Monreale, 13 giugno 2017 – Il primo giorno di febbraio del 1880, ore 16.00, una moltitudine di persone si riunisce nella sala delle udienze della Chiesa e Confraternita della Resurrezione di Monreale (sita all’interno della chiesa Collegiata cittadina). Queste persone, trenta per l’esattezza, sono i membri dell’omonima Compagnia, lì riunitisi per ascoltare un comunicato del loro amministratore Vincenzo Termini. Da un inventario di beni appartenenti alla compagnia del 1619, dice il Termini, si evince che la stessa è proprietaria di un gruppo di «[…] tre statuis di crita di rilevo una della Madonna con il suo figliuolo in braccio, un altra (sic!) di S. Giuseppe e l’altro di S. Francesco di Paula […] sopra l’altare intitolato di S. Giuseppe e la Madonna». Termini sostiene che l’opera sia di mano dello scultore Antonello Gagini figlio di Domenico caposcuola della scultura rinascimentale siciliana. Le statue sono in pessimo stato, «quasi in frantume», quindi non essendo disponibili le somme necessarie per il recupero, ne propone la donazione al comune di Monreale purché a sue spese provveda al restauro e ad una consona sistemazione. L’assemblea, visto che la statua è già stata tolta al culto e si trova in custodia del Capitolo della Collegiata, all’interno di un luogo poco, vota a favore della richiesta e il sindaco cav. Pietro Mirto Seggio è scelto come ricevitore del prezioso dono. Prima del dono viene fatto un sopralluogo nella stanza del custode della Collegiata, dove si trova l’opera, osservando che alla statua della madonna in trono manca l’intero volto, l’avambraccio sinistro e del tutto la statua del bambinello; il S. Giuseppe è mancante di un oggetto che dovrebbe tenere fra le mani e manca pure della base di sostegno; il S. Francesco di Paola è senza base e bastone. A ben osservare si ritrovano anche diciotto frammenti appartenenti alle statue che sono inoltre variamente scrostate degli originali pigmenti policromi e dorature (ora il gruppo è tinto di un bianco uniforme non originale di sicuro precedente al suo restauro del 1890). Nel luglio 1880 il gruppo fu trasferito presso il palazzo municipale di Monreale. Il Capitolo a quel punto avanzò la pretesa del restauro solo a patto che l’opera non fosse un originale di Antonello, così come affermato dallo scultore Prinzi di cui fu richiesto il parere, onde poterla riavere e rimetterla al culto a dei fedeli. Caso contrario il Capitolo s’impegnerà nel restauro a sue spese. Nel dicembre 1880 la Regia Commissione degli Scavi e dei Musei di Sicilia mette nero su bianco che si tratta di una pregevole opera in terracotta di Antonello Gagini e come tale deve essere spostata nel nuovo museo di Monreale (ex monastero dei benedettini). La questione dell’attribuzione non è però ancora risolta e nel febbraio 1881 il sindaco Mirto Seggio invia una richiesta all’abate Gioacchino Di Marzo, direttore della biblioteca comunale di Palermo, per identificare la mano che ha modellato l’opera. L’ abate Di Marzo in quel periodo sta dando alle stampe il volume “I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie storiche e documenti” e si crede che il suo parere sarà dotto e ben documentato.
Pochi giorni dopo, infatti, l’abate Di Marzo lascia tutti di stucco e risponde che si tratta di «[…] singolarissimo gruppo […] dell’unica opera in terracotta, che di lui rimanga, comunque così malconcia dall’incuria e dall’ignoranza» e a proposito degli «artisti o amatori del nulla pratici delle opere del Gagini» che vogliono attribuire l’opera a qualcun altro «lo stimo da meno di un sogno di un infermo specialmente dopo essermi toccato in sorte di rinvenire il documento, che prova ad evidenza quello allogato al gran caposcuola». Andrà ad onore del comune restaurare e conservare questa preziosa opera che lui di certo inserirà nel suo volume in corso di stampa (Vol. I, Fasc. 22, Tip. Del Giornale di Sicilia, Palermo, 1880, pp. 365-366). Si augura, inoltre, che l’opera di restauro sia affidata ad un esperto professionista del settore per non aggiungere altri danni e sciagure a quelle già esistenti. Un paio di mesi dopo il Di Marzo invia al sindaco Mirto Seggio la trascrizione dell’atto notarile, stipulato il 15 ottobre 1528 presso il notaio Francesco Cavarretta di Palermo, circa la commissione del nobile Antonio Dema, o Demma, al «Magister Antonius Iacinus scultor marmorarius» per la somma di onze 22 (ASPA, notai estinti di Palermo, n° 1781, f. 86 recto 87, anni 1526-1529). Adesso è evidente che l’opera sia di mano di Antonello e pure lo Stato si fa avanti con una sua pretesa: il 13 luglio 1881 l’ufficio del Registro di Monreale, stante le leggi sulla soppressione degli ordini religiosi, decide che il gruppo in terracotta sia devoluto al museo nazionale di Palermo che già conserva altre opere dei Gagini. Le cose devono andare di fretta per non perdere l’occasione di trattenere l’opera e il 31 luglio 1881 il comune chiede al prof. Giuseppe Valenti un preventivo per il restauro dell’opera che è stimato in £ 665. Il prefetto di Palermo, conosciuta l’intenzione del comune, intima al sindaco Mirto Seggio di non far restaurare il gruppo ritenendolo responsabile per qualsiasi accadimento. Mirto Seggio tuttavia afferma che mai il gruppo appartenne al soppresso Capitolo della Collegiata quanto piuttosto alla confraternita della Resurrezione che invece non è stata soppressa nel 1866 e i suoi beni mai acquisiti dallo Stato.
E’, in effetti, argomentazione validissima e incontestabile per «non togliere alla Città di Monreale gli inalienabili tesori dell’arte che l’adornano» (che l’adornavano per lo più, n.d.r.). La Regia Commissione conservatrice dei Monumenti e delle Antichità invita il sindaco a produrre i documenti che attestino la sua dichiarazione perché in caso contrario se ne disporrà il trasferimento coatto al museo nazionale di Palermo. Finalmente, ne1 1884, il comune di Monreale invia alla prefettura di Palermo copia dell’inventario dei beni del 1619 della compagnia della Resurrezione in cui figura il gruppo gaginiano oltre la copia dell’atto di cessione al comune del 1880. Il 21 luglio 1889 presso la biblioteca dei benedettini di Monreale, il sindaco Mirto Seggio e il beneficiale Damiani consegnano al prof. Valenti le tre statue in terracotta più diciotto frammenti inerenti e due diademi di bronzo riconosciuti come appartenenti alla stessa (ora perduti). Il prof. Valenti, dopo due mesi, consegna l’opera restaurata e collocata su di un’apposita base di legno di noce con relativa spalliera (oggi non più esistente però visibile in una foto del 1961 della sala Rossa).
Questo gruppo di statue è forse l’ultima testimonianza certificata ed ancora esistente dei lavori in terracotta di Antonello Gagini ed ha visto passare davanti a se circa quattrocentonovanta anni di storia monrealese: Arcivescovi, Re, Vicerè, Imperatori, Governatori Generali, Pretori, Grandi ufficiali, personaggi illustri, sconosciuti, complotti e rivolgimenti politici, scientifici, urbanistici, religiosi e quanto altro è accaduto dal 1528 ad oggi. Pensare che Antonio Veneziano, Baronio Manfredi, Pietro e Antonio Novelli, per rimanere nei secoli passati, l’abbiano ammirata e riflettuto davanti ad essa ci dà la giusta dimensione in cui quest’opera deve essere collocata e il rispetto che merita. Adesso il gruppo in terracotta versa in stato deplorevole quanto a condizioni materiali, perciò ha bisogno di opere d’immediato restauro e consolidamento per poi essere esposto in un luogo quanto mai adatto alla fruizione pubblica più larga possibile e soprattutto contestualizzata culturalmente con i metodi più attuali e scientificamente corretti.
Roberto Cervello – Antonino Corso
Per i fatti citati nell’articolo, ove non espressamente detto, Cfr. Archivio Storico Comunale di Monreale “Giuseppe Schirò”, fondo Comunale, Busta 597, pos. 1, 1880.