscenza sul mondo della scrittura. Particolarmente influente è stata la professoressa Marilena Spallino, che lui stesso preferisce definire più un’insegnante di vita che una semplice docente scolastica. Attualmente non è iscritto all’università, ma non esclude questa possibilità in futuro. Si dice contro i canoni e le regole imposte, sia in musica che in poesia. È affascinato dalla natura, dall’arte e dalla musica, a cui comincia ad approcciarsi sin da bambino da autodidatta. La sua poesia nasce come istinto, come bisogno di esternare le proprie emozioni, è necessità. Scrive per ricordare e per ricordarsi. Non ama definirsi poeta, forse per eccessiva modestia; preferisce la scrittura alle parole. Il suo scopo non è quello di rendere la poesia un lavoro, ma di scrivere puramente per l’amore verso le cose e le parole. Restio ad essere etichettato, lavora continuamente alla ricerca di nuove forme, incentrando il suo lavorio poetico sulla tematica amorosa, la quale gli è cara da sempre. I suoi versi narrano un amore ideale, magico e mistico, in cui la donna ha una rilevanza fortissima. Nutre profondo rispetto per le donne, elevandole a figure sacre e intoccabili.

Come è nata la tua passione per la scrittura in versi?

Ho cominciato a 11-12 anni, da quando i miei genitori si sono separati. È nata come necessità per sfogarmi, per mettere nero su bianco i sentimenti che provavo, per alleggerirmi ed esternare un disagio. Crescendo ho continuato a scrivere, evolvendomi.  Grazie alla scuola ho avuto la possibilità di conoscere altri autori e ho acquistato diversi libri. Mi ha condizionato molto Shakespeare all’inizio, dopo ho letto Pavese, Neruda. Anche la musica mi ha influenzato moltissimo: i testi delle canzoni sono destinati al canto ma sono comunque un prodotto poetico. Anche i videogiochi giapponesi mi hanno dato la spinta per scrivere, grazie alle tematiche che affrontavano, come amore, amicizia, morte.

Premesso che il dibattito sulla definizione di Arte è tuttora aperto e che la concezione stessa di Arte è in continua evoluzione. Cos’è per te l’Arte? Ritieni che sia appropriato, nel caso delle tue poesie, parlare di Arte?

Non pecco mai di presunzione, per cui è eccessivo definire le mie poesie arte, però penso che ci si avvicinino. L’Arte per me è espressione di emozioni, con ideali di Bellezza e Sentimento, è un modo per comunicare alle persone che siamo in grado di provare qualcosa e l’Arte è lo strumento attraverso il quale poter fare ciò.

Quindi tutti possono fare arte?

Nel loro piccolo, sì.

Hai detto che le tue poesie non si possano definire arte, o meglio, non vuoi definirle arte.

Sì, esatto, preferisco lasciare agli altri la possibilità di definire arte ciò che creo. Anche in base ad autori magistrali che leggo, non penso di poter definire le mie opere Arte. Nel mio piccolo, sì, ma in confronto con altri ancora c’è tanta strada.

Nelle tue poesie parli di Amore, un amore sublime, etereo, carnale, ma anche abbastanza idealizzato che sembra oltrepassare le barriere spazio-temporali. Ma è possibile conciliare questa concezione così sublimata dell’Amore con le implicazioni più pratiche della vita quotidiana? Cioè, è davvero così che vivi questo sentimento oppure si tratta di un topos letterario usato e abusato?

Abusato no. Io uso questi termini così alti proprio per il rispetto che ho verso le donne. Questo sentimento che metto per iscritto nasce dalla quotidianità, dalle cose più piccole, solo che nella mia immaginazione diventano più grandi, più poetiche. Ci credo veramente e cerco di renderle più belle possibili, queste sensazioni, attraverso le parole. Penso veramente che l’Amore sia il sentimento portante di tutte le cose: per me uno che non ama, non ha motivo di esistere. Per questo rendo l’Amore così sacro.

Questa concezione dell’Amore, anche in base alla tua vita, alla tua adolescenza, in riferimento alla separazione dei tuoi, come si scontra con la realtà che non è sempre così idilliaca?

Questi sono avvenimenti normalissimi nella vita di tutti, io farò in modo di continuare a credere in questo ideale e a concretizzarlo nella mia vita. Questo è il mio concetto di Amore.

In qualche articolo precedente abbiamo letto il termine “naturalistico” affiancato al tuo modo d’essere e alla tua scrittura, ma in che senso? Può essere un aggettivo fuorviante.

Nel senso che sono influenzato dagli elementi naturali ed esprimo quello che la Natura mi fa provare. Paragono la donna agli elementi naturali, a quello che mi dà il vento, l’acqua e così via.

Scrivi anche poesie su altre tematiche? Il tuo tema prediletto è quello che ha al centro la figura femminile e l’amore, ma scrivi solamente di questo?

Scrivo in base a quello che vivo. Non decido cosa scrivere, è tutto relazionato alle mie emozioni. Penso si possa parlare di biografia poetica.

Il rapporto che c’è fra Natura, Tecnologia e Società non ti interessa?

Sì, ho scritto qualcosa. Sono dell’idea che sull’innovazione tecnologica ci siano dei pro e dei contro. La Natura oggigiorno è poco considerata, trascurata, mentre l’innovazione tecnologica può costituire un regresso per i valori fondamentali. Sicuramente c’è chi scrive su queste cose, ma non è il mio caso.

Pensi che per fare “carriera” come artista sia necessario ottenere visibilità sui social o che si possano percorrere strade alternative, più convenzionali?

Io non sono uno di quelli che va dietro all’editoria, altrimenti lo avrei già fatto. Non so bene quale sia la strada migliore per un’eventuale pubblicazione però molti consigliano i social, i forum letterari. C’è anche l’auto-pubblicazione ma così non avrei modo di confrontarmi con un editore. Inizialmente rifiutavo quasi il confronto, poi ho capito che è necessario per crescere artisticamente. Ricevere delle critiche e poter ragionarci significa anche questo.

Il tema dell’Amore sui social è molto in voga, quindi potrebbe anche aiutarti a farti conoscere.

Non ci ho mai riflettuto sopra. Io non scrivo perché voglio il successo, scrivo perché mi piace e per non dimenticare. Scrivo d’amore perché è quello che sento in questo momento della mia vita. La mia poesia si muove in base a come mi muovo io.

Ammettiamo che tu abbia tanto successo da riuscire a pubblicare il tuo primo libro di poesie. Qualora dovessi pubblicarne un secondo e il tuo editore ti imponesse scelte più commerciali, dicendoti di incentrarlo su altro che non sia l’amore o ciò che senti in quel momento, tu che faresti?

Non penso ci riuscirei, non sono per alcun tipo di scrittura imposta. Se riesco a trattare quel tema allora ci provo, ma se non mi appartiene non ne sarei in grado. Non vedo la poesia come un possibile lavoro, significherebbe strumentalizzarla.

Sembra che finora tu abbia scritto in maniera “intima”. Perché hai deciso di uscire allo scoperto solo adesso? C’è uno scopo dietro questa scelta?

Adesso è successo perché per partecipare ad un concorso avevo bisogno di voti attraverso i social, spero che chi ha votato la mia poesia abbia veramente apprezzato il mio lavoro. Da qui ho cominciato ad utilizzare i social per farmi conoscere. Ho anche ricevuto critiche negative che mi hanno fatto male ma che mi hanno portato a riflettere sul mio modo di scrivere. Io sono molto affezionato a ciò che scrivo e ricevere critiche negative non è piacevole, ma fa parte del gioco e su quella critica ci costruisco.

Riguardo alle cose che hai scritto in passato, sei solito tornarci e modificarle?

Sicuramente modifico la forma, ma il contenuto rimane quello. Ciò che cambio è a livello strutturale o sinonimico, tendo a non snaturare mai ciò che ho scritto precedentemente.

Tra le tue letture, le tue esperienze musicali, c’è qualche autore che ti ha influenzato più di altri?

Quello che mi ha ispirato più di tutti è un cantautore italiano, Mango. Mogol lo aveva eletto come suo erede, leggendolo mi sono appassionato ed è diventato quasi un modello da seguire.

Sei molto giovane, sicuramente hai ancora tanto da imparare. E naturalmente la poesia, oltre che dalla semplice ispirazione, nasce anche dallo studio e dal confronto. Come pensi che possa maturare e migliorarsi, uno che della poesia vuole fare il suo obiettivo?

Penso che lo studio e la lettura ti aiutino moltissimo, anche a confrontarti con altri pensieri e altri tipi di scrittura. Questo studio influisce molto sulla forma più che altro, non su ciò che provo.

Generalmente usi forme molto lunghe, dove accosti termini “bassi” e termini più altisonanti. Spesso si tratta di versi liberi ma c’è anche qualche tentativo di rima baciata. Come mai questo tipo di versi e non una rima alternata o uno schema metrico più simile al sonetto?

Sulla forma lunga sono stato già abbastanza criticato, secondo alcuni dovrei essere più sintetico per immediatezza di lettura. Sullo schema metrico non ci ragiono molto quando scrivo, proprio perché l’atto dello scrivere nasce in me in modo totalmente spontaneo. Per me la poesia è istinto, la voce delle mie emozioni. La rima baciata nasce dal fatto che per me al momento è la forma più semplice. Ho provato anche a scrivere qualcosa sul modello degli Haiku giapponesi, che hanno invece una forma molto breve. La mia poesia sicuramente non è ermetica, anzi è molto discorsiva. Forse in futuro potrei cambiare, ma al momento la sento così.

Hai scritto anche una poesia in dialetto, che però ha una forma strana, sembra quasi una lingua innaturale, finta. Come mai? Sicuramente il dialetto non è la tua lingua madre, ma lo parli comunque in contesti familiari. Come mai questa tua poesia non risulta così “naturale”?

Ho letto Antonio Veneziano e per gioco ho voluto scrivere in dialetto, ma non mi appartiene molto. Infatti ne è uscita fuori una poesia un po’ ibrida, perché ho cercato di italianizzare il mio dialetto. Forse ho commesso un errore perché ho pensato la poesia in italiano e dopo l’ho trasportata in dialetto, ecco perché è risultata artificiale. Devo ancora fare un po’ di pratica, devo esercitarmi su questa modalità di scrittura dialettale. Dal mio tipo di scrittura al momento non nasce nessuna forma dialettale.

Come ti definiresti? Un fanciullino pascoliano, un poeta maledetto oppure un vate? Più in generale, ti definiresti un poeta?

Non mi definisco un poeta ma spero di esserlo. Lascio che siano gli altri a definirmi un poeta. Forse mi sento più vicino a Pascoli e a Montale per lo stupore e la meraviglia delle piccole cose, soprattutto per ciò che provo verso gli elementi naturali. Non ho una concezione familiare come quella pascoliana, ma a volte mi ci avvicino. Alcuni in passato mi hanno definito come “poeta maledetto” ma credo che non mi appartenga molto questa definizione in questo periodo della mia vita.

Rispetto alle poesie che hai scritto in passato c’è una profondità diversa; le poesie di oggi sono più leggere, in senso positivo, sono meno cupe.

Sì, adesso sono leggere perché è cambiato il mio rapporto con l’Amore, è sicuramente un rapporto più sereno e anche maturo. Sto vivendo un periodo molto felice e sereno, in cui sto costruendo molto. Ho dei principi per cui l’Amore è quello dei nonnini che si tengono la mano e camminano insieme per la vita. Nonostante abbia avuto delle relazioni molto difficili in passato, non ho mai smesso di sperare in questo sentimento così forte e adesso credo di averlo trovato, soprattutto grazie alla persona che ho accanto.

Questa persona che hai accanto come vive il tuo rapporto con la scrittura?

Mi sprona di continuo, crede in me e mi spinge sempre a farmi conoscere. La mia famiglia ha scoperto recentemente che scrivo, e ne è molto felice. I miei familiari hanno scoperto adesso della mia scrittura perché adesso era il momento adatto.

Nelle tue poesie c’è sempre l’Amore, ma l’Amicizia ha lo stesso peso per te?

No, assolutamente no.

Ma è pur sempre una forma d’amore…

Certo, ma non è lo stesso, ha meno peso per me. Non penso che l’amicizia sia per sempre e l’amore invece no, anzi forse è il contrario. È un altro tipo di amore, ad un gradino più basso. Non ho scritto poesie sull’amicizia recentemente, perché non ne ho sentito il bisogno. Sicuramente l’amicizia ha avuto un ruolo importante nella mia vita, ma non ho mai avuto la necessità di scrivere su queste tematiche. Gli amici sono più i miei primi lettori, i primi a cui consegno le mie opere.

E poesie su tematiche sociali, come bullismo, inquinamento, violenza sulle donne?

Già penso che le mie poesie siano contro la violenza sulle donne, perché per me la figura della donna è assolutamente sacra. Quindi già questa concezione è presente nei miei scritti. Sull’inquinamento ho scritto anche qualcosa, c’è una poesia anche sulla Sicilia. Ma non sono molto

influenzato dagli avvenimenti che accadono nel mondo. Ho scritto diverse poesie sulla pandemia, ma non sono le mie tematiche predilette. La mia principalmente è una poesia d’amore.

È significativo e nient’affatto scontato, oggigiorno, che un giovane riesca ad approcciarsi alla poesia in maniera tanto appassionata quanto caparbia, trovando nella scrittura non un semplice svago ma un’innata e urgente necessità. È solo un esempio -uno fra tanti, forse banale, forse trascurabile – di quanto coltivare la bellezza, in tutte le sue forme e sfaccettature, possa far fiorire l’anima e la vita stessa, pur tra mille intemperie e difficoltà. Non possiamo far altro che spronare Giampiero, e chi come lui ha deciso di assecondare le proprie inclinazioni e la propria voce interiore, a continuare su questa strada.

 

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