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Il “Sette e Mezzo” a Palermo, ieri l’incontro-dibattito a Casa Cultura Santa Caterina

Monreale , 19 settembre 2018 – Quattro giornate, tra mostre e documenti storici, in ricordo dell’insurrezione del “Sette e Mezzo”. Questa la proposta del Centro Studi Zabùt, in collaborazione con la Fondazione Ignazio Buttitta e il Movimento Antudo, con il patrocinio dell’Ersu, della Casa Cultura Santa Caterina e dei comuni che hanno aderito all’iniziativa: Montelepre, Marineo, Monreale, Palermo. 

Proprio ieri pomeriggio, i locali della Casa Cultura Santa Caterina di Monreale hanno ospitato il secondo appuntamento di questo percorso tematico itinerante incentrato su una rivolta tanto significativa ma ancora poco conosciuta; per l’occasione è stata anche allestita una mostra di libri, opuscoli e testimonianze accuratamente recuperate dall’Archivio Storico di Monreale “Giuseppe Schirò”. Presenti all’evento, l’Assessore alla Cultura Giuseppe Cangemi e l’Assessore ai BB. CC. Paola Naimi che, dopo i saluti e i consueti ringraziamenti, hanno lasciato la parola alla Dott.ssa Giuliana Sorci e al Prof. Elio Di Piazza del Centro Studi Zabùt. 

Durante l’incontro, il Prof. Di Piazza ha più volte sottolineato il carattere indipendentista e anticoloniale della sollevazione consumatasi tra il 15 e il 22 settembre 1866, svelando il ruolo eversivo e propulsivo di Monreale nello sviluppo delle vicende. Sembra, infatti, che la nostra cittadina non solo abbia preso attivamente parte al moto rivoluzionario ma che, addirittura, ne sia stata la fondamentale promotrice. Alimentata dal malcontento popolare, dalle aspettative tradite di nobili, clero ed ex-garibaldini, la rivolta si estese a Palermo e ai paesi limitrofi, esplodendo in duri scontri che il regime sabaudo represse poi con feroci bombardamenti. 

Le cause della sommossa sono da ricercare, soprattutto, nelle critiche condizioni in cui versava l’impianto economico siciliano all’indomani dell’unificazione dell’Italia. Tasse moltiplicate, industrie smantellate, epidemie di colera: lo sconfitto regno borbonico, sostituito dalle nuove politiche post-unitarie, aveva ceduto il passo ad uno scenario di miseria e sottomissione. Molti tra coloro che, durante il Risorgimento, avevano combattuto a fianco di Garibaldi, finirono quindi per riconsiderare le proprie posizioni, riscoprendosi separatisti e indipendentisti. È il caso di Monsignor Benedetto D’Acquisto, all’epoca Arcivescovo di Monreale, e del “brigante” Salvatore (detto “Turi”) Miceli, entrambi simboli e grandi sostenitori della rivoluzione. Rivoluzione, quella del “Sette e Mezzo”, di cui, purtroppo restano poche (e per questo, preziose) testimonianze. In seguito ai moti, e alla loro conseguente repressione, gran parte dei documenti è stata consapevolmente distrutta o è andata perduta. E le prove documentarie sopravvissute alla damnatio memoriae imposta dalle istituzioni, dipingono gli insorti come animali, belve feroci, bestie, incivili, malfattori. A questo proposito, il Prof. Di Piazza si è soffermato su un’interessante digressione sul linguaggio coloniale, ossia l’insieme di definizioni e termini utilizzati dai colonizzatori nei confronti dei colonizzati. Riallacciandosi alle teorie di Franz Fanon, si è riflettuto sul modo in cui il linguaggio dei conquistatori (nel caso del Sette e Mezzo, il regime sabaudo) tenda sempre a “bestializzare” ed “inferiorizzare” i sottomessi (i siciliani insorti nella lotta) tramite l’uso di parole tratte perlopiù dal mondo animale. Inoltre, si è notato come, proprio intorno al 1860 si inizi a registrare la diffusione dei termini “mafia”, “mafioso” (probabilmente derivati dal piemontese “mafiun”, cioè incivile, prepotente) per indicare i siciliani.

L’incontro si è concluso con un vivace dibattito al quale hanno contribuito, esponendo dubbi ed esprimendo pareri, alcuni dei presenti. Più volte è stata ribadita la necessità di recuperare la storia per contrastare le narrazioni ufficiali “standard” e la cancellazione delle memorie locali, a favore della riappropriazione dell’identità e dell’autodeterminazione di ciascun popolo

Venerdì 21 settembre, presso il Palazzo delle Aquile di Palermo, si terrà il quarto e ultimo appuntamento dell’iniziativa.

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