Segnala a Zazoom - Blog Directory

Fake-news e odiatori di professione al tempo dei social

Monreale, 24 luglio 2018 – Umberto Eco aveva ampiamente previsto gli incalcolabili danni causati dall’illimitata libertà espressiva che i socialnetwork hanno concesso, nel corso degli anni, a persone prive di buon senso, a gente limitata, gretta, ignorante o semplicemente superficiale, ovvero, come sintetizzato dallo stesso Eco, con un aggettivo che rende immediatamente tangibile la realtà, ai cosiddetti IMBECILLI.

In atto il mondo social, infatti, consente per l’appunto il diritto di parola e di opinione a tutti indistintamente (secondo il principio di libertà di espressione, fulgido faro di democrazia e civiltà), comprese però intere “legioni di imbecilli”. Essi, nella totale inconsapevolezza della loro somma imbecillità e senza l’opportuno limite della forza persuasiva insita all’interno di un confronto collettivo costruttivo, fatto di parole ma a che di sguardi e gestualità, inquinano una “piazza” (quella virtuale) decisamente più visibile e ampia rispetto allo spazio ristretto dei bar o dei circoli dove un tempo le chiacchiere idiote erano  opportunamente confinate e non di rado disinnescate proprio dal contatto diretto con altri esseri umani più svegli e lungimiranti. Oggi invece esse vengono amplificate dall’inesistente confronto “di faccia” con altri individui in carne ed ossa, da una triste contrazione di idee autentiche, frutto di un pensiero autonomo, maturo e divergente, dalla inesistenza di una mediazione positiva capace di contrastare quella nefasta, sdoganata dal rapporto duale e di “onnipoteza” tra chi sbraita e vomita fiele e la fredda “macchina” che quel file raccoglie, il pc, il tablet, lo smartphone che concretizzano e materializzano qualsiasi esternazione, compresi gli insulti e ogni sterile rigurgito “di pancia”. L’imbecille con l’iPhone, l’imbecille virtuale per intenderci, viene definito oggi con un particolare appellativo che lo connota e lo identifica sulla rete: hater, ovvero “odiatore”. Di odiatori è pieno il web, individui insignificanti, spesso frustrati, che dalla vita “virtuale” presumibilmente cercano una sorta di riscatto o compensazione alla banalità o al logorio della loro vita reale. Armati di tastiera, gli haters si sentono potenti e invincibili, senza filtri nè limiti: denigrano, insultano, incitano ad azioni forti, con parole sprezzanti e volgari, sia che si parli di politica che di società, spesso sconoscendo persino l’A B C degli argomenti tanto baldanzosamente sostenuti. Per tale motivo si lasciano andare frequentemente a picchi di violenza verbale davvero inqualificabili, oltre che privi di senso, prendendo di mira individui comuni, politici o situazioni socio-economiche e divulgando, con diverse modalità, stupidaggini scellerate e infamità senza fondamento. 

Se contestato o meglio beccato con la prova lampante delle sue esternazioni che di fatto costituiscono un reato passibile di una concreta denuncia per diffamazione (priorità che l’odiatore seriale esercita con una veemenza e una superficialità spesso inquietanti oltre che rivoltanti), l’hater tecnologico quasi sempre retrocede…da vile leone da tastiera adduce scuse, non riesce a sostenere la sua incommensurabile maleducazione, sminuisce il suo operato, tende a giustificarlo razionalmente simulando uno stato di alterazione dovuto ai problemi quotidiani o ai propri conflitti interiori, annaspando e cercando di trovare un appiglio che lo ponga sullo stesso piano di razionalità di chi, dati e norme alla mano, severamente ma civilmente lo contesta. 

Esistono poi odiatori in grado di costruire e sostenere l’insostenibile, divulgando perversamente verità alterate, notizie manipolate, sistemi di comunicazione falsi, edulcorati e fuorvianti spacciati per notizie reali, che mirano a riscuotere consensi sulla base di un’attendibilità fittizia e di pseudo-prove per supportare ipotetici complotti e tesi denigratorie, in primis quelle razziste e xenofobe ovvero disonesti “colpi bassi” agli avversari, agli ipotetici nemici da annientare. 

Di fatto la diffamazione può anche considerarsi come una modalità insita tradizionalmente in una certa cultura mafiosa: il mafioso che fa quando non uccide? “Mascaria”. Ecco perché risulta vincente il proliferare delle cosiddette fake-news, esca potentissima alla quale frequentemente abbocca un altro cospicuo esercito di odiatori, quelli “passivi” che fagocitano, senza il minimo spirito critico o la minima verifica, notizie false e tendenziose, nutrendosi costantemente di quell’odio puro, distillato tossico di una rabbia insana, smodata e traboccante. Un odio pericolosissimo, dunque, un odio accecante, “benzina sul fuoco” per un’altra tipologia di odiatori…gli odiatori razionali, quelli di mestiere, individui che in fondo forse non odiano veramente (o forse si), ma che si servono dell’odio per essere sostenuti e idolatrati, travestendo la rabbia convulsa con l’aura nobile della “dignità sociale” e conferendo ad essa uno scopo e un senso che possa fomentare e amplificare equamente malcontento e consensi, che piano piano diventano solide fondamenta per brillanti e rapide carriere, costruite sapientemente in ogni ambito di questa faticosa realtà.

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.  

Umberto Eco

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.