La promessa: destini legati dalla storia

Una famiglia che vive cambiamenti culturali e sociali sulla propria pelle 

Qualche settimana fa il Booker Prize è stato vinto con un certo clamore da un romanzo davvero godibile, che non vive di pietismi o pedagogia spiccia. Un romanzo delicato e addirittura ironico a tratti. La promessa (edizioni e/o, 288 pp., 18 euro) dello scrittore sudafricano Damon Galgut è la raccolta delle fluttuazioni e confini apparentemente insormontabili del Sudafrica dell’apartheid. Una nazione che oltre 30 anni fa viveva più tipologie di isolamento: quello sociale in cui i neri venivano sistematicamente esclusi dalla quotidianità, quello economico con cui gli Stati stranieri decidevano di punire la politica razzista del paese e quello politico in cui interne fazioni diverse combattevano una guerra ideologica e culturale.

La storia comincia nel 1985. In una fattoria di Johannesburg c’è una moglie morente e un marito al suo capezzale. Arriva il momento delle ultime parole prima di spirare: la donna chiede al marito di mantenere una promessa, una sola, alla sua morte. Lui dovrà donare la proprietà alla loro domestica Salomè. Una sorta di risarcimento morale per la dedizione con cui è stata accudita negli ultimi tempi della feroce malattia. Una richiesta già di per sé particolare ma nel Sudafrica del 1985 è ulteriormente forte perché Salomè è nera. Il marito non riesce ad accettare una richiesta del genere, la trova immorale. Questa donna lascia il mondo, il marito e tre figli. Anton è il figlio promettente che nel corso del tempo troverà solo amarezza nel suo animo. Poi ci sono Astrid e la giovane Amor. Tre fratelli diversi che si troveranno vittime e complici involontari dei cambiamenti.

Tre funerali in decenni passati, il Sudafrica che cambia a vista d’occhio o che almeno tenta. Il passaggio sociale da emarginati a emancipati della popolazione nera, l’economia che compie risalite, il cambiamento che prende il sopravvento su pregiudizi e programmi. In un romanzo sono concentrati due sentimenti fortemente identitari della storia sudafricana: risentimento e speranza. Da lì riparte il Sudafrica, da lì ripartono tre fratelli alla ricerca di risposte personali, di rapporti da ricucire e di voci. Il mondo va più veloce di noi, corre senza sosta. La speranza non è di raggiungerlo ma di stargli dietro il più vicino possibile e tenerlo d’occhio senza che sparisca all’orizzonte.

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