“Mi manca la palestra, lo svago, ci lasciano troppi compiti”, il Covid e i ragazzi monrealesi 

Assembramenti? “Siamo presi di mira, molti coetanei sono irresponsabili,  ma non si può fare di tutta l’erba un fascio”

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MONREALE – Il covid 19 rappresenta oltre che una sfida sanitaria ed economica anche un grosso problema da un punto di vista sociale. 

Testimonianze dichiarano che “molta gente sembra essersi incattivita (…)”,  tende a puntare il dito contro qualcuno alla ricerca di un colpevole.

Con una certa frequenza in tv vengono trasmesse immagini della MOVIDA giovanile additata come concausa della moltiplicazione dei contagi da coronavirus. Analisi in parte corretta, che però trascura la posizione della maggior parte di giovani che, pur sacrificandosi, vengono pur presi di mira.

Abbiamo voluto dare voce anche a quei ragazzi che spesso si sentono attaccati dalla generalizzazione delle lamentele, pur essendo i primi a rispettare le restrizioni anti-covid e ad essere privati di una vita sociale. Quei ragazzi che vedono la propria scuola oggetto di svariate discussioni, di tante polemiche e di poche soluzioni.

Ascoltare i ragazzi significa ascoltare il futuro del nostro Paese ed è anche nostro dovere.

Niente palestra. Niente attività extracurriculari. Didattica a distanza. Niente uscite con amici. Niente abbracci coi propri cari. Come stai vivendo il distanziamento sociale? Vuoi fare un appello?

“Questa è sicuramente una situazione difficile che tocca tutte le generazioni – spiega G., un sedicenne monrealese -. Non avere più quella normalità e quella libertà di prima fa male ma da ciò abbiamo capito quanto queste siano preziose e per nulla scontate. Perciò dobbiamo lottare tutti insieme per riprendercele. 

La socialità è stata ridotta al minimo… ormai, soprattutto per noi giovani, la vita si riduce a degli occhi puntati su uno schermo a qualsiasi ora del giorno. 

È veramente brutto ma so che è anche necessario e se tutti faremo il nostro dovere per il bene della comunità tutto finirà presto. 

Ho letto e sentito molte critiche nei confronti della DaD che vengono giustificate affermando che in questo periodo viene meno il diritto all’istruzione, diritto costituzionale. Io penso che sia difficile salvaguardare sia il diritto alla salute e quello all’istruzione in questa situazione ma non impossibile. 

La DaD, seppur non paragonabile alla Didattica tradizionale è sempre un grande mezzo col quale stando a casa possiamo comunque continuare lo studio.

La durata dell’emergenza dipende solo da noi e dal nostro senso di responsabilità!”

“Io sono un soggetto a rischio, non posso uscire di casa e mi sento in prigione – un’altra sedicenne monrealese, A., esprime il suo punto di vista -. Passo le mie giornate sui libri e a causa del maggior carico di compiti non riesco a svagarmi. Vorrei che ci fosse maggior comprensione verso noi ragazzi, stiamo vivendo una pandemia globale. Fuori dalle nostre case, negli ospedali, centinaia di persone stanno lottando per la propria vita in una terapia intensiva. Molti miei coetanei sono irresponsabili e pur di uscire stanno violando tutte le regole, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio perché molti ragazzi ne stanno pagando le conseguenze. È ingiusto come questa nuova modalità scolastica usi questa disgrazia per esercitare il pugno di ferro su noi ragazzi. Non sto dicendo che vorrei uscire, sto dicendo che vorrei meno compiti perché se pur ridotta al minimo, la vita non è solo studio”.

“Come me molte persone sentono la mancanza della normalità”. B. Ha 12 anni. A me principalmente manca molto andare in palestra, fare gioco di squadra con le mie compagne e scontrarmi amichevolmente con le avversarie sul campo durante le partite.

Fino a febbraio mi allenavo circa dodici ore a settimana ed adesso mi trovo ferma da marzo.

Mi manca poter abbracciare i miei parenti e fare tutto ciò che ritenevo scontato per una ragazza della mia età.

Però, nonostante tutto, da questa situazione abbiamo imparato l’importanza di stare insieme e credo che questa sia la cosa che ci manca di più.

Se rispettiamo le regole, facendo ognuno di noi una piccola parte, torneremo presto alla vita che tanto ci manca”.

Più positivo G, 17 anni: “Questo periodo nel quale siamo in un certo modo segregati in casa è anche un’opportunità per dimostrare che noi studenti non studiamo in funzione dell’interrogazione ma per la vita. 

Sicuramente lo stress non può essere eguagliato allo stare in classe poiché lì c’è l’ansia per la verifica …. ma anche stando in casa il nostro dovere non viene meno”.

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