“Una lapide al Monumentale”: Marco Cordaro, presidente di Arteos, replica a Sergio Mammina

Le ragioni dell’esserci, le ragioni del crederci

Monreale, 27 ottobre 2016 –

Gentile redazione, cari lettori, mi trovo a rileggere con curiosità, su questo gradevole giornale online, un articolo del 16 ottobre scorso dal titolo “Una lapide al Monumentale” e noto che è stato scritto da una persona di cui disconoscevo le doti giornalistiche. Con stupore, nel bel mezzo di considerazioni politico-culturali viene tirata in causa l’Associazione Culturale ArtEos di cui sono presidente e lo scrivo non certo per evidenziare la carica, ma quanto per l’orgoglio di ciò che la stessa mi permette di rappresentare.
Prima di entrare nel merito però vorrei precisare che l’associazione ha nello statuto due punti indissolubili:

1. È senza scopo di lucro

2. Non ha in alcun modo fini che non abbiano a che vedere con il mondo dell’arte e della cultura.

Sinceramente, specificato ciò, rimango basito nel ritrovare ArtEos tra le righe di un articolo che mira a descrivere un malcontento politico, quando l’unica cosa proposta dall’associazione al Sig. sindaco di Monreale è stata l’assegnazione di alcune sale del Complesso Monumentale Guglielmo II, garantendone e mantenendone la decorosità per realizzare una serie di eventi calendarizzati.
Mi domando, sulla base delle suddette considerazioni e alla luce di quanto insinuato nell’articolo, quale presunzione ci possa essere nel dichiarare un impegno nell’aiutare nel campo artistico a rilanciare il territorio, visto che spesso ci si perde nell’attendere l’occasione per aprire dibattiti politici di cui noi ArtEos non vogliamo essere parte.
Rimango poi ancora più basito che nel 2016 si facciano considerazioni per me alquanto discutibili e presuntuose come quelle di seguito citate testualmente dal Sig. Sergio Mammina: “posso affermare che nessuno di essi è destinato ad essere protagonista dei volumi di storia dell’arte che i posteri daranno alla stampa”.
Si riferiva agli artisti che l’associazione ArtEos presenterà il 05 novembre per il primo evento in programma, artisti viventi, contemporanei, che lavorano e faticano tutti i giorni, come ad esempio la “nostra” Federica Orsini che è stata invitata come pittrice al Senato della Repubblica, per far si che la loro arte venga riconosciuta anche sui libri e ben consapevoli che non è detto che ciò avvenga.
Certo che è piuttosto curioso che un docente che conosce bene la storia dell’arte non ricordi come con le sue pressoché stesse parole degli addetti ai lavori, all’incirca un secolo e mezzo fa, etichettavano un pazzo dalla tecnica pittorica “discutibile” come Van Gogh, e chissà poi cosa direbbero oggi coloro che vedevano in Modigliani solo un ubriaco visionario, e che strano vedere l’autoritratto di Antonio Ligabue tappezzare la città di Palermo quando, ai tempi, i galleristi si accorsero solo nell’ultima fase della sua vita che forse non era quel “ritardato naif” amante degli animali che tutti loro avevano creduto.
Caro Sig. Mammina, adesso mi rivolgo a Lei che tra l’atro non potrà smentire di essere stato da me contattato nel febbraio 2016 poiché è sempre stato desiderio dell’Associazione Culturale ArtEos essere per il costruire, per il fare con chi ha competenze e dovrebbe offrirle, metterle a disposizione di chi come noi ha il coraggio di progettare con e per gli artisti, di far riconoscere ad un territorio il loro linguaggio la loro comunicazione e le assicuro che Lei ha “girovagato” (cito sue testuali parole) sul Web ma ha omesso di informarsi nei dettagli di chi siamo, che storia hanno gli artisti che rappresentiamo, noi ArtEos siamo per il confronto costruttivo e non per il partito preso, chiunque potrà dire che l’associazione non ha mai lucrato e fatto politica e benché Lei non lo abbai dichiarato in maniera diretta, ci ha tirati in causa dicendo “che si avvii un ravvedimento operoso sul ciclo di eventi concordati con qualunque sia associazione o azienda che per trarre profitto non potrà che danneggiare il territorio”.
Perché, mi domando, non avendo mai risposto all’invito ad incontrarci adesso ci menziona come se conoscesse i nostri programmi?, senza sapere poi di come seguiamo ed accompagniamo quasi quotidianamente pittori, fotografi, scultori, poeti ecc.., per far sì che la storia possa incontrare il “nuovo che avanza”, non comprendo bene il perché non si possano ammirare contemporaneamente le opere della collezione Posabella del Complesso Monumentale, mettendole a confronto con nuovi linguaggi non ghettizzando le due cose.
Per le domande appena fatte abbiamo ragioni per esserci e non comprendo nemmeno perché non debba essere la gente oltre che i professori e i critici, a dire chi potrebbe essere questo “nuovo che avanza”, visto che internet ha portato di positivo la consapevolezza che ciò che conta è quello che trasmette un opera d’arte e non il condizionamento di chi ne firma la critica e noi per questo abbiamo ragioni per crederci.

Nota del Direttore:

Gent.mo dott. Cordaro,
con l’articolo del Prof. Mammina dal titolo “Una lapide al Monumentale”, pubblicato all’interno della rubrica ARTEria il 16 ottobre, Lei ha ritenuto che l’immagine dell’Associazione di cui Lei è Presidente sia stata lesa.
Vorrei chiarire. L’articolo in oggetto non ha voluto stigmatizzare né la Sua né le altre associazioni culturali, né tantomeno gli autori di opere che, giustamente, cercano di dare visibilità alle proprie creazioni partecipando alle differenti manifestazioni artistiche organizzate a Monreale così come in altre località.
La rubrica ARTEria ha invece più volte focalizzato l’attenzione sulla gestione della Galleria Civica comunale, sulle scelte politiche adottate, rivolte ad un utilizzo troppo spesso ritenuto, dallo scrivente, non all’altezza del patrimonio artistico in essa contenuto. L’analisi, certamente critica, è stata sempre volta alla incapacità di valorizzare quel potenziale artistico che dovrebbe/potrebbe rendere la Galleria meta di manifestazioni artistiche di grande prestigio, Monreale un polo di attrazione per eventi di alto spessore culturale, permettendo al contempo di attrarre, in modo stabile e non sporadico, turisti e visitatori.
E’ su questo aspetto che è stato mosso un giudizio, non certo sui fruitori del sito, che avrebbero tratto profitto, è questo il senso dell’affermazione, godendo del prestigio offerto dalla location. Un profitto, quindi, non certamente di tipo economico, ma d’immagine.
Spero con queste breve nota di avere fugato qualsiasi Sua perplessità sull’articolo pubblicato dal Prof. Sergio Mammina, che, da parte Sua, ritiene di avere già espresso in modo esauriente il proprio pensiero con l’articolo pubblicato a riguardo domenica 23 dal titolo “Potrei tornare… qualora dovesse valerne la pena! Compermesso”.
Spero con questa mia breve nota di avere chiarito quello che ritengo essere stato un semplice malinteso.
Luigi Gullo

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