Monreale, 9 luglio 2017 – Se la sfida sia stata vinta è ancora presto per giudicarlo, ma l’inizio è senz’altro positivo ed il percorso è cominciato nel migliore dei modi. Accoglienza, efficienza, splendore. Questi tre epiteti entreranno certamente all’interno del bagaglio dei ricordi di chi ha avuto l’onore e il piacere di partecipare ieri a Monreale alla sfilata organizzata dalla coppia di stilisti Dolce e Gabbana. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una macchina organizzativa non semplice da gestire per una città non abituata ad ospitare eventi di questo calibro, ma che ha saputo dare il meglio di sé, dimostrando di esserne all’altezza. E di fronte al risultato finale, allo scrosciare degli applausi, alla bellezza della scenografia che ha fatto da sfondo alla passerella e alla sfilata dei modelli, alla enorme risonanza mediatica che ha avvolto la città di Monreale proiettandola sugli schermi di mezzo mondo e sulle principali testate giornalistiche internazionali, le critiche mosse contro la scelta dell’amministrazione di privatizzare la piazza e di tenervi a debita distanza i cittadini passano in secondo piano, perdono sostanza.
Così come i timidi tentativi dei detrattori che hanno cercato in qualsiasi modo di trovare un difetto nella gestione dell’evento, e che avrebbero quasi sperato in un insuccesso della manifestazione, pronti ad addossarne le responsabilità sull’amministrazione.
Ed invece questo evento segna certamente un punto a vantaggio dell’amministrazione Capizzi, che cercherà di capitalizzarne il risultato riconducendolo all’interno del tanto decantato cambio di logica promesso ai cittadini durante la campagna elettorale. Ma, se è vero che Capizzi non ha sfigurato, è senz’altro vero che il merito della buona riuscita della manifestazione spetta soprattutto alla casa di moda. Innanzitutto alla sua scelta di puntare sulla nostra città. E non credo che un’altra amministrazione, di qualsiasi colore politico ed estrazione culturale, avrebbe respinto questa richiesta, o per meglio dire questa proposta offerta in un piatto d’argento. Il resto è venuto da sé. Capizzi si è limitato ad assecondare le richieste poste dall’agenzia di moda, di farle eseguire pedissequamente.
Ma perché la sfida sia veramente vinta bisogna adesso passare ad un altro step. Perché se Monreale ha dimostrato di sapersi trasformare in un teatro a cielo aperto, sta adesso alla nostra classe politica dimostrare di possedere una capacità imprenditoriale tale da promuoversi anche verso scelte di questo genere. La casa di moda ci ha offerto una grande opportunità, ci ha cioè consegnato la consapevolezza di essere proprietari di un patrimonio certamente sottovalutato, che finora abbiamo saputo sfruttare solo passivamente (e aggiungerei senza alcun merito), incapaci di mettere pienamente a frutto il suo potenziale. Ci siamo adagiati sul richiamo garantito dal Duomo su migliaia e migliaia di turisti e di visitatori provenienti da tutto il mondo, anche se poi il riscontro economico che ne è conseguito è risultato sempre molto modesto.
Ed invece, con la buona riuscita dell’evento D & G, forse Monreale ha compreso di possedere una nuova vocazione, quella di palcoscenico deputato ad accogliere manifestazioni di rilievo nazionale.
Sta alla classe politica adesso dimostrare di sapersi attivare per attrarre altre manifestazioni e rendere la città di Monreale un polo attrattivo per eventi di grande richiamo, al pari di altre grandi città. E’ questa la sfida che l’amministrazione Capizzi deve vincere, per dimostrare di non essere stata soltanto baciata dalla fortuna, ma di avere avviato quel cambio di logica tanto promesso. La scelta di Dolce e Gabbana di bussare alle porte del comune è stata soltanto un seme che deve ancora germogliare.
L’evento di ieri ha anche dimostrato chiaramente come si possa fare impresa a Monreale partendo dal suo patrimonio culturale e monumentale. Ma come questo obiettivo possa essere centrato soltanto se avviene una sinergia, tra l’altro più volte auspicata, tra Comune, Diocesi di Monreale, Sovrintendenza ai beni culturali. Istituzioni chiamate ad intervenire, ciascuna per la propria parte, e che in questi giorni hanno saputo dimostrare piena e fattiva collaborazione.
La sfida è solo cominciata. Ed entro i prossimi due anni Capizzi dovrà dimostrare di essere stato in grado di raccoglierla.
Ma per vincerla il primo cittadino deve avere il coraggio di circondarsi di persone qualificate, deve trovare le forza di sganciarsi dai laccioli dei partiti di maggioranza che gli impongono questo o quell’altro assessore con curriculum non sempre idonei a svolgere il ruolo al quale sono chiamati. Deve portare il suo entourage ad un livello superiore, che possa permettergli finalmente di cogliere le opportunità che la gestione imprenditoriale di un comune come quello di Monreale impone. Altrimenti la sfida sarà inesorabilmente persa.