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“La Russia di Putin” di Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa anticipa quello che l’Ucraina sta vivendo

Il libro con cui Politkovskaja previde il pericolo dentro il sistema politico russo

Anna Politkovskaja era russa, nata da due diplomatici sovietici di origini ucraine. Anna Politkovskaja era una giornalista colta, appassionata, amante dei dettagli. Anna Politkovskaja ha lavorato per anni nella redazione di Novaja Gazeta, il periodico indipendente il cui direttore è stato insignito del Nobel l’anno scorso. Anna Politkovskaja fu tra le prime ad intuire che Putin stesse per traghettare la Russia in un angolo di profonde ambiguità. Nel 2004 uscì un libro, oggi in ristampa, dal titolo La Russia di Putin (Adelphi, 370 pp., 14 euro) che è una cartina tornasole di una sensazione strisciante: la Russia sta cambiando, la società si sta evolvendo e ciò direttamente dipende dalla deriva che Vladimir Putin sta cavalcando.

Nei suoi anni di onesto giornalismo si è particolarmente occupata delle sorti della Cecenia e della volontà della Federazione russa di ottenere quei luoghi. In questo libro Politkovskaja racconta tre questioni in particolare: la situazione catastrofica dell’esercito russo, composto da persone inesperte e mantenute in condizioni di profondo disagio; la descrizione di biechi personaggi di potere dediti allo sfruttamento di questi conflitti; le torture e le persecuzioni imposte dal regime nei confronti dei ceceni. In questi dettagliati racconti, la figura del presidente russo diviene il punto di riferimento di un andazzo in cui il sistema liberale e democratico viene soppresso a favore di uno in cui lo stato di polizia è l’approccio ideale. Il regime è altresì impegnato naturalmente ad estirpare la libertà di stampa, fondamentale in una democrazia per conoscere e fare domande al potere. 

Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja viene uccisa nell’ascensore del suo palazzo. Le indagini dicono che sia stata assassinata da un sicario. Immediatamente si è pensato ad una responsabilità di Putin, ai suoi tentativi di far tacere gli oppositori politici (che siano militanti, giornalisti, scrittori o imprenditori). Quel che viviamo oggi, con l’invasione russa in Ucraina, è l’ennesima dimostrazione di ciò che Politkovskaja aveva già capito in anticipo. Lei non c’è più ma le sue parole e l’ostinata ricerca della verità vivono sempre. E adesso, rileggendo questo libro, si potrà capire il senso di ciò che vediamo oggi e vedremo.

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