Segnala a Zazoom - Blog Directory

“Monreale DOC”, la produzione vinicola d’eccezione della città normanna

Al consorzio enologico monrealese aderiscono 9 aziende, per una produzione di circa 50.000 bottiglie

Monreale e Montalcino. Cosa hanno in comune queste due splendide località italiane, a parte la M iniziale?

Se, per Montalcino, il pensiero corre immediatamente al celeberrimo “Brunello” (vino pluripremiato e celebrato), la stessa cosa non si puó dire per Monreale, almeno per il momento.

In realtà anche la città normanna ha la sua produzione vinicola d’eccezione, identificata con l’acronimo “Monreale D.O.C.”.

Il disciplinare della Monreale DOC, la cui prima versione risale all’anno 2000, garantisce, relativamente ai vini prodotti all’interno di un territorio delimitato, che “le condizioni ambientali e di coltura…devono essere quelle tradizionali della zona di produzione…” [D.M. 02/11/2000].

Al consorzio monrealese aderiscono, al momento, 9 aziende vinicole, per una produzione di circa 50.000 bottiglie.

Le recenti modifiche, datate 2018, hanno ridotto i vitigni abbracciati dal disciplinare da 12 a 4, escludendo uve come il Nero d’Avola e lo Chardonnay (che potranno essere imbottigliate con la denominazione DOC Sicilia), in favore della valorizzazione di Insolia, Catarratto, Perricone (vitigni autoctoni) e Syrah (coltura alloctona di grande tradizione in Sicilia, che da sempre ha assicurato importanti soddisfazioni a produttori e appassionati).

Ma la storia d’amore tra il territorio monrealese e il vino ha radici assai più risalenti, si parla del XII secolo, quando, sotto l’egida dell’Arcivescovato di Monreale, numerose erano le contrade coltivate a vite.

Negli storici archivi monrealesi, il Tabulario di S.Maria la Nuova e l’Archivio Storico Diocesano, sono conservati una serie di bandi comunali che regolavano la vita dei cittadini in ogni suo aspetto, tra cui gli adempimenti cui erano soggetti la produzione e il commercio del vino tra il ‘500 e i primi decenni dell’800 a Monreale e nel territorio circostante.

Dagli stessi documenti, curiosamente, si evince il consumo medio giornaliero di vino dell’epoca, che era pari a un quartuccio e mezzo (1,29 lt.) per gli adulti e a mezzo quartuccio (0,43 lt.) per i minori di 12 anni.

Oggi aziende come Baglio di Pianetto, Principe di Corleone, Alessandro di Camporeale, contribuiscono a esportare nel mondo l’immagine di una Sicilia diversa, di imprenditori seri che hanno l’eccellenza per vocazione e che hanno raggiunto anno dopo anno una rilevanza considerata chimera appena 20 o 30 anni fa, forti di numerosi riconoscimenti in campo nazionale e internazionale che non lasciano dubbi sulla bontà del loro appassionato lavoro.

Da consumatori non possiamo far altro che contribuire alla causa rinnovando la nostra fiducia a queste aziende, con l’auspicio di raggiungere presto la fama dei vini prodotti nella piccola città della provincia senese.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.