Rabbia, impotenza, delusione, e una classe politica inadeguata a combattere l’emergenza incendi

L'incendio è anche la sconfitta della classe politica che non ha provveduto in tempo a prevenire lo scempio che, puntualmente, si ripete ogni estate

0

Rabbia, impotenza, ma anche tanta delusione. Sono questi i sentimenti che in tanti abbiamo provato per tutta la giornata di ieri e durante il corso della notte, alla visione tragica delle lingue di fuoco che hanno squarciato il patrimonio naturalistico di Monreale. Una ferita indelebile, e una cicatrice che rimarrà indelebile negli anni.

Rabbia contro la mano certamente criminale che regolarmente, deliberatamente, impunemente, distrugge il patrimonio boschivo monrealese, mettendo a rischio le abitazioni e l’incolumità delle persone.

Un forte senso di impotenza, che proviamo da semplici cittadini, inermi di fronte all’azione vigliacca di individui (perché la matrice dolosa pare scontata), certamente esperti del territorio. A tal punto da appiccare le fiamme con la consapevolezza di sfuggire alla vista delle torrette di avvistamento della forestale. O che attendono che uomini e mezzi antincendio convergano su un focolaio per attivarne un altro a grande distanza, così da rendere più difficile un intervento di spegnimento immediato.

Ma anche tanta delusione nei confronti della classe politica che non ha provveduto in tempo ad intervenire per prevenire lo scempio che puntualmente si ripete ogni estate.

Una classe politica che assiste da anni all’azione di questi criminali, per poi esprimere parole di condanna, una classe politica che non ha provveduto in alcun modo a prevenire quella che possiamo definire la cronaca di una morte annunciata. E adesso, a disastro avvenuto, dinanzi ad ettari ed ettari di boschi andati in fumo, domandarsi come intervenire, appare quantomeno inadeguato. Come appare inadeguata quella classe politica che avrebbe dovuto aprire in ben altri momenti tavoli tecnici, proporre soluzioni o programmare interventi adeguati ad affrontare un quadro ampiamente previsto.

Eppure la soluzione non può passare che per un maggiore controllo del territorio. Attraverso l’utilizzo di squadre di operai forestali o di volontari impegnate a pattugliare i boschi, facendo scendere in campo l’esercito per presidiare i boschi (come proposto oggi dall’on. Caputo). O attraverso l’utilizzo dei droni per una sorveglianza dall’alto, che le moderne tecnologie consentono anche nelle ore notturne (A Valderice Legambiente ha promosso questa iniziativa in collaborazione con l’amministrazione comunale. Il servizio, del tutto gratuito, è offerto dal circolo Nautilus Trapani-Erice e le spese saranno coperte dal 5×1000). 

Ma soprattutto, tramite progetti, gestiti dai comuni o dal WWF, da Legambiente, o anche affidati a privati, che portino a vivere il bosco. Perché il maggiore deterrente contro l’azione della criminalità consiste proprio nel tenere un territorio (bosco o città che sia) vivo. Quindi aree attrezzate per campi estivi, sentieri per il trekking, percorsi di mountain bike, aree per picnic. È invece l’abbandono di un territorio a renderlo fertile affinché la criminalità, nelle sue varie forme, attecchisca.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.