“La Figlia Unica” di Guadalupe Nettel racconta due maternità, un modo per indagare l’amore

Essere madri è assumere una responsabilità. Una responsabilità che accentra a sé amore, ansie, dolore

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Essere madri è assumere una responsabilità. Una responsabilità che accentra a sé amore, ansie, dolore. Dolori dell’anima come dolori fisici, specie in quei nove mesi di gravidanza. La maternità diviene un investimento del tempo e della realtà, donare una vita e viverla. Quest’anno in Italia è arrivato un romanzo tanto profondo come La Figlia Unica (La Nuova Frontiera, 224 pp., 16.90 euro), scritto dalla messicana Guadalupe Nettel.

La storia si articola principalmente su due donne, Laura e Alina. Si conoscono a Parigi, nasce un’amicizia sincera. Hanno una certa visione della vita, si trovano allineate su diversi fronti. Il tema della maternità li lega ancor di più: diventare madre per ambedue significa cedere parte della propria libertà, trascurarsi in favore di una vita incontrollabile poiché non gestibile tramite le regole del mondo adulto. Ad un certo punto per Alina il discorso cambia: conosce Aurelio, nasce un amore intenso, un sentimento emerge. Il bisogno di suggellare quest’amore con una maternità; decide di affrontare nove mesi per donare una vita. Laura rimane perplessa per questa scelta ma accetta e supporta la tanto amata amica. In quel grembo sta prendendo forma Ines, la figlia tanto voluta.

Una normale visita medica cela un evento drammatico: il cervello di Ines ha difficoltà a svilupparsi per via di una malattia rara. C’è un’alta probabilità che, una volta nata, morirà dopo poco. Per Alina è un dramma indicibile. Quel momento di dolore però viene colmato da un bisogno di amore, l’esigenza di continuare quella gravidanza come nulla fosse. Amare Ines finché potrà, quel grembo è segno della sua esigenza di avere un compito nel grande discorso della vita. Laura assiste impotentemente, comincia a riflettere sul perché si accetti un tale sacrificio mentale e fisico che comporterà una fine atroce. Laura avrà modo di analizzare la maternità da un altro punto di vista; quello della sua vicina di casa Doris, madre di Nicolas. Un bambino in preda a crisi di rabbia, ingestibile per Doris e ulteriore motivo per Laura per conoscere quel qualcosa che ha sempre osteggiato.

La Figlia Unica è il ritratto di una donna che deve confrontarsi con una tematica ardua. Dipendere da una vita, aggrapparsi costantemente a quell’amore esibito in un grembo, tenuto tra le braccia, accudito nei primi passi, un esserino che cresce, ambasciatore di piccole felicità ma possibilmente di grandi dolori. L’Amore che ha diverse modalità di manifestarsi nelle cose, nelle persone, nelle gestualità. Essere madri non è l’unica ma ne è una. Un legame che si crea e non si spezza più. Anche se non si riesce a comprendere questo meccanismo sentimentale, accettare diviene il compito principale.

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