Segnala a Zazoom - Blog Directory

Preti sociali e sindacalisti vittime di mafia ma anche guerriglia fascista, oggi convegno a Monreale

L'importanza della storia locale per l’elaborazione della memoria di una comunità, di questo e di altro si è parlato al convegno di studi “Sicilia 1920. Lotte sociali, conflitti politici e violenza dopo la Grande Guerra”

MONREALE – Si è svolto oggi nel “Salone Roma” del palazzo arcivescovile di Monreale il convegno di studi “Sicilia 1920. Lotte sociali, conflitti politici e violenza dopo la Grande Guerra”. Gli interventi hanno affrontato il complesso periodo storico da diverse angolazioni, in modo da comporre un quadro d’insieme che ha tenuto conto delle diverse matrici dei fenomeni osservati. Al convegno organizzato dall’Arcidiocesi su iniziativa della Pro Loco di Monreale e della rivista «Studi Storici Siciliani» hanno partecipato le classi quinte del liceo Basile-D’Aleo e del liceo scientifico di San Giuseppe Jato.

Ha aperto i lavori l’arcivescovo monsignor Pennisi sulle condizioni della Sicilia all’indomani della guerra, e sull’importanza dei preti sociali che si richiamano alla Rerum Novarum in un territorio dominato dal latifondo e dall’ascesa della nuova mafia. 

I diversi interventi hanno affrontato le condizioni della nostra Sicilia all’indomani della Grande Guerra, quindi un tema di storia locale cominciando col chiarire cosa si intende quando si parla di storia locale: una delle sue funzioni è di favorire la memoria storica, sviluppare un senso di identità collettiva e favorire quindi la partecipazione democratica alla vita sociale del proprio territorio.

All’introduzione di Amelia Crisantino, sull’importanza della storia locale per l’elaborazione della memoria di una comunità, e quindi del senso di appartenenza, è seguito l’intervento di Francesco Michele Stabile, professore di storia della Chiesa nella facoltà teologica di Sicilia, che a partire dai preti uccisi dalla mafia ha invitato a riflettere sulla circostanza, spesso sottovalutata, che la Chiesa è una realtà complessa al cui interno si riscontrano diversi orientamenti e il clero non è ovunque lo stesso. C’è un clero municipale che rimane nel proprio paese d’origine, del tutto integrato nella logica dei partiti che governano il municipio e tante volte sono vicini alla mafia, negli anni del primo dopoguerra c’è la corsa ad acquistare gli ex feudi. Ci sono poi dei preti che denunciano, sono i preti sociali che vivono il loro ministero con tutt’altra logica: non si può certo negare che ci siano state delle connivenze con la mafia, ma è proprio la ricerca a mostrarci quanto la realtà possa essere variegata.

Don Giuseppe Ruggirello ha parlato del canonico don Gaetano Millunzi, ucciso il 13 settembre 1920 nelle campagne di Monreale: era arciprete della Cattedrale, letterato e storico, rettore del Convitto dei Chierici Rossi, fondatore della Cassa Rurale. Un delitto rimasto senza colpevoli, come quello degli altri sacerdoti.

Santo Lombino ha parlato dell’assassinio dell’arciprete Ferreri e di altri omicidi nel paese di Bolognetta, dove ci sono soltanto duemila abitanti ma tra il 1919 e il 1923 vengono assassinate 11 persone fra cui il vecchio capomafia, l’arciprete, il sacrestano, il presidente dell’associazione reduci.

Giovanni Abbagnato ha parlato di Giovanni Orcel, operaio tipografo ucciso a Palermo la sera del 14 ottobre 1920: era segretario della Fiom, che con i suoi duemila iscritti era la punta avanzata del movimento sindacale a Palermo. Anche questo un omicidio senza colpevoli.

Matteo Di Figlia ha fornito dei dati molto interessanti sugli omicidi relativi agli anni in cui ci sono forti tensioni sociali e c’è la guerriglia fascista, fornisce dei dati ricavati dal numero complessivo di omicidi denunciati alle corti d’appello: nel 1919 si consumano e vengono denunciati 1637 omicidi in tutta Italia, a Palermo sono 414 a Catania sono 40, a Messina solo 20. Nel 1920 i numeri crescono: sono 2714 in tutta Italia, 900 vengono denunciati a Palermo, a Messina sono 25. Nel 1921 sono 2.968 in tutta Italia e 805 a Palermo, dove senza dubbio si uccide molto di più che nel resto d’Italia. Non in tutta la Sicilia ma a Palermo, cioè in quel territorio che secondo gli storici della mafia è all’origine del fenomeno mafioso. 

Gero Difrancesco parla di Riesi, in provincia di Caltanissetta, paese dove il latifondo e le miniere di zolfo sono l’unica fonte di lavoro: nel 1919 lo scontro fra proprietari e lavoratori assume subito forme estreme e drammatiche, si arriva a piazzare una mitragliatrice su un campanile simbolicamente puntata contro i luoghi in cui si riunivano contadini e solfatari. La situazione precipita dopo un comizio, mentre il dirigente socialista sta parlando ai contadini e la tensione è alle stelle: qualcuno spara un colpo che ferisce un soldato e la mitragliatrice comincia a mietere vittime, sul terreno restano undici morti e una cinquantina di feriti.

La storia locale molto si basa sulle fonti d’archivio e Pierluigi Basile ne ha dato un saggio presentando i risultati di una ricerca archivistica condotta sulle carte del “Processo alle associazioni a delinquere di San Giuseppe Jato e San Cipirello”.

Vito Scalia ha parlato di Piana dei Greci negli anni fra la fine della guerra e l’avvento del fascismo: Piana, sede di pretura mandamentale all’interno del collegio elettorale di Monreale, è un paese agricolo diverso, dove il partito socialista vanta un forte radicamento sin dall’epoca dei Fasci siciliani. Un paese che nel secondo dopoguerra avrebbe conosciuto la strage-simbolo di Portella della Ginestra. 

Il video integrale del convegno si può rivedere sulla pagina Facebook della Diocesi di Monreale al seguente indirizzo: https://www.facebook.com/arcidiocesimonreale/

 

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.