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A Villa Filippina grande successo per la manifestazione “Le Ali della Nobiltà”

L'evento è stato organizzato dall'associazione CreArt di Cinzia Macaluso, a cura di Mauri Lucchese

PALERMO – Sabato 21 e domenica 22 maggio si è svolta la seconda edizione della mostra collettiva di pittura, scultura e artigianato, “Le Ali della Nobiltà” organizzata dall’associazione CreArt Eventi A.P.S di Cinzia Macaluso ed a cura dello storico e critico d’arte Mauri Lucchese, presso Villa Filippina.

“È stato un evento straordinario, – racconta Cinzia Macaluso – Villa Filippina ha iniziato a riempirsi di gente proveniente da tutta la Sicilia. Questo gran successo è stato raggiunto grazie alla collaborazione di tutte le associazioni monrealesi, i contatti, gli enti, le amicizie. È stata una bellissima emozione, ciò ci lusinga dato il grande impegno che abbiamo messo in campo per la riuscita della manifestazione”.

Durante l’intervista Cinzia Macaluso ci descrive nei dettagli l’evento. Sabato, la Belle Époque ha accesso le luci sulla nobiltà siciliana del periodo del Gattopardo. I visitatori hanno vissuto il gran ballo, capace di evocare gli sfarzi dorati, i velluti cremisi, i sospiri e le attese delle giovani, i palpiti dei cavalieri, le dolcezze zuccherine dei banchetti. Il gran ballo è la danza di due innamorati che volteggiano. “La Belle Époque ha invitato il pubblico a ballare, facendo rivivere l’incanto di un tempo passato”. Domenica, invece, l’associazione T.E.M.A di Monreale, che interpreta nel “Segno di re Guglielmo”, si è cimentata nei balli celtici. La musica, scelta dall’associazione T.E.M.A, che echeggiava nella Villa, attirava la curiosità dei passanti.

In mostra, durante le due giornate, le creazioni pittoriche e le opere artigianali di gioielleria, corallo, tessitura, abbigliamento, laboratori creativi per i più piccoli e degustazione di prodotti tipici, quali frutti tropicali, confetture, arance, spremute, granite, erbe aromatiche, i vini di San Martino.

Si poteva ammirare l’arte dell’uncinetto, del ricamo e del chiacchierino e, l’arte del riuso.
Ai tempi delle nostre nonne, il ricamo era un’attività casalinga quotidiana, alla quale le donne si dedicavano con piacere anche dopo una giornata di fatica. Frequentavano persino delle vere e proprie botteghe del ricamo per diventare più brave. Si lavorava per la dote, fatta di tovaglie, asciugamani, lenzuola, centrotavola, donate in corredo alla futura sposa. L’arte del ricamo si praticava in casa, ma durante la stagione buona anche sull’uscio di casa, in compagnia delle vicine si cuciva, chiaccherando. Di qui, il nome di un particolare ricamo: il chiacchierino. Chiacchierino ed uncinetto andavano di pari passo, venivano realizzati manufatti al tombolo, una sorta di grosso cuscino, sul quale si intrecciavano lino, seta, ma anche cotone con fuselli e spilli. L’uncinetto e i telai davano e danno vita ancora oggi a pizzi, merletti e ricami, unici nel suo genere. La leggenda narra che in un paesino della Baviera, una signora molto abile nei lavori artigianali, guardando fuori dalla finestra, rimase affascinata dai fiocchi di neve. Così cercò di riprodurli con un filo di cotone e un grosso ago ricurvo, nacque così l’arte dell’uncinetto.

Oggi, sono poche le donne che tengono viva l’arte del ricamo e del cucito.
L’arte del riuso nasce dall’idea di dare una seconda vita agli oggetti dimenticati nelle cantine, nei solai. Ogni oggetto ci ricorda un periodo della nostra vita, del nostro fare quotidiano. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, famosa frase del chimico Antoine – Laurent de Lavoisier. L’artigiano raccoglie la storia dell’oggetto, lo lavora, lo scompone e ricrea una nuova dimensione, dando vita a qualcosa di unico e straordinario. “Le arti manuali antiche e del riuso sono importanti, bisogna tramandarle alle giovani generazioni – sostiene Cinzia Macaluso – per avvicinarle, perpetrale nel tempo, per tramandare la nostra cultura, perché <<il bello non muore mai>>”.

In occasione di questa manifestazione, Mauri Lucchese ha presentato il suo nuovo libro “Monreale Caput Mundi”, un omaggio a Monreale. L’autore ha letto dei passi e li ha commentati ed è stato molto apprezzato dal pubblico.

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