Festa del SS. Crocifisso annullata, ma è la prima volta che accade?

Sugli annuari della Festa ci si imbatte in due pagine vuote, tra il 1919 e 1921, e nel 1920 ci fu l'epidemia di spagnola

“A festa ru me paisi”, “A festa ru tri maggiu”, “u Patruzzu Amurusu”: questi i nomi della festa religiosa più sentita per tutti i monrealesi. Ogni anno si attende con trepidazione il mese di maggio per poter gioire tutti insieme e trascorrere quasi un’intera settimana con gli affetti più cari, fra dolciumi, artigianato, luminarie e preghiere. 

Ogni monrealese attende con ansia questi momenti, e nel paese si comincia a respirare aria di festa a partire della metà di aprile; e quando la festa si conclude non si fa altro che pensare a come sarà l’anno successivo. 

Quest’anno però Monreale è silenziosa, triste, ripensa al passato con nostalgia, Monreale si sente sola, spoglia, povera. Le tradizionali feste di paese sono momenti di forte aggregazione, antropologicamente contribuiscono a costruire l’identità di un’intera comunità. Negli scorsi anni questo momento così fortemente sentito ha dovuto attraversare diverse difficoltà, chiunque ricorderà la delusione dello scorso maggio nel vedere il cielo diventare sempre più cupo, la pioggia cominciare a scendere incessante, il vento freddo che attraversava i cuori dei fratelli e poi la triste notizia del dovere rimandare la processione per causa di forza maggiore, per tutelare il Santissimo Crocifisso e i fratelli che con molta devozione lo portano in spalla sin da bambini. 

Quella dello scorso anno fu una notizia improvvisa, quest’anno è stata preannunciata mesi prima. Lo scoppio di un’epidemia, trasformatasi successivamente in pandemia, ha bloccato l’intero paese, non lasciando spazio a speranze per i mesi successivi: quest’anno niente festa, rimandata a data da destinarsi! Nessuna luminaria, nessuna bancarella, niente musica né spettacoli, anche Monreale deve fermarsi. L’unico modo per stare insieme è la preghiera, tutti i fedeli si riuniscono a distanza per partecipare alla novena, perché almeno quella si può fare! Dal 24 Aprile la comunità segue attraverso i vari mezzi di comunicazione digitale le dirette durante la novena, si prega tutti insieme, lontani ma vicini, ognuno nelle proprie case, ognuno con un forte sentimento religioso. Perché il virus può far fermare le attività, le riunioni, il divertimento, ma non può spegnere ciò che anima il nostro cuore. 

In questi giorni sono sorte molte domande, è mai successo che il Santissimo Crocifisso non abbia svolto la sua tradizionale processione? Ma è vero che se il Crocifisso non esce i palermitani tornano a prenderselo? Sulla seconda domanda la risposta è immediata ed è negativa, i palermitani sono devoti a Santa Rosalia e nessuno vuole rubarci niente! La competizione tra le due feste è secolare, basti ricordare due vecchie frasi che esprimono la competizione tra monrealesi e palermitani, “Santa Rusalia cci guarda a tutti, u Santu i Murriali si cala a facci n-tìerra” dicono i palermitani, “Si Santa Rusulia fa miraculi, Lu nostru Crucifissu havi li scagghiuna” rispondono i monrealesi! A ciascuno il suo! La storia che i palermitani tornerebbero a riprendersi il Nostro Crocifisso è una vecchia leggenda, la quale però bene esprime la necessità di compiere la processione ogni anno!

E la risposta alla prima domanda? A ben guardare i fatti, questo non è il primo anno che la processione non venga svolta. Svolgendo una breve ricerca sugli annuari della Festa ci si imbatte in due pagine vuote, tra il 1919 e 1921. Si è ipotizzato che la mancanza di scrittura in queste pagine sia da attribuire proprio all’annullamento della processione in seguito alla grave epidemia di spagnola, verificatasi nel 1920. Purtroppo non ci sono testimonianze dirette a confermare i fatti, rimangono solamente carte bianche e qualche ricordo di vecchi racconti di quel periodo. In questi giorni sono arrivate diverse chiamate al Santuario del Santissimo Crocifisso, proprio per confermare questa versione della storia, l’unico elemento di cui si dispone però è la memoria di coloro i quali hanno sentito raccontare l’evento dai propri nonni o zii. Verità storica oppure storia mista a leggenda non è ben facile da stabilire. 

L’unica cosa certa è che i monrealesi non rinunceranno alla loro devozione e oggi si uniranno tutti in preghiera a distanza, per rendere e chiedere grazia al Patruzzu Amurusu.

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