Segnala a Zazoom - Blog Directory

L’incendio alla “Pecora elettrica” di Roma: oggi più che mai, la cultura spaventa e suscita disprezzo

Di colpo si fa notte

s’incunea crudo il freddo

la città trema

livida trema

brucia la biblioteca

i libri scritti e ricopiati a mano

che gli Ebrei Sefarditi portano

a Sarajevo in fuga dalla Spagna

s’alzano i roghi al cielo

s’alzano i roghi in cupe vampe

brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani

bruciano i libri

possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri… 

Ecco l’inizio di uno dei pezzi più belli e significativi dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) cantato dalla suggestiva voce del loro frontman Giovanni Lindo Ferretti.

È vero, un rogo di libri lascia l’amaro in bocca e inquieta parecchio.

Un libro non è semplicemente un bell’oggetto, un soprammobile, un cimelio. Il libro è l’unico e autentico baluardo di civiltà che ci è rimasto: rappresenta la cultura, i ricordi, la sapienza, la conoscenza…l’umanità. 

Nei libri scorre la nostra storia, la nostra identità, il nostro passato e il nostro presente. Qualsiasi sia l’argomento trattato, in ogni libro c’è sempre un pizzico di noi ed è per tale motivo che le librerie sono luoghi rilassanti, luoghi che ci riconnettono col mondo, attraverso una nuova e più profonda dimensione, più intima e tranquilla. I luoghi che custodiscono i libri sono spazi familiari senza tempo, un po’ come quelle vecchie case polverose ma calde e accoglienti.

Nessuno dovrebbe deturpare un libro, nessuno dovrebbe dar fuoco e distruggere una libreria. Non esiste alcuna motivazione politica o sociale che possa giustificare la nefandezza di un simile gesto.

“La Pecora Elettrica”, libreria indipendente della borgata popolare di Centocelle a Roma, dichiaratamente antifascista, avrebbe dovuto riaprire i battenti domani.

Appena sei mesi fa il fuoco di un ordigno rudimentale l’aveva distrutta. 

Domani sarebbe stato un giorno di festa, perché bisogna sempre festeggiare quando un luogo d’arte o una libreria risorgono a nuova vita. L’odio immondo e la cupa ignoranza che sta incrudelendo il nostro Paese ha, però, nuovamente soffiato sul fuoco cieco della rabbia ottusa, incendiando per la seconda volta un luogo che vendendo libri, promuove, più di ogni altro, cultura e civiltà.

Una vera oasi nel deserto culturale di “Centocelle”. 

È evidente quanto, oggi più che mai, la cultura spaventi e susciti disprezzo e con essa le persone e i luoghi preposti alla sua promozione e diffusione. 

Ci si avvia verso un imbarbarimento senza precedenti che sta sdoganando il peggio di una umanità in stato confusionale, che fa della strada, più che dei libri, il fulcro più significativo della propria formazione.

Le vecchie generazioni erano avide di conoscenza, la stessa conoscenza che oggi viene sbeffeggiata e derisa. 

Rimane la triste consapevolezza di quei detriti ancora fumanti, che ovattano di fuliggine presagi vaghi e sconfortanti nei riguardi di un futuro incerto e con poche prospettive. Forse l’unica frase che rappresenta un augurio, oltre che un varco in questa opprimente coltre, è costituita da poche e scarne parole: “Oggi e sempre 10, 100, 1000 librerie”.

 

Il volantino affisso dai proprietari della libreria “La pecora elettrica”

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.