Intervista a Mons. Giorgio Demetrio Gallaro, Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi

"Papa Francesco mi ha chiamato come Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali. Da febbraio ho questo doppio incarico"

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PIANA DEGLI ALBANESISei anni or sono il Santo Padre prese la decisione di nominare Giorgio Demetrio Gallaro Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. Precedentemente il Monsignore, originario di Pozzallo, viveva a Pittsburg negli Stati Uniti, dove per dieci anni ha insegnato diritto canonico e teologia. D’accordo con il suo Vescovo melchita, della stessa tradizione bizantina di Piana degli Albanesi, aveva deciso che al compimento dell’anno accademico sarebbe tornato a tempo pieno al lavoro di parrocchia.

Così a metà marzo del 2015 ricevette una chiamata dall’ambasciatore vaticano negli Stati Uniti che comunicava a Gallaro la decisione del Papa. I cristiani fedeli di Piana, finalmente dopo due anni di amministrazione apostolica da parte dell’Arcivescovo di Palermo, avevano la propria guida religiosa. Il 28 giugno del 2015 cominciava il ministero episcopale del nuovo Vescovo. 

D: Cosa ha pensato subito dopo la chiamata del nunzio apostolico?

R: In un primo momento ero indeciso. Ma poi ho accettato. Chi sono io per mettere in discussione la volontà del Papa?

D: Prima di essere nominato Vescovo aveva mai sentito parlare degli arbëreshë?

C: Certamente. Grazie ai miei studi avevo una discreta conoscenza degli italoalbanesi; sia nell’Eparchia di Lungro, che mi era un po’ più famigliare perché durante i miei studi romani i periodi delle vacanze li trascorrevo a San Demetrio Corone. Sia dell’Eparchia di Piana. Quest’ultima l’avevo visitata tanto tempo fa quando ero ancora studente. Inoltre, in passato ho anche studiato la lingua albanese.

Da poco ha ricevuto un nuovo e prestigioso incarico da Roma. Papa Francesco mi ha chiamato come Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali. Quindi dal febbraio scorso ho questo doppio incarico.

D: Lascerà una comunità unita?

R: Alla quasi conclusione del mio ministero espiscopale in questa diocesi, penso che si siano ottenuti dei progressi e ci siano degli aspetti positivi.

D: Quali?

C: Nel senso che c’è una maggiore partecipazione dei laici in posti chiave. Per esempio di vari responsabili negli uffici diocesani più importanti che sono in mano dei laici. È stato un mio impegno quello di creare una sorta di equilibrio, perché la chiesa è fatta di chierici e laici. Ho messo in posti chiave dei buoni elementi che svolgono i loro impegni con zelo. Ad esempio negli uffici caritativi abbiamo un giovane dottore che ha accetto la mia proposta. Negli ultimi anni si è fatto un lavoro che precedentemente non si era mai visto.

D: Una cosa che porterà sempre con leI?

R: Uno dei ricordi sarà questa apertura del popolo, della gente. Ricordo che i primi anni, quando andavo a visitare i vari circoli di Piana, sono stato accolto in maniera egregia. In alcuni ambienti mi dissero che non avevano mai avuto la presenza del Vescovo. “Lei è il primo che viene”, mi dissero. Questo mi ha rincuorato, perché la gente ha bisogno di una guida per crescere, non solo civilmente o civicamente, ma anche da un punto di vista religioso. Questa semplicità di accoglienza è un aspetto che rimarrà sempre con me. Senza dimenticare il supporto che molti professionisti hanno saputo dare a questo Vescovo.

D: Cosa augura al suo successore?

R: Di potere continuare in tutte le cose che abbiamo iniziato. 

D: Conta di rimanere in contatto con l’Eparchia?

R: Certo. Non taglierò i ponti, anzi se ne aggiungeranno altri. 

D: I nostri giovani sono aperti alla chiamata di Dio?

R: Sì. Abbiamo dei giovani che hanno dato tutto se stessi alla possibilità di essere considerati per ordinazione sacerdotale. Attualmente quattro dei nostri giovani sono al seminario di Palermo dove si stanno preparando all’ordinazione. A mio avviso è un aspetto positivo, perché credo che i servitori religiosi debbano venire dalle famiglie dei paesi. 

Mons. Giorgio Demetrio Gallaro, Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi

D: Coincidenza volle che lei porti entrambi i nomi dei nostri due santi protettori.

R: Qualcuno ha anche detto che li ho aggiunti al mio nome prima di arrivare qui. Ma non è vero, naturalmente. Sono nomi di battesimo e cresima, come si suol fare nel mondo anglosassone dove si prende un secondo nome. 

D: Qual è stato, se vi è stato, il momento più difficile?

R: Forse nei primi due anni, perché non riuscivo a capire perché un gruppetto, tramite Facebook e  diversi giornali alla portata di tutti, hanno inscenato qualcosa che non è degna di questo bel popolo di Piana degli Albanesi. Non poche di queste persone non erano del luogo, quindi sono state manipolate non so da chi. Ma tutto va a gloria di Dio.

D: Cosa sente di dire a queste persone?

R: Che il Vescovo, i sacerdoti e i diaconi sono a servizio della comunità. Bisogna vedere il loro ruolo in questa inquadratura. La Chiesa è aperta a tutti. A quelli che ci vogliono bene e a quelli che la pensano diversamente.

D: Qualcuna di queste persone ha chiesto udienza?

R: Sì. E con semplicità e umiltà hanno ammesso i loro sbagli e si sono ricreduti. All’inizio avevo notato che per un gruppetto di sacerdoti di Piana il mondo dell’Eparchia fosse solo il loro paese. Così ho chiesto ad alcuni sacerdoti di spostarsi in altre parrocchie. Ma il tutto è successo sempre tramite un colloquio a quattro occhi con l’interessato.

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