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#ilpuntodimacchia: Il necessario intervento del governo sull’uso dei social

Dalla manipolazione dei dati e dei messaggi all'uso smodato dei social, al rischio di inquinamenti politici, elettorali e di veicolazione di messaggi violenti

Una breve quanto opportuna premessa che cercherò di sintetizzare in poche battute. 

La mia formazione politica sempre rivendicata e mai abiurata mi porta naturalmente a pensare che mai potrei guardare con favore l’avvento sul proscenio repubblicano italico di un personaggio fortemente connotato come Mario Draghi per il suo back ground culturale, professionale e umano. 

Seppure travolto dalla messe di informazioni provenienti circa dieci mesi or sono sulla crisi di governo e quindi dal suo epilogo, non ho mai considerato così scellerato, come tanti lo dipingevano, il tentativo esperito da l’innominabile antipatico Senatore di Rignano di dare una scossa all’esecutivo Conte 2 pur rischiando la crisi poi deflagrata. E ciò perché non sono mai stato né sono tutt’ora un estimatore dello #avvocatodelpopolo e d’altro canto valutavo verosimile in quel contesto quanto si andava apprendendo da giornali e Tg a proposito del fatto che pareva sarebbe stato proprio l’ex Presidente BCE a esser chiamato da Mattarella ad assumere l’incarico di PdC. 

Mi trovo tra i facenti parte di quella larga maggioranza di italiani che, stando ai sondaggi diffusi, hanno grande considerazione e approvano il metodo e il merito del lavoro di Draghi. 

Ci sono di certo alcuni temi che meriterebbero di far parte in modo più incisivo dell’agenda di Governo, e vorrei qui fare appunto qualche riflessione su uno di questi che meriterebbe l’attenzione che non sembra avere da parte di coloro cui è stato demandato il gravoso compito di guidare il Paese verso approdi che possano farlo uscire dalle enormi criticità create dalla crisi pandemica per portarlo verso il raggiungimento di traguardi di crescita, che da tutti i punti di vista potevano prima del Next Generation UE difficilmente esser considerati raggiungibili per l’Italia e non solo. E questa attenzione dovrebbe tradursi in provvedimenti di legge adeguati a quella che considero una emergenza. 

Il tema cui vorrei dedicare le mie riflessioni è quello dei social che è sempre di attualità, direi quotidiana, ma che da qualche giorno è diventato stringente attualità per effetto delle rivelazioni della ex dipendente di Facebook Frances Haugen. La giovane trentottenne, alla fine dello scorso maggio, ha deciso di dimettersi dall’incarico di altissimo livello presso il colosso di Menlo Park essendo il capo del dipartimento civic integrity quello che dovrebbe occuparsi del contrasto alla disinformazione sui social. 

Le sue dimissioni hanno avuto e hanno oggi un effetto dirompente a tanti livelli giacché la Haugen ha portato via dagli uffici di Zuckerberg alcune decine di migliaia di documenti contenenti le prove di quanto accadeva e presumiamo accade quotidianamente all’interno di quello che, ormai oltre e prima che un o il colosso dei social network mondiali, è una delle primissime aziende mondiali in termini di fatturato. Rivelazioni che sembrano poter produrre persino le imminenti dimissioni del Capo. 

E in effetti è stata la stessa Haugen che ha lapidariamente dichiarato: “…a Facebook hanno sistematicamente messo il profitto davanti a tutto. Non hanno fermato la disinformazione e l’odio online…perché questo aumentava la …partecipazione… e il profitto”. Questi profitti, va ricordato, derivano in primo luogo dalla raccolta dei dati personali di ciascun utente che diventano strumenti attraverso i quali veicolare pubblicità di aziende di tutto il mondo che pagano profumatamente per raggiungere attraverso i social i loro potenziali clienti. 

Non va sottaciuto un altro aspetto a dir poco inquietante che attiene alla diffusione di messaggi violenti o a quella, consentita in qualche modo, manipolazione di dati e messaggi che configurano vere e proprie manipolazioni di risultati elettorali. Aspetti inquietanti che hanno avuto – riesce difficile immaginarlo da parte di chi come noi vive in comfort zone europea – effetti devastanti in Myanmar piuttosto che a Hong Kong. 

E le carte di quello che è già stato battezzato il Facebook Leaks sono state pubblicate inizialmente dal Wall Street Journal e via via da tutti i giornali americani. Le notizie sono di stretta e quotidiana attualità sia perché tutti i vari responsabili al massimo livello del mondo dei social (Twitter, TikTok, Snapchat) sono stati convocati e invitati a rispondere alle domande della Commissione del Senato USA per la protezione dei consumatori, ma anche perché sempre più pressante diventa la problematica legata alle influenze nefaste che l’uso smodato, per usare un eufemismo improprio, fanno i giovanissimi di Instagram, il social sempre di proprietà di Zuckerberg considerato in qualche modo “complice” di tragedie come i suicidi o le morti terribili di alcuni ragazzini vittime di quelle challenge violente che li inducono a sfidare appunto la morte in cerca di qualche like. 

Effetti sulla psiche dei ragazzi di cui, come dichiarato dalla Haugen, Facebook ha mostrato di non volersi occupare. 

Effetti dello smodato (non troviamo altri aggettivi o ne troveremmo troppi) uso dei cellulari da parte di ragazzini quando non bambini, uso quasi incoraggiato da miopi genitori che usano quello strumento di distrazione per evitare quelle che un tempo non troppo lontano venivano raccontate come le domande a raffica dei bambini che oggi rischiano di rivolgerle solo a qualcuno di diverso dai genitori, naturali destinatari, magari solo a una icona animata sul cellulare. 

L’argomento è talmente vasto, in qualche modo complesso e attuale in modo allarmante che si potrebbe scrivere ancora parecchio. 

Tornerò quindi al mio grido di allarme, allorché mi pare di non intravedere nei provvedimenti che il Governo ha già attuato o sono in via di attuazione (v. Legge di bilancio) quanto possa in qualche modo provare a cominciare a provare a porre argine a tutto questo.

E ciò per scongiurare che anche nel nostro Paese (che a torto consideriamo impermeabile a queste influenze) arrivino gli inquinamenti politici, elettorali e di veicolazione di messaggi violenti o potenzialmente generatori di violenze di ogni tipo (pensiamo a quanto accade per ora con la protesta green pass) forieri di effetti potenzialmente devastanti anche per il nostro assetto democratico (ancora ieri sera ho sentito un personaggio assai noto e in passato apprezzato come protagonista del mondo Tv di un passato non lontanissimo sostenere come in Italia si sia sostanzialmente in un regime pseudo o palesemente autoritario-dittatoriale).

Non pretendo certo che questo sia il megafono giusto per sensibilizzare Draghi e i Ministri competenti sull’argomento, spero tuttavia che possa da questi spunti di riflessione partire una pur piccola voce di allerta nella speranza che la problematica venga affrontata. Nella speranza pure che i “grandi”, i papà e le mamme ma anche i nonni, possano prender coscienza del pericolo e cercare di porre rimedio cambiando eventuali comportamenti gravemente colposi. 

Non credo certamente che la Cina possa esser presa d’esempio per nessuna cosa, magari però una riflessione sul perché e come quel Paese così poco propenso a visioni progressiste ma attento alla tutela interna abbia di recente adottato una disposizione legislativa che limita e in alcuni casi vieta l’uso di social e cellulari per i minori andrebbe fatta. E non dimentichiamo quanto scoperto a proposito delle manipolazioni in termini di consenso politico elettorale emerse dallo scandalo britannico di Cambridge Analytica. La gravità della situazione del resto risulta certificata scientificamente in un report del 2019 redatto da Oxford Internet Institute (OII) dal titolo “The Global Disinformation Order: 2019 Global Inventory of Organised Social Media Manipulation” – sullo stato della disinformazione veicolata dai social media nel mondo. 

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