Maradona, “Il più sporco degli dei”

Un campione che si è sempre mostrato così per com'era: sfrontato, spudorato, vero

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Chiunque abbia studiato la mitologia greca a scuola ricorda, più o meno bene, le tante divinità del nutrito pantheon. 

Quello che accomuna i libri di scuola e si legge ampiamente nei vari testi recita più o meno così: “Gli Dei venerati dai greci erano l’incarnazione dei sentimenti e degli ideali umani”. 

L’osservazione che anche al più disattento dei lettori o dei commentatori non può sfuggire è la seguente: le divinità greche appaiono davvero terribilmente umane, anzi per l’esattezza sovrumane nei pregi, umanissime nei difetti, gelosie, vendette e comportamenti spregevoli compresi.

Storie di sentimenti esacerbanti e distruttivi, che lasciavano stranito e incuriosito il giovane studente e che non possono essere validate come esempi calzanti, almeno così come intendiamo il concetto nella nostra epoca, di asettico “politically correct” a partire dal mito di Eros e Thanatos. 

In realtà il talento umano, quando è davvero straordinario, fa sempre pensare a qualcosa di sovrannaturale.

Ci si chiede come possano coesistere spontaneamente in un essere umano doti intellettive, fisiche o artistiche  straordinarie all’interno di un contesto di normali debolezze e difetti basici.

Ci si chiede da dove salti fuori il genio assoluto in un semplice mortale. Come possa generarsi il talento autentico che travolge e condiziona la vita di chi ha la fortuna (o sfortuna) di possederlo e di generare gioco forza quella che può essere definita la suprema bellezza e il seguito osannante che essa comporta. 

La morte prematura di un autentico mito del calcio come fu Maradona ha scatenato, com’è usuale in situazioni simili, ovazioni e critiche sullo sportivo e sull’uomo, alcune delle quali parecchio approssimative, esagerate e sopra le righe.

Pulpiti di moralizzatori e moralizzatrici col ditino alzato che non hanno perdonato al Dieguito mondiale persino il fatto di esser morto nella giornata dedicata alla celebrazioni contro la violenza sulle donne e di averne oscurato, con la sua dipartita, gli eventi.

Diego Armando Maradona è stato uno dei campioni più celebrati e più discussi che il calcio ricordi. Un campione che non ha mai nascosto le sue origini di “ultimo tra gli ultimi”, le sue debolezze e le sue fragorose cadute, così come, con la stessa spontaneità, mostrava il suo genio attraverso gesta in campo che lasciavano impressionata anche una profana come me.

Un campione che non si è mai piegato a misere logiche di mercato, studiate a tavolino, e che si è sempre mostrato così per com’era: sfrontato, spudorato, vero. 

Anche quando il successo planetario e l’affetto troppo invischiante e invasivo dei partenopei, dimostrato anche nell’esprimere il cordoglio attraverso manifestazioni eccessive e fuori luogo, lo hanno travolto, nutrendo più i suoi vizi che l’innegabile talento. 

Lui sprofondava nei peggiori abissi, per poi risalire una china impegnativa fatta anche di generosità, di empatia profonda verso la parte sofferente del mondo, di umanità dolce e di immagini belle come quel “Che” tatuato sul braccio. 

“Il più sporco degli dei” lo ha definito lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano. Un Dio sporco che ci assomiglia: donnaiolo, chiacchierone, ubriacone, divoratore, irresponsabile, bugiardo, fanfarone” e forse per questo anche tanto amato. 

E con il commento di Galeano sulla morte di Maradona mi piacerebbe compendiare ciò che penso e che ho cercato di esprimere:

“Ai moralisti e ai superficiali dovrebbero togliere il diritto di parola. Perché senza un pensiero, un pensiero lungo ed articolato quel che al massimo possono esprimere è tanfo che esce dalla bocca nemmeno sotto forma di parole ma di suoni onomatopeici senza senso alcuno!”

Chi se la sente…scagli pure la prima pietra.

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