Senz’altro è uno dei romanzi più letti dell’era covid; in Italia da mesi è stato pubblicato Seni e uova (Edizioni e/o, 624 pp., 19.50 euro) che è il quinto romanzo della scrittrice giapponese Mieko Kawakami. Molto apprezzata in patria, con questo romanzo ha analizzato con cruda sincerità un lato quasi nascosto della società giapponese. Kawakami analizza la natura delle donne giapponesi tramite due sorelle e implicitamente indaga su una società in cui vige il patriarcato, su come il Giappone sia ancora impreparato su alcune tematiche calde.
Il romanzo ha per protagoniste due sorelle, Natsu e la maggiore Makiko. Le due gestiscono un bar in cui approdano uomini. L’obiettivo è accoglierli con garbo ed eleganza, sfruttando il proprio fascino femminile. Il ruolo di hostess non soddisfa del tutto le due ma è l’unico modo con cui guadagnare soldi e mantenere gli studi. Natsu ha la vocazione della scrittrice: studia e sogna di pubblicare romanzi. Makiko vive un’insicurezza legata alla sua femminilità ed in particolare al corpo, avendo coscienza di non rientrare nei canoni estetici dell’uomo medio. Makiko è anche una ragazza madre e cresce da sola la figlia Midoriko. Tempo dopo le due sorelle mettono in discussione la propria condizione: Makiko affronta il suo disagio con il corpo e decide, nonostante il disgusto di una figlia già risentita per la propria condizione di adolescente, di cercare una clinica per aumentare la taglia del proprio seno. Una decina d’anni dopo Natsu, ormai scrittrice affermata, ha un momento di profonda insicurezza che capisce sia riconducibile al suo desiderio di maternità. Decide così di cercare una clinica specializzata per la fecondazione assistita.
Queste due sorelle così si scontrano con una serie di pregiudizi che riguardano la loro volontà di affrontarsi come donne. La fisicità da una parte, la maternità dall’altra. Kawakami racconta senza sconti un capitolo eterno della condizione femminile, non solo giapponese ma praticamente mondiale. In un Giappone maschilista sopravvive lo sguardo crudele di chi pensa che la donna debba solo vivere per il suo fascino o altrimenti arrendersi. L’attualità ad esempio ci pone una profonda riflessione sui pregiudizi culturali che tormentano la donna del 2021: superare le barriere retrograde del passato per costruire un futuro di pari opportunità e di possibilità di cambiarsi. Tanta strada è stata fatta ma mancano molte miglia.