Due settimane fa è scomparso Gino Strada, lasciando sgomenti in molti. Ognuno potrà giudicarlo ma è necessario riconoscere la dedizione di un uomo che, prima di ogni cosa, è stato un medico. Ha affrontato contesti difficili, terre sporche di sangue e occhi pieni di sofferenza. Con la sua organizzazione Emergency è arrivato laddove solo la crudeltà umana aveva, con successo, varcato la soglia di comunità e città. Circa 22 anni fa il chirurgo pubblicò per la prima volta Pappagalli verdi (Feltrinelli, 160 pp., 11.36 euro), libro con cui rivelò esperienze di vita e soccorso, oltre alle scelte che lo portarono alla fondazione della ong Emergency (insieme alla moglie Teresa Sarti).
Se i suoi primi trascorsi sono tra America e Italia come cardiochirurgo, la svolta arriverà a metà degli anni Novanta. In quel momento inizierà a collaborare con la Croce Rossa internazionale in luoghi quali Pakistan, Afghanistan, Bosnia ed Erzegovina. Sono territori di guerra, lacrime e tanto sangue. L’arma con cui vincere le guerre è la mina antiuomo; la maggior parte dei suoi interventi riguarda proprio persone ferite dallo scoppio di questi oggetti strani, dal colorito verde e con una forma bizzarra. In Afghanistan, ad esempio, hanno visti spesso questi oggetti strani e ne hanno dato un curioso appellativo: pappagalli verdi. Quell’aspetto è di per sé un pericolo per i civili, specie i bambini, potenzialmente attirati dall’oggetto della morte. Nel 1994 Strada fonda Emergency con l’obiettivo di curare tutti i feriti di guerra laddove la sanità è deficitaria e i soccorsi sono a singhiozzo. Quante esperienze maturate in diverse parti del mondo: Etiopia, Angola, Cambogia, Iraq e Ruanda, solo per citarne alcuni.
Per l’umanità di questo signore, il suo senso altissimo della vita, il suo desiderio di pace, la sua ferma opposizione alla guerra (“non esistono guerre giuste e sbagliate, esistono le guerre”) si possono usare molte parole cariche di retorica. Il rischio è ridicolizzare l’opera di questo medico che, ad una carriera di prestigio, ha preferito portare quel giuramento di Ippocrate nei luoghi della violenza e del male. Il modo migliore per capirlo è rileggere le parole della figlia Cecilia poche ore dopo la scomparsa: “mio padre diceva che la morte vince una volta sola, la vita può vincere ogni giorno. Oggi per mio padre ha vinto la morte, però in tanti altri posti ha vinto la vita”.