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Santa Rosalia salvò Monreale dal terremoto e dalla peste

Mentre ogni anno Monreale giorno 11 febbraio festeggia San Castrense, patrono che mai conobbe la città, le testimonianze storiche in realtà raccontano che la patrona e protettrice era un donna: Santa Rosalia.

Mappa di un agrimensore del '600 in cui è segnata la cappella dedicata a Santa Rosalia
Mappa di un agrimensore del ‘600 in cui è segnata la cappella dedicata a Santa Rosalia

Il 21 maggio del 1626 l’Arcivescovo Venero insieme ad una moltitudine di popolo della città, alla porta di San Michele, tra gioia e commozione avevano ricevuto la reliquia (una parte di femore) della religiosa. Tra archi trionfali e fontane zampillanti la reliquia fu portata in cattedrale ed esposta. In seguito il pretore e i giurati di quegli anni stabilirono che due volte l’anno, il martedì dopo la Pentecoste e il 4 settembre, si doveva celebrare festa solenne in onore della Santa. In realtà gli eventi che diedero inizio al culto rosaliano a Monreale furono altri ed hanno radici lontane, ma la loro scarsa notorietà li ha portati nell’ombra. Nell’archivio storico diocesano, nella memoria storica degli anziani e in quella di qualche appassionato, sono custodite le testimonianze che raccontano la presenza e la storia della Santa nel luogo, ed è proprio nelle immagini del passato che si capisce come la zona più sacra al culto è stata sempre quella della contrada Buarra, quella che oggi è conosciuta come contrada Santa Rosalia.

Ma perché proprio quella contrada fuori dalla città porta il nome della Monaca? Sono due gli avvenimenti per cui il luogo venne scelto. Ritornando da Quisquina a Monte Pellegrino la Santa si rifugiò per circa quattro mesi in una grotta nella contrada di Buarra, in seguito prese il nome di Costa Rusulia, e secondo i racconti dei preti che si susseguirono dovrebbe essere adiacente all’attuale chiesa. Ed è proprio lì che in suo favore è sgorgata la sorgente “acqua della monaca” che detiene tuttora il nome. Così che quel posto divenne per la città il luogo più sacro al culto della Santa. Inoltre, in ricordo della liberazione della peste, esattamente nella zona in cui visse la monaca sorse una cappelletta rotonda con un altare ed un quadro in affresco raffigurante la Madonna, S. Castrense e S.Rosalia. Intorno al 1575 a causa dell’epidemia di peste che coinvolse il territorio di Monreale si decise di costruire un secondo lazzaretto fuori le mura, esattamente nella contrada di Buarra, scelto perché un sito molto arieggiato e salubre e pure a cagione di una pietosa fiducia alla Santa che lì si rifugiò. Fortunatamente il nuovo lazzaretto non venne usato, e in coincidenza nella cittadina arrivava voce del ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia. Quel piccolo santuario lontano dal paese in aperta collina, ombreggiato dai carrubi e dagli ulivi dalla primavera all’autunno, cominciò ad attrarre a sé larghi drappelli di devoti che accorrevano a sciogliere voti e a fare preghiere.

Ma esiste un altro evento che lega Monreale al culto della Santa. Nel 1751 il Monte Caputo tremò fortemente e il popolo di Monreale non ebbe più pace, così l’arciprete don Alberto Greco Carlino invitò il popolo a recarsi in pellegrinaggio nella cappelletta sorgente nel vallone della Monaca per ricorrere al suo aiuto. Appena furono fuori dalla porta dello Spasimo don Carlino disse: “Io vi dico che quando avremo cominciato la fabbrica di un tempio più degno della nostra Protettrice, tremori non ne avremo oltre. E in segno che voi accettate la proposta, pigli ora ognuno di voi una pietra e mi segua”. Caricati ognuno di una pietra pregando si avviarono verso il vallone della monaca.

DSCN3956Nel tempo sorse, 1751, una grande e artistica chiesa dominante rivolta verso la città quasi a protezione, con un pregevole altare in marmo collocato in fondo allo abside, sotto una bellissima statua di marmo scolpita dal palermitano Ignazio Marabitti. Fedeli alla tradizione e al luogo in quel tempo, come avviene adesso al Santuario di Monte Pellegrino, ogni anno a settembre migliaia di devoti di tutte le età e condizioni accorrevano per esprimere alla Santuzza la loro profonda devozione godendosi la caratteristica festa campestre che si celebrava in suo onore. La testimonianza del passaggio della Santa, durante il suo viaggio verso il Pellegrino, è fornita dal dipinto su tela che sovrasta l’altare dell’attuale chiesa.

Mappa con pianta del Santuario di Monreale
Mappa con pianta del Santuario di Monreale

Una pianta della chiesa, custodita nell’Archivio Storico Diocesano di Monreale, segna la via Crucis del Carlino e mostra ben otto stazioni lungo via Venero, dove ancora oggi è possibile vedere qualcuna di queste cappellette prive però dell’affresco che le caratterizzava. La mappa riporta anche il cimitero pubblico, perché in devozione alla Santa nel 1877 al centro venne posizionata una statua opera dello scultore D’Amore che la rappresenta.

Traccia della venerazione della Santa si ha anche nella cattedrale di Monreale. Lo scrittore Cascini racconta: “C’era una mensola sostenente l’ottava trave ad oriente che portava il dipinto della monaca, avviluppata sino alla cintola da un mantello color cenere e di qua e di là due rose con lettere iniziali S.R.”. Anche il Mancusi lascia testimonianza del culto tributatole, raccontando che nel 1629 la terza trave della Nave della chiesa Cattedrale denunciava delle rovine e quando venne calata giù nella sua facciata si videro dei dipinti tra cui il busto di S. Rosalia vestita con abito monacale nero con una rosa alla mano sinistra e  con una ghirlanda di rose in testa. Non si conosce l’epoca nella quale sia stata dipinta la Santa nel Duomo, è probabile come scrive Gravina che fosse stata fatta in epoca vicina ai Normanni con i quali si crede avesse un parentado.

Contrada Santa Rosalia Monreale
Contrada Santa Rosalia Monreale

I monrealesi volsero sempre lo sguardo al colle nelle situazioni di calamità da cui furono provati nei secoli, come se da quella collina in mezzo al verde potesse giungere loro l’aiuto sperato. Storia o leggenda di certo non si sa, comunque sia andata tra culto e bellezza del paesaggio, la contrada di Santa Rosalia ha tutte le potenzialità per divenire nuovamente meta di pellegrini e ammiratori.

 

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