Beni confiscati alla Mafia, Pennisi: “Necessario reinserirli nell’economia legale”

“Trasferire alcuni beni confiscati direttamente a soggetti appartenenti al Terzo settore, velocizzando le destinazioni”

MONREALE – “Nell’impegno per la legalità e nella lotta contro le mafie il sequestro e la confisca delle ricchezze ottenute illegalmente dagli appartenenti alle varie forme di criminalità organizzata si è rivelato uno strumento efficace di riscatto. Per loro la linfa vitale e il principale “idolo” rimane quello dell’accumulazione illecita di denaro e di beni economici”.

L’Arcivescovo di Monreale, S.E. Mons. Michele Pennisi, ha partecipato oggi al seminario su “I Beni confiscati sono beni comuni” organizzato a Monreale dalla Prefettura di Palermo.

Nel suo lungo intervento Pennisi ha sottolineato come sia però essenziale potenziare ed ottimizzare le attività connesse all’amministrazione e alla destinazione dei beni confiscati per reinserirli nell’economia legale.

“Questo affinché tali patrimoni possano positivamente incidere sul nostro tessuto economico-sociale, con conseguenti positivi effetti in campo occupazionale ma anche sociale”.

All’origine di questa importante decisione di colpire le ricchezze di origine mafiosa con una specie di “legge del contrappasso” ci fu l’intuizione del siciliano on. Pio la Torre che ispirò il Ministro dell’Interno del tempo Virginio Rognoni a proporre la prima legge della confisca dei beni, illegalmente accumulati.

Successivamente, grazie alla raccolta di un milione di firme da parte dell’associazione “Libera”, nel 1996 fu approvata la legge sul riutilizzo di quei beni a fini sociali, coinvolgendo le associazioni del Terzo Settore, i giovani e varie categorie di cittadini promuovendo in questo modo i valori della legalità legata allo sviluppo. Grazie alla legge n.109/1996 sono nate esperienze imprenditoriali e cooperativistiche importanti, che hanno consentito a molti giovani di crearsi un lavoro onesto e a diversi territori, soggiogati alla nefasta influenza mafiosa, di vivere un riscatto sociale ed economico.

“Restituire alla comunità le ingenti ricchezze accumulate illegalmente – ha spiegato l’Arcivescovo -, oltre che colpire la mafia al cuore nei suoi interessi economici ha ricadute importanti per l’educazione alla legalità e un grande valore simbolico a livello culturale, morale e politico per riaffermare che questi beni sono beni comuni”.

“I beni confiscati alla criminalità organizzata rappresentano una risorsa economica imprescindibile per il nostro Paese che ha avviato tante buone pratiche delle quali sono stati protagonisti: pubbliche istituzioni, scuole, associazioni di volontariato, cooperative sociali ma anche realtà ecclesiali”.

Pennisi ha elencato i vari progetti di assegnazione e utilizzazione di beni realizzati dall’Agenzia Nazionale in Sicilia, dei quali alcuni con un elevato valore simbolico: 

la “casa dei 100 passi” confiscata a Tano Badalamenti nel Comune di Cinisi, oggi utilizzata in parte quale sede dell’Associazione in memoria di Peppino Impastato e in parte quale biblioteca comunale; 

la casa confiscata alla famiglia di Bernardo Provenzano a Corleone e utilizzata quale sede della “Bottega dei saperi e dei sapori”; 

le centinaia di ettari sequestrate ai fratelli Guarneri dal beato Rosario Livatino oggi assegnate ad una cooperativa agricola gestita da giovani disoccupati; 

il feudo Verbuncaudo confiscato a Michele Greco detto “il papa” e ora assegnato ad un consorzio Sviluppo e legalità che lo coltiva; 

il centro ippico Giuseppe Di Matteo;

il centro “Amico mio” a Villagrazia di Carini;

il terreno di Brancaccio assegnato alla Parrocchia San Gaetano di Palermo per la realizzazione della nuova chiesa intitolata a Don Pino Puglisi;

un bene assegnato dal Comune di Palermo alla parrocchia Maria SS. Addolorata di Molara dell’arcidiocesi di Monreale per progetti in favore di soggetti svantaggiati.

L’Arcivescovo di Monreale, come specificato in altre occasioni, ha avanzato la proposta di consentire all’Agenzia Nazionale, aperta al mondo istituzionale, accademico, imprenditoriale e dell’associazionismo, di poter trasferire alcuni beni confiscati direttamente a soggetti appartenenti al Terzo settore, velocizzando le destinazioni.

Infine il prelato ha auspicato che anche “il congresso promosso dalla Prefettura di Palermo possa contribuire a far conoscere il percorso virtuoso innescato dall’utilizzo effettivo dei beni confiscati alle mafie a servizio del bene comune, legato alla promozione di una cittadinanza attiva e responsabile, soprattutto delle nuove giovani generazioni”.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.