Crossroads: il grande romanzo americano del cambiamento

Le scelte inedite sono il fulcro di questo romanzo ambientato negli anni settanta

Qualche giorno fa mi trovavo alla Feltrinelli di Palermo. Un giro di qua, un giro di là e non resisto nello spiare un dialogo tra un uomo e una libraia. L’uomo dice “hai finito il racconto di Harper Lee?”, la risposta della libraia è stata “non posso, devo finire un altro romanzo appena uscito, è Franzen che mi bussa alla spalla”. Jonathan Franzen è senz’altro uno dei più importanti romanzieri americani al mondo. Uno stile di rigore e comicità talvolta amara che lo rende quasi impareggiabile. Crossroads (Einaudi, 640 pp., 22 euro) è considerato da molti come il romanzo più importante della carriera. Franzen, uno che non fa finta di essere giovane nonostante i suoi 62 anni, abbandona totalmente l’ambiente di questo millennio e si concentra sul 1971.

Siamo a New Prospect, Chicago. Sono giorni febbrili poco prima del Natale. C’è un pastore locale, Russ, marito e padre di famiglia. Trova nell’infatuazione spinta verso una giovane parrocchiana la ragione migliore per poter trascorrere al meglio la fine dell’anno. La moglie Marion, da par suo, vive la fedeltà coniugale custodendo segreti. Quindi è un dicembre frenetico per questa famiglia che esternamente parrebbe perfetta e di buon prestigio. La lotta intestina non tocca solo le fragili corde sentimentali ma anche i punti di vista che si hanno sul mondo. C’è il figlio maggiore Clem che vorrebbe partire per il Vietnam per riscattare la sua condizione (per lui inaccettabile) di privilegio. Poi ci sono gli altri due figli: Becky e Perry. Becky è la ragazza più popolare della scuola e vuole a tutti i costi l’attenzione di un giovane cantante folk. Perry invece, dopo un periodo difficile passato più a fumare marijuana che a respirare ossigeno, decide che vuol diventare un bravo ragazzo. Allora i due decidono di entrare in un gruppo giovanile di nome Crossroads capeggiato da un pastore carismatico, di fatto un nemico del padre.

I dubbi di un marito che ha voglia di un amore di nuovo stimolante e di un padre che pensa di aver sbagliato tutto, di aver perso la fiducia dei figli. Franzen con il suo consueto tratto avvolgente, comico, drammatico e a tratti lucidamente cinico ne offre un quadro interessante (la crisi di una classe socioeconomica, il crollo di certi schemi mentali) nel primo romanzo di una trilogia. Sarà una storia del 1971, un’altra generazione, altre vicende. Ma leggendo si potrà pian piano capire che questo 1971 non è poi così lontano da questo 2021 in cui le incertezze vogliono prendersi tutto e lasciarci le ossa. 

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