L’acqua del lago non è mai dolce: il sapore amaro della vita

Caminito racconta di una ragazza e una famiglia in preda ad un quieto panico

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Libro finalista al Premio Campiello e in lizza per la cinquina finale del Premio Strega. Il romanzo della scrittrice Giulia Caminito, classe 1988, sembra essere il suo lavoro della maturità. Una produzione letteraria con cui è riuscita a scandagliare le brutture e le animosità umane, in particolare quelle riguardanti la giovinezza e la famiglia in tutta la sua ambiguità. L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani, 304 pp., 18 euro) è un trattato sulla rabbia interiore nel riuscire o meno a soddisfare i propri interessi.

Il romanzo è costruito sulle vicende private di Antonia, madre e matrona della famiglia, e la figlia Gaia, timida esecutrice delle imposizioni materne. Il lago di Bracciano è la cornice di questa famiglia che cerca un rifugio nelle sue inquietudini. Quel lago melmoso sembra racchiudere i lati intensi e oscuri di una famiglia in cui Antonia deve badare ad un marito disabile e a quattro figli. Il rapporto in particolare con Gaia ha quasi il senso di una missione: insegnarle la durezza del quotidiano, convincerla che ogni cosa non è assicurato e agevolato, c’è sempre un ostacolo alle proprie tranquillità. Gaia obbedisce senza cedimenti; quell’atteggiamento nasconde una rabbia repressa mista a profondo caos interiore. Questa ragazza vive un’attualità fatta di messaggi, oggetti, immagini che valgono più di mille parole. Non sa e sembra non voler capire il suo orizzonte temporale e ciò che davvero desidera.

Nel corso del romanzo, Caminito sviluppa un cambio di registro linguistico che è indice di una maturazione nei protagonisti e nell’ambiente. Quel lago, usato dalla madre come metro d’educazione (costringe la figlia a gettarsi in quelle acque senza dover batter ciglio), è uno strumento con cui la scrittrice romana manovra questi personaggi tormentati. Il rapporto di Gaia con l’esterno, con la madre, quello paradossalmente ancor più complesso con il padre disabile. Ci sono diversi ingredienti che donano forte consistenza ad un romanzo difficilmente esprimibile con poche righe di recensione. C’è un sentimento fortissimo in cui s’incontra l’infelicità e si tenta di non subirlo per potersi rialzare, consapevoli che il cammino successivo è un mistero continuo.

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