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Cerimonia Unesco: un’occasione mancata

Monreale, 1 novembre – Il clichè è sempre lo stesso. Un momento storico nodale, uno di quelli che dovrebbe rappresentare uno “spartiacque” tra un presente opaco e mediocre e un domani chiaro e promettente, un traguardo insperato per una cittadina che, nonostante l’indiscusso pregio del suo patrimonio storico e artistico, a fatica, ottiene un riconoscimento come quello che sabato è stato formalizzato con una importante cerimonia ufficiale, e la società civile, come sempre, è rimasta ai margini.

Solo la “nomenclatura”, le autorità, laiche ed ecclesiastiche, vestite dei propri ruoli istituzionalizzati, presenti alla manifestazione; la Comunità monrealese, del tutto assente. Inadeguato battage propagandistico o palesamento del sentimento di inappartenenza e di inafferenza che la società vive rispetto a una politica percepita come distante e scollata dallo stato dei bisogni della gente comune?

In qualsivoglia dei casi, non è più il tempo di reiterare disinteresse ed estraneità dinanzi al “farsi” della storia, non è più perdonabile che il popolo, ignaro dei progetti “mazziniani”, sia causa del flop della “spedizione di Pisacane”! E’, al contrario, il tempo in cui non ci si può, né ci si deve permettere di non sentire, profondamente, il dovere della responsabilità di fronte alla prospettiva del cambiamento e quello di cogliere un momento sfidante irripetibile. Solo una partecipazione sentita e condivisa, che muove dal basso, che coinvolga la comunità tutta e le istituzioni scolastiche, che dovrebbero tradurne in termini di formazione le idealità, solo una piena accoglienza dell’aspirazione alla svolta, sono capaci di condurre al decollo, prima valoriale e poi sociale ed economico, di una Monreale che, sebbene ad oggi solo nominalmente , è protagonista della possibilità di una ribalta che, se intelligentemente cavalcata, potrebbe ottenerci  vere opportunità di crescita.

Parafrasando Massimo D’Azeglio, “fatta Monreale, bisogna fare i monrealesi”! La sfida che l’Unesco ci pone è ineludibile, va raccolta e vissuta da ciascuno con coinvolgimento e convinzione, a dispetto del disamore per la politica in cui spesso non ci riconosciamo e da cui ci sentiamo traditi. Costruiamo il sentirci “monrealesi” e crediamoci; diversamente ci lasceremmo sfuggire quell’idealistico “attimo fuggente” che dalla sua “idealità” può traghettarci verso la “realtà”.

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