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Quale sarebbe il posto di un giovane Piero Gobetti nell’odierna Italia? La sua voce suonerebbe ancora ammonitrice

La lotta come mezzo di conquista della libertà era la stella polare della sua concezione

Quale sarebbe il posto di un giovane Piero Gobetti nell’odierna Italia? Lascia attoniti pensare che si spense quando non aveva ancora compiuto 25 anni. Perché nell’arco di quel tempo, così crudelmente breve, aveva fondato notevoli riviste come “Energie nuove”, “La rivoluzione liberale” e “Il Baretti”, scritto diversi saggi, pubblicato con i suoi marchi oltre cento libri, tra cui titoli di autori prestigiosi come il suo maestro Luigi Einaudi, per non parlare di quelli di Sturzo e Prezzolini. A lui si deve anche l’uscita della prima raccolta di poesie di Eugenio Montale, Ossi di seppia. 

Gobetti fu dal primo istante il più fermo oppositore del fascismo

Gobetti fu dal primo istante il più fermo oppositore del fascismo. Delle camicie nere non detestava tanto i metodi violenti ma piuttosto l’ideologia umanimista, la pretesa di incarnare l’Italia nel suo complesso e di ridurre l’intera nazione all’unico proprio denominatore. Egli non credeva che il fascismo potesse integrarsi nel sistema rappresentativo, infatti nel suo “Elogio della ghigliottina”, si augurava che dall’avvento di Mussolini scaturisse una tirannia sanguinaria, tale da risvegliare per reazione negli italiani la consapevolezza della necessità di condurre una battaglia intransigente per la libertà.

La fecondità della lotta come mezzo di conquista della libertà era la stella polare della sua concezione

La fecondità della lotta come mezzo di conquista della libertà era la stella polare della sua concezione. Ne scaturisce la simpatia per la rivoluzione bolscevica, cui riconosceva il merito di avere destato bruscamente la Russia dal lungo sonno dell’autocrazia zarista. Lo stesso vale per i movimenti di fabbrica torinesi, di cui si fece portavoce.

Gobetti era spietato con tutti. Delle vicende italiane dal risorgimento ai suoi giorni salva pochissime figure: Camillo di Cavour, Cattaneo, Salvemini, Sturzo, Gramsci. E non li salva in base al loro orientamento ideologico ma valutando la funzione obiettiva svolta da ciascuno di essi nel quadro della vita pubblica; anche un cattolico o un comunista, secondo Gobetti, poteva contribuire all’affermazione di uno spirito liberale genuino, purché agisse per risvegliare i cittadini dal torpore, spronarli all’impegno ed educarli alla lotta.

Anche un cattolico o un comunista, secondo Gobetti, poteva contribuire all’affermazione di uno spirito liberale genuino, purché agisse per risvegliare i cittadini dal torpore

Aborriva invece Mussolini. Certamente in Gobetti il culto della lotta viene esasperato ed è giusto evidenziarne i limiti. In un panorama corrotto e gerontocratico come quello odierno (dove ancora si sente parlare di candidature di politici come Berlusconi), populista in cui la politica si fonda sull’odio nei confronti del diverso, la sua voce suonerebbe ancora ammonitrice e sarebbe stato molto difficile farla tacere. 

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