Monreale, 11 dicembre 2017 – Gli sdraiati… É questo il titolo del film che prende spunto dal libro di Michele Serra. Non staremo qui a recensire il film, è compito degli addetti ai lavori e del pubblico pagante.
Dal testo e dal film prendo spunto per una riflessione libera, aperta e naturalmente soggettiva. L’assolutezza del giudizio è tipica dell’arroganza e non credo che questo tipo di approccio possa essere d’aiuto per “agganciare” il mondo degli “sdraiati”.
Se una telecamera entrasse nelle case delle famiglie italiane e silenziosamente riprendesse le scene che ogni giorno si ripetono tra le quattro mura domestiche, luogo nel quale figli adolescenti e genitori cinquantenni cercano di convivere, troverebbero sicuramente letti e divani mai vuoti…
Gli “sdraiati” studiano in posizione da triclivio romano, si cibano, comunicano senza mai mostrare il desiderio di riacquistare la posizione eretta. Molli su tappezzerie e materassi, lassi, pigri.
È una pigrizia che è un modus di vivere il tempo dilatato, infinito.…la notte diventa Alba e al primo chiarore del sole la vita si addormenta perché è nelle ombre che ci si mimetizza e non si ha paura, è dietro un cellulare, dietro un PC che si è più forti, più capaci.
Le riprese si spostano zoommando gli adulti. Stanno seduti, in piedi, con la schiena dritta come i loro genitori gli hanno insegnato ma sono distratti, ansiosi, pensierosi. Gli hanno consegnato il potere di edulcorare il mondo, li hanno cibati con merendine e spot pubblicitari che inneggiano al mondo in cui tutto è acquistabile. Il mondo del mulino bianco, della concorrenza sleale di bustarelle per un posto di lavoro, il mondo in cui è d’obbligo la scalata sociale, che disdegna il lavoro manuale, che vive di falsi idoli. È una condizione quella vissuta dai cinquantenni in cui tutto è possibile, puoi comprarlo a rate, il mondo è il posto dei sogni acquistabili. Tutto cambia e continua a mutare troppo velocemente per un continuo e dinamico accomodamento della funzione sociale e genitoriale. Ma i “grandi” non vogliono crescere, si vestono come i figli, ballano, forsennati, più di loro, e in quel limbo cercano di “essere” o “apparire” gonfiandosi di botulino e fotoritoccando i selfie. Hanno paura di incarnare i matusa delle generazioni precedenti pieni di divieti e tabù e allora fanno i “modernissimi”, tutto è permesso, le regole mutano, gli orizzonti si dilatano fino a perdere la nitidezza della realtà.
Noi siamo i figli dei nostri genitori e i figli del XXI sec. sono il frutto del nostro non essere né carne né pesce.
È facile colpevolizzare i ragazzi troppo inclini agli abusi, troppo viziosi, ubriachi e fumati. E noi…Stiamo a guardare la loro posizione sdraiata senza avvicinarci, senza sollevarli per fargli sentire la gravità, una forza che schiaccia e ci fa sentire il peso della nostra condizione umana.
Forse abbiamo paura di consegnargli un mondo liquido nel quale abbiamo abbattuto le barriere ma nel quale contemporaneamente abbiamo tranciato anche i punti fermi. Abbiamo paura…Noi siamo genitori confusi da mille luci abbaglianti, da miriadi di prospettive speculari. Non c’è più nulla di sbagliato, ci hanno insegnato le filosofie edonistiche.
Ci avevano detto che la nostra era l’epoca del benessere e ci abbiamo creduto. Ma quanto malessere interiore….
Quanta povertà.. Abbiamo ancora un modo per rivedere la pellicola, il nostro film può avere un finale differente. È nostra la possibilità e non dobbiamo perderla, è la voglia di rimettersi in gioco ammettendo gli errori e ricominciando da capo ogni giorno fianco a fianco a chi ci vede come alieni….ma sappiamo bene che come nel film ET è possibile comunicare anche se si vive su pianeti distanti e non è fantascienza.
Comunichiamo l’essenziale, l’amore incondizionato per la vita. Non ha bisogno di fronzoli si serve del linguaggio universale fatto di mani, di sguardi, di parole. Il linguaggio dell’Amore.
Complimenti alla mia Amica Maria Sapienza per l’analisi puntuale ed attenta delle problematiche adolescenziali e soprattutto genitoriali che denota non puntare il dito sul vuoto esistenziale dei figli ma sulle dinamiche genitoriali trasversali che li caratterizzano…
Mille plausi