“Io posso”: il coraggio di credere nella legalità nel libro di PIF e Marco Lillo

Pif e Marco Lillo raccontano la vicenda delle sorelle Pilliu: tra il dichiararsi vicini alla legalità ed effettivamente esserlo c’è un abisso

La parola legalità viene spesso usata quando si vuole riconoscere per sé stessi un’onestà di fondo di fronte ad un potere oscuro. Ma tra il dichiararsi vicini alla legalità ed effettivamente esserlo c’è un abisso. In quell’abisso ci passano le sorelle Maria Rosa e Savina Pilliu, palermitane degne di fregiarsi del titolo di tutrici della legalità. Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif) e il giornalista Marco Lillo in un recente libro, Io posso, due donne sole contro la mafia (Feltrinelli, 160 pp., 15 euro), hanno raccontato le peripezie delle sorelle proprietarie di una casa divenuta emblema di quella mentalità ambigua che ha governato per anni Palermo.

Succede un giorno che si presenti alle sorelle un costruttore che rivendichi arbitrariamente la proprietà di quella casa. Accade che le sorelle, non timorose, decidano di non voler cedere tanto facilmente. Quel costruttore allora costruisce dopo qualche anno un’abitazione ingombrante nei pressi della casa delle sorelle. Danneggiamenti, crollo del valore dell’abitazione, un’intimidazione senza sconti. Le sorelle Pilliu conoscono cosa è la legalità nonostante quella parola non sia ancora così usata. Vogliono reagire ma ci sono troppi interessi, anche di personalità insospettabili e di prestigio. Poco dopo il costruttore viene arrestato, l’accusa è naturalmente di associazione mafiosa. Lo Stato sequestra tutto al signore che quindi non può risarcire le sorelle per i torti subiti. Anzi, una successiva pronuncia dell’Agenzia dell’Entrate chiede che le sorelle versino una parte di quella somma che mai vedranno.

Un labirinto giudiziario, culturale, sociale, etico. Queste donne però sanno che lo Stato non è solo quello burocratico che ottusamente chiede addirittura che le due paghino. Sanno, in cuor loro, che lo Stato è altro. Lo Stato ad esempio è quel giudice palermitano che un giorno si appuntò in una agenda (rossa?) il numero delle sorelle per poterle aiutare. Quell’uomo era Paolo Borsellino. Le sorelle si sentono parte della società, “io posso” diventa un inno di conquista sociale. Pif e Marco Lillo decidono di raccontare questa storia e di raggiungere due obiettivi: raccogliere con le vendite quella somma da versare all’Agenzia delle Entrate e ristrutturare quelle abitazioni per renderle luoghi per associazioni antimafia. Lo Stato siamo noi, la legalità esiste. Ricordiamolo ed esercitiamolo quanto più possibile. Anche quando nulla sembra conveniente, tutto sembra più forte di noi. In quell’istante preciso, noi possiamo.

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