Il suicidio e le strategie per fronteggiare il dolore mentale e gli stati depressivi

La sofferenza mentale: il dolore muto che deve trovare espressione e accoglimento nella rete dei servizi alla persona

0

Soltanto pochi giorni fa la comunità monrealese ha appreso con dolore della scomparsa di Salvatore Cusimano, l’ispettore di Polizia Municipale di Monreale che si è tolto la vita nella sua casa di Misilmeri. I  funerali dell’uomo 45enne, che lascia la moglie e i due figli minorenni, si sono tenuti lunedì nella sua città di residenza, in presenza anche dell’Amministrazione Comunale nella persona del sindaco di Monreale Alberto Arcidiacono.

Sebbene profonda fosse la stima, professionale e personale, nutrita dalla comunità nei suoi confronti, l’uomo non ha superato quella grave forma di depressione che da anni lo ha intrappolato nella sua fatale morsa, e dalla quale non è riuscito a liberarsi nonostante le iniziali cure. 

Non possiamo sapere quali pensieri abbiano abitato la sua mente al punto da portarlo al suicidio: insieme al profondo cordoglio rivolto alla sua famiglia, straziata dal dolore per la perdita del proprio caro, al contempo non possiamo che riflettere sul dramma umano che ha colpito il vigile urbano, e sulla profonda disperazione che può averlo indotto all’isolamento dal suo mondo affettivo e relazionale, spingendolo inesorabilmente verso quel tunnel del non ritorno. 

Spesso l’immaginario collettivo ha difficoltà a concepire quanto la disperazione sia la componente essenziale che spinge inesorabilmente alle condotte autolesive: l’impossibilità di trovare una via di uscita, mista all’isolamento che la contraddistingue, schiaccia implacabilmente la persona depressa verso un viaggio di non ritorno, quale disperato antidoto alla sofferenza mentale ed al mal di vivere. 

Cercando di immedesimarci rispettosamente nella sofferenza dei famigliari in lutto, al contempo non possiamo non interrogarci su cosa una comunità possa fare affinché ci possa essere una presa in carico più efficace e tempestiva per coloro che cadono nel baratro della depressione e del disagio mentale più in generale.

I fatti di cronaca più recenti ci riportano purtroppo svariati casi di suicidio o tentativi di porre fine alla propria esistenza; laddove poi i soccorsi siano stati tempestivi e provvidenziali nel fare rientrare l’emergenza, sovente i percorsi terapeutici eventualmente attuati sono risultati poco efficaci nel fronteggiare ed impedire a lungo termine il reiterarsi di gesti altrettanto disperati, nonché nell’elaborazione degli elementi e delle cause scatenanti il ricorso al tentato suicidio. 

Credo che l’errore più grande che si possa fare di fronte a tali drammi esistenziali sia quello di non accompagnare adeguatamente coloro che ne soffrono ed i loro famigliari verso percorsi di elaborazione, seppur dolorosi, mirati alla presa di consapevolezza delle motivazioni sottese alla sofferenza ed ai conseguenti agiti disperati. 

La comunità deve promuovere azioni capaci di dare voce al dolore mentale, piuttosto che anestetizzarlo, in modo da attuare un’azione collettiva di presa in carico e di riflessione sulla sofferenza umana, affidando laddove necessario, soggetti, gruppi e collettività ai servizi territoriali ed ai professionisti preposti alla cura della sofferenza umana. 

Un importante ponte tra la dimensione del servizio pubblico sanitario e quella del privato cittadino è sicuramente rappresentata dal terzo settore, ossia il mondo dell’associazionismo: la presenza di servizi dell’ASP territoriale quali ad esempio l’Help-line Telefono Giallo, in collaborazione con AFIPRESS (Associazione Famiglie Italiane prevenzione suicidio) rappresenta una realtà fondamentale nel nostro territorio, capace di fornire supporto psicosociale e interventi di riabilitazione della persona e dei suoi famigliari. 

Queste, come altre realtà associative, ci ricordano quanto sia importante investire più adeguatamente possibile sulla prevenzione della sofferenza psichica a livello comunitario: la sua implementazione non può che coinvolgere anche l’istituzione scolastica ed educativa più in generale, inserendole adeguatamente all’interno delle azioni e dei programmi attuati dai servizi presenti nel territorio. 

Mai come in passato, a fronte soprattutto della pandemia in corso, occorre investire risorse sociali ed umane, affinché l’arcipelago dei servizi socio-sanitari territoriali si configuri sempre più quale rete di servizi alla persona, capace di prendere in carico i soggetti secondo un’ottica integrata ed a lungo raggio di azione. I nodi del network devono potersi parlare tra loro ed al contempo dare voce ad un’utenza spesso in balìa di un’assistenza frammentaria e non integrata. 

Anche il supporto psicologico nel privato si inserisce all’interno della rete di accoglienza della sofferenza umana, e spesso assolve al duro compito di farsi da ponte, a fronte del cortocircuito che spesso si viene a creare tra i vari livelli della presa in carico ed assistenza del paziente, lungo i nodi del network spesso reticenti allo scambio; in tal senso la figura dello psicologo funge proprio da traghettatore di istanze, risorse ed energie tra gli individui e le comunità.

In conclusione, occorre sottolineare come esistano importanti risorse professionali e strumenti terapeutici a cui affidarsi,  come ad esempio il supporto individuale, i gruppi di ascolto e le terapie famigliari, capaci di fornire nuove strategie di resilienza atte a fronteggiare il dolore mentale più in generale e gli stati depressivi nello specifico, nonché a restituire quel grado di autostima e fiducia, indispensabili per proseguire il proprio viaggio esistenziale nella maniera più serena e consona alla propria personalità.

*A cura del dott. Giovanni Ferraro

Psicologo, Psicoterapeuta, 

Dottore di ricerca in Psicologia

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.