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Natale, quando a Monreale il suono delle “ciaramelle” riempiva le strade

Ogni sera davanti le edicole votive si fermava il “ciaramiddaru”

Si avvicinano i giorni di festa, il Natale è oramai alle porte, già le luminarie iniziano timidamente a comparire nelle vetrine dei negozi e sui balconi, anche se oramai questa festività non ha più il sapore di un tempo quando al centro dei nostri pensieri c’era l’attesa della nascita di Gesù bambino e si vivevano quei giorni più vicini l’uno all’altro. 

C’erano meno soldi ma meno solitudine, oggi si pensa solo ai regali e ai pranzi luculliani. E come se non bastasse, in questi ultimi due anni siamo stati castigati dal covid. 

Ricordo i Natali trascorsi ascoltando il suono delle “ciaramelle” che riempivano le strade di gioia nell’attesa della nascita del Bambino Gesù.

Nella salita Sant’Antonino, praticamente dietro la mia casa di un tempo, c’era un’edicola votiva con una piccola cappella nella quale la comunità del luogo ogni anno per Natale si impegnava a creare decorazioni intrecciando ramoscelli con arance e mandarini: ogni sera davanti ad essa si fermava il “ciaramiddaru” per suonare e cantare la novena.

Questo succedeva anche in altre zone di Monreale, come nei pressi della fontana “ri cannola” in Via Miceli, o in quella di via Veneziano al Pozzillo.

Ovunque in paese, dove c’erano edicole votive, i quartieri si animavano, le persone partecipavano attivamente, non solo con la preparazione di festosi addobbi, ma occupandosi anche dell’ingaggio degli abili “musicisti”.

Spesso e volentieri questi provenivano, almeno fino agli anni ’60, da ambienti agricoli o pastorizi,  dove conducevano una vita piuttosto umile, e solo attraverso questa loro arte, che tramandavano da generazione in generazione, potevano arrotondare le misere entrate economiche.

Erano cosi abili a suonare questo strumento particolare che ne rimanevo folgorata, e avrei trascorso ore ed ore ad ascoltarli.

Per chi non conoscesse lo strumento, immaginate una sorta di cornamusa a due canne, una congiunta all’otre per l’aria, l’altra che serviva a modulare il suono: “canta e trummuni”.

Una cosa che non sapevo era che alcuni pezzi della “ciaramella” se li costruivano personalmente, mentre per altri si affidavano con mio grande stupore ad un bravo “mastro d’ascia”, il signor Melone, che lo ricordiamo impegnato nella bottega di via Veneziano, ma che non sapevo si occupasse anche di questi strumenti.

I “ciarameddari”, ingaggiati dai vari quartieri, suonavano un repertorio di brani per lo più religiosi, tra questi “la  Pastorale”, “Litania”, “La matri santa nutricava”, “Bianco Natale”, “Tu scendi dalle stelle” ecc. 

In ogni caso difficilmente le loro sonate superavano i quattro brani, della durata di dieci minuti ciascuno.

Il mio osservatorio abituale era da dietro una finestra che dava nella salita Sant’Antonino, ma come potete immaginare il mio ardente desiderio era di essere lì con gli altri bambini che li ammiravano, seguendoli poi quando si spostavano verso gli altri quartieri.  

Oggi ascoltarli è una cosa rara, perché l’usanza è stata persa, e di questa sorta di musicisti ne sono rimasti veramente pochi come la famiglia Modica a Monreale che rappresenterà in questi giorni la nostra cittadina nella manifestazione “Zampogne dal mondo” che si terrà ad Erice in provincia di Trapani giorno 11 e 12 dicembre.

Un tempo vedevi i figli giovanissimi che giravano anch’essi dotati di “ciaramelle” assieme ai padri talentuosi per imparare a loro volta a suonare, ma si sa che oggi i lavori umili non sono più appetibili per le nuove generazioni.

Oggi chi sa suonare la “ciaramella” dovrebbe essere ingaggiato per insegnare ad altri quest’arte, affinché tradizioni come queste che ravvivano il Natale non si vadano esaurendo del tutto.

Questi “ciaramiddari” sono grandi artisti, perché suonare la “ciaramella” non è facile e non è da tutti. Abili anche per quanto riguarda l’accordo e la riparazione tutte le volte che si buca l’otre.

Essere “ciaramiddari” è anche dimostrare talento, una vera arte, che si coltiva in famiglia, come la tradizione vuole. Addirittura c’è chi ha iniziato a dodici anni, girando insieme al padre, e oggi ci può deliziare con il suono melodioso della “ciaramella”.

Auguro comunque a tutti di ritrovare almeno per questi pochi giorni un po’ di felicità nell’anima e  quel senso di bontà ed altruismo che sono i valori fondamentali del Natale.

Buone feste amici lontani e vicini.

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