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Dolce & Gabbana, il fascino di una moda che strizza l’occhio all’arte

Ogni sfilata dei due stilisti prelude una sorta di sorprendente evento, volto a suscitare, in chi guarda, stupore e interesse

Monreale, 10 luglio 2017 – Meno di quarantotto ore fa il glamour, quello autentico, è sbarcato a Monreale: una sfilata di haute couture o, più semplicemente, di alta sartoria o, ancora più concretamente, il meglio della creatività e dell’artigianato raffinato Made in Italy. Solitamente le sfilate di haute couture vengono presentate a Milano, Parigi e New York, durante delle vere e proprie fashion weeks, in cui le grandi maison propongono il massimo della loro più elegante produzione, rappresentata dalla creazione di abiti che sono interpreti reali e concreti di una particolare fonte d’ispirazione che ne determina lo stile. Chi si è trovato, per caso, in queste metropoli, durante la settimana della moda, sa bene, anche solo per averne semplicemente “respirato la particolare aria”, quanto fermento esista dietro tali eventi, determinato anche dal numero impressionante di gente che gravita intorno ad essi.

Dolce e Gabbana, una delle maison più famose e celebrate al mondo, da sempre ha tratto ispirazione, per la sua notevole produzione, dalla terra di origine di uno dei due designers, precisamente di Domenico Dolce: la Sicilia. Le loro creazioni sono un interessante esempio di riuscita integrazione tra elementi vari e multisfaccettati, una sorta di ibrido tra costume, alta moda, street-style e capolavori artistici. Prima di ogni nuova stagione i due stilisti mantengono realmente col fiato sospeso la stampa specializzata mondiale: da Vogue a Harper’s Bazaar, da Marie Claire a Vanity Fair. Non credo esista giornalista di moda che rimanga indifferente dinnanzi al fascino degli abiti, delle stampe particolarmente raffinate ed eccentriche e delle fogge ispirate ai temi della tradizione siciliana, da quelli più colti a quelli più popolari, tipici dei vicoli e dei mercati, persino a quelli decisamente stereotipati e fantasiosi, sempre e comunque interpretati attraverso modalità estetiche di indiscusso buon gusto e impatto scenico. Gli addetti ai lavori attendono questi eventi per scoprire negli abiti, di fine fattura artigianale, quel glam in bilico tra dimensione artistica reinterpretata e particolarità bizzarra, entrambe coesistenti in quasi tutte le loro creazioni sartoriali, estremamente curate e dalla vestibilità non proprio adattabile al quotidiano. Ogni sfilata dei due stilisti prelude una sorta di sorprendente evento, volto a suscitare, in chi guarda, stupore e interesse. Il tema prioritario, nello specifico “la Sicilia”, viene interpretato secondo una molteplicità di spunti, abilmente rielaborati, con costanti riferimenti alla tradizione e all’arte scultorea e figurativa.

Ecco perché quest’anno Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno voluto presentare la loro collezione, al di fuori dei prevedibili circuiti delle fashion weeks, in una cornice originale, quella della loro reale fonte d’ispirazione, individuata, in particolare, in due splendidi luoghi, entrambi sublimi testimonianze di cultura e di arte per il mondo intero: Palermo e Monreale.

Gli abiti di alta sartoria non sono concepiti per essere utilizzati in contesti di ordinaria normalità, sono spesso architetture strabilianti, ricercate in ogni dettaglio e, a volte, dal gusto volutamente teatrale, volto a interpretare quel fascino di una moda che strizza l’occhio all’arte o che forse, nella convinzione di molti, ne fa già parte, per le innumerevoli suggestioni che riesce a suscitare. Abiti come arazzi araldici, sculture, pitture dall’identità fortemente simbolica e rappresentativa, diventano essi stessi testimonianza eterea e creativa di riferimenti storici e di atmosfere e romanticismo gattopardiani. Essi trovano, nei luoghi più rappresentativi di Palermo e Monreale, la possibilità di fondersi all’interno di quei forti elementi d’ispirazione che li hanno generati, finalmente incastonati nella scenografia più giusta ed espressivamente più valorizzante.

L’haute couture, a differenza del prèt a porter, è un tipo di moda molto elitaria, per tale motivo spesso sposa ambientazioni storiche e viene presentata attraverso l’ausilio di vere e proprie performance artistiche.

D’altronde non dimentichiamo che abiti di stilisti internazionali, che hanno scritto la storia dell’Alta Moda, quali Yves Saint Laurent, Oscar De La Renta, Karl Lagerfeld e Issey Miyake sono stati esposti al Metropolitan Museum of Art di New York. L’ Alta Moda assurge quindi al rango di espressione artistica vera, celebrata nei decenni non solo come elemento rappresentativo del costume, ma anche come elemento culturale, per tale motivo la sfilata di Monreale ha costituito, non solo una vetrina espositiva, ma anche un implicito ulteriore tributo pubblico alla grandiosità ineguagliabile del suo monumento più rappresentativo, la Cattedrale, e dei suoi contesti storico-artistici più significativi. Lo spettacolo offerto dall’Alta Moda proposta da Domenico Dolce e Stefano Gabbana non riguarda solamente gli aspetti considerati frivoli, prettamente esteriori ed economici di una rappresentazione esclusivamente legata alla ovvia commercializzazione di un abito o di un accessorio, considerati particolarmente gradevoli da una maggioranza di possibili compratori, ma supporta anche la corretta celebrazione di quei luoghi d’ispirazione che rappresentano l’unicità dell’arte, della cultura ma soprattutto l’amore verso la Bellezza.

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