Monreale, 15 settembre 2016 – Ormai viviamo una realtà sempre più paradossale, un baratro etico e valoriale, terribilmente cupo e senza vie di fuga. C’è gente che prova più disagio ad aiutare, proteggere, amare il prossimo, piuttosto che a insinuare, insultare, offrire un essere umano al pubblico ludibrio. Ma la vergogna, utilizzata per umiliare è pericolosa quanto il più efferato patibolo…La vergogna, lanciata come un dardo, oltre i limiti della quotidianità, del decoro, dello spazio e del tempo, in un universo dai confini infiniti, ma immediatamente reperibili con un clic, amplifica le sue inevitabili conseguenze distruttive senza ombra di scampo, senza filtri, senza protezioni. Quando parliamo di cyberbullismo associamo immediatamente il problema al dramma legato all’uso sconsiderato del web da parte di ragazzi giovani e giovanissimi, incoscienti protagonisti di bravate virtuali, di un’infima goliardia che non si arresta tra le pieghe di stupidi scherzi, perpetrati dalla solita cerchia di pseudo-amici o semplici conoscenti, ma corre inarrestabile su YouTube, si materializza in sibillini post su Facebook, cinguetta ammiccante da Twitter. Una persecuzione tentacolare che stritola l’identità di vite vissute, annientando inesorabilmente il decoro di un individuo, la sua dignità. Affermare che tale fenomeno, drammatico nella sua feroce diffusione, sia da individuare prevalentemente tra i giovani è, però, un grave errore di valutazione, un’imperdonabile mistificazione del reale. La verità è molto più drammatica perché si evidenzia in un disarmante e mal celato squallore senza precedenti, lo squallore di un’umanità adulta, immatura, inconsapevole, rabbiosa, in perenne connessione con le proprie sfrustrazioni, condivise in un enorme contenitore comune, in un contesto dai contorni rarefatti e irreali. “Leoni da tastiera” che si servono delle più spregevoli modalità di comunicazione, fondate biecamente sull’insinuazione sibillina, sulla rabbia esasperata, sulla diffamazione, sulla vendetta becera, definitivamente sdoganate da un mondo virtuale, che ha sottratto il peggio al mondo reale, manipolandolo e facendone un pessimo esempio, da cui i giovani semplicemente attingono. È cronaca odierna il suicidio di una trentunenne, attaccata e uccisa dai micidiali proiettili della gogna mediatica, ad opera di gente adulta, cui non dovrebbe difettare almeno un pizzico di buon senso. Ritengo che oggi nessuno adulto abbia sinceramente il diritto di sorprendersi e di indignarsi per questa morte e per tante altre simili, fino a quando si ritiene un esercizio lecito e tutto sommato innocuo, schernire e giudicare la vita degli altri…fino a quando, protetti da uno schermo che invoglia a tralasciare qualunque freno inibitore, si ride, si strizza l’occhio, si ammicca curiosando tra le pieghe torbide e inconfessabili delle esistenze altrui, specchio meschino delle proprie. È perfettamente inutile e molto ipocrita fare i moralisti post-mortem, con l’arma fumante del disprezzo ancora in canna, del cinismo baldanzoso mescolato alla polvere da sparo virtuale dell’infamia… un cinismo sfrontato, pronto a colpire in vita e a nascondersi, mesto e compito, dinnanzi alla conclamazione di tutti quei giudizi emessi senza la barriera del pensiero e del cuore, dinnanzi all’ultima delle derive: la morte.