Quando c’è il cervello tutto il resto non può che tacere: Giovanna Botteri e il body shaming

Dalla Botteri un invito alla riflessione sul rapporto donna e immagine, per fare crescere modelli alternativi a quelli imperanti

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Una delle differenze sostanziali tra uomo e donna è il fatto che la donna debba rendere conto, molto più dell’uomo, di una certa immagine estetica, o meglio dello stereotipo di essa, persino in quei contesti dove non è richiesta.
Io l’ho denominata “sindrome edilizia”, ovvero quando dinnanzi a una donna ci si comporta come se ci si trovasse dinnanzi a un palazzo, ci si ferma alla facciata, quando invece, il patio interno e le stanze sarebbero più interessanti.

Le donne, nel 2020, dopo aver lungamente sofferto e lottato per sottrarre agli uomini il quasi totale arbitrio su di esse e per conquistare anche un solo centimetro in più, nel percorso verso la rivendicazione dei propri diritti e delle proprie possibilità umane e professionali, per alcuni restano ancora invisibili: molti, oggi più che mai, sembrano ostinarsi a notare di esse solo la facciata, l’aspetto esteriore più o meno omologato al gusto estetico imperante.

Come se la grazia, lo stile e la raffinatezza fossero legati a uno stereotipo convenzionale fondato sul make up o sul brand dell’abito che si indossa.
Potrei citate un elenco enorme di donne dal fascino non convenzionale che hanno imposto un modello diverso, proponendo una differente tipologia di eleganza, quella che si origina dall’intelligenza, dalla forza e dalla sensibilità.
Da Anjelica Houston a Charlotte Gainsbourg, da Frida Kahlo a Benedetta Barzini e tante altre. Donne non belle, secondo i canoni tradizionali, ma stilose nella loro prorompente personalità.

Attrici, scienziate, artiste, politiche, scrittrici e giornaliste che andrebbero conosciute a scuola, per fornire alle ragazze che crescono modelli alternativi a quelli imperanti, anche come antidoto, per non soccombere al temibile body shaming.
Un fenomeno che i social hanno notevolmente amplificato, ovvero l’atto di deridere una persona per il suo aspetto fisico. Qualsiasi caratteristica può essere presa di mira: l’adiposità o la magrezza, l’altezza o la bassezza, ma anche l’abbigliamento e la cura del corpo.

Un fenomeno che non riguarda solamente un certo “sadismo adolescenziale”, ma che viene sottilmente proposto anche dagli adulti per denigrare altri adulti, prevalentemente impegnati nel sociale e con un certo prestigio professionale, in primis ovviamente il cosiddetto “muro basso”, ovvero donne libere che non vogliono soccombere allo stile preconfezionato dei tacchi a spillo e del chirurgo estetico.

È di pochi giorni fa un fatto per me doppiamente spiacevole poiché tocca non solo una donna, ma una professionista colta e sensibile, che stimo molto.
Giovanna Botteri, giornalista con un curriculum da far impallidire chiunque e con uno charme composto e autorevole, è stata presa di mira da un noto TG satirico del circuito Mediaset, per il suo abbigliamento non proprio trendy e per la sciatteria della sua capigliatura.

Ora, forse qualcuno non avrà presente chi sia Giovanna Botteri, ma trattasi di una professionista seria che ci racconta i fatti dalle zone più pericolose del Globo, esprimendo un garbo e una sensibilità encomiabili insieme a una chioma un po’ freak e un volto intenso da 63enne, dallo spirito giovane, sul quale, presumibilmente, nessun medico estetico metterà mai le mani.

La cosa diventa ancor più surreale perché a sottolineare i presunti “difetti” è stata una donna, nota conduttrice dalla evidente bellezza prorompente.
Ma vorrei che leggeste le argute parole che la Botteri a indirizzato, quale risposta, ai suoi “simpatici interlocutori”, per comprendere l’unica verità inconfutabile: quando c’è il cervello tutto il resto non può che tacere.

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi. Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi, orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne”.

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