Peppino Impastato, la scuola vandalizzata allo Sperone, la didattica a distanza per chi vive ai margini

Ancora oggi, nel 2020, si distrugge una scuola perché dà fastidio

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“Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai”. Erano tantissimi, un fiume in piena, i ragazzi che urlavano all’unisono questo motto durante il funerale di Peppino Impastato.
E noi lo ricordiamo bene anche se non eravamo presenti. Lo ricordiamo attraverso i fotogrammi da brivido, riprodotti dalla sapiente regia di Marco Tullio Giordana, nel magnifico film “i cento passi”. Chi non si è emozionato dinnanzi al fiume in piena di ragazzi con le bandiere rosse, il pugno chiuso di rabbia e lo struggente “A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum come sottofondo?

Sono passati 42 anni dal giorno in cui la Mafia si tolse dai piedi quel ragazzo coraggioso e determinato. Ma contro ogni probabile previsione, visto che in un primo momento la mafia stessa ne aveva simulato il suicidio, egli diventò una figura iconica soprattutto per chi, come me, crebbe e si formò negli anni immediatamente successivi.

La commemorazione di Peppino, in piena emergenza covid, avviene anch’essa, come tutte le commemorazioni di questo periodo, triste e surreale, decisamente sottotono.
Ci si chiede sempre più frequentemente, però, se, in questo periodo sopito e non solo per la pandemia, il valore di certi gesti di lotta frontale e inequivocabile alla mafia, riesca ancora a suscitare l’ardore puro e appassionato dei tempi migliori, oppure se quest’ultimo risente di una costante erosione di senso, sempre più svilito da un appiattimento etico lento ma inesorabile.

Di fatto, alla vigilia dell’anniversario di quel cruento assassinio che uccise un giovane uomo che intendeva combattere la mentalità mafiosa, soprattutto attraverso la bellezza e la cultura, a Palermo viene colpita duramente una Scuola di Frontiera, diventata avamposto di fermenti positivi e di cultura antimafiosa: l’ICS Sperone – Pertini.
Una scuola messa anch’essa forzatamente in stand by dall’emergenza, e, per questo, ancor più libera di essere oggetto di offesa, più simbolica, che materiale, da parte di quella criminalità organizzata che, per antonomasia, odia la scuola e teme la cultura.

In questa pesante emergenza sanitaria di scuola reale non si parla più.
Si parla e si straparla, invece, solo di DAD.
DAD si, DAD no, DAD forse.
Ma la didattica a distanza è solo un pallido surrogato della scuola vera, quella che sa veicolare solidarietà e collaborazione e che manca, in modo doloroso, a quasi la totalità dei bambini e dei ragazzi, passivi testimoni dell’emergenza sanitaria, ma soprattutto a quelli che non possiedono altre alternative ai propri vissuti, spesso sofferti e privi di esempi su cui poter contare.

Ragazzini che non hanno strumenti, pc, connessioni e, soprattutto, genitori in grado di accompagnarli in nessun tipo di navigazione educativa.
Piccolini che vivono ai margini, in quartieri dove il degrado culturale e umano la fa da padrone, in alloggi scomodi, se non fatiscenti.
A bambini, che badano da soli a sé stessi, senza guida alcuna, che non sanno neppure se riusciranno a mangiare un pasto completo o se salteranno il pranzo, cosa può importare di saltare le lezione online.

La didattica a distanza nella stragrande maggioranza dei casi ritengo non possa funzionare ed è innegabile che essa evidenzi l’effetto di amplificare le diseguaglianze presenti tra gli alunni, specchio di contesti plurimi e diversificati.

Disuguaglianze sociali come anticamera per perdersi nei meandri dell’illegalità e del malaffare, era il paradigma contro cui lottava Peppino e contro cui si impegnano molti docenti e dirigenti scolastici.
Ed è proprio questo paradigma che allarma in un tempo come questo in cui viene meno la possibilità di ritrovarsi tutti, immersi e protetti all’interno delle mura scolastiche, in un mondo strutturato e fondato sulla democratica condivisione, che possa fare da contraltare al caos esistenziale che accomuna un numero enorme di alunni di quartieri degradati.

La vera tragedia per molti studenti, piccoli e grandicelli, che vivono in luoghi periferici, dimenticati da Dio e dagli uomini, è quella di non poter più fruire di un’alternativa all’incuria e alla miope percezione di una vita ai margini, la vita di chi non si sente mai considerato da nessuno, di chi è abituato solo a tirare a campare, alla violenza…e basta.

Per questo l’ICS Sperone-Pertini è diventata una nave solida in mezzo a un oceano di degrado, capitanata da una “comandante” competente e coraggiosa, la DS Antonella di Bartolo che novella “Ulisse” non si accontenta di fermarsi alle Colonne d’Ercole.

Ecco perché questo atto ignobile è un colpo al cuore, che annienta anni di determinazione e di duro lavoro per sovvertire un futuro “già scritto” nella vita di tanti bambini e bambine, anche in nome di coloro che nel valore antimafia della scuola ci credevano enormemente come Padre Puglisi e Peppino Impastato. Ed è per questo che ci si domanda come mai dopo decenni di molteplici iniziative e attività di supporto alla valorizzazione di comportamenti virtuosi e aderenti ai principi della legalità, si ritorna pressoché al medesimo punto: ancora oggi, nel 2020, si distrugge una scuola perché dà fastidio.

E la scuola dello Sperone è veramente uno spazio alternativo e democratico essenziale come l’aria.
Lo spazio democratico che nessuna DAD ci può restituire.
La scuola delle mani sporche, delle menti e dei cuori pieni è l’unica garanzia per tentare di formare cittadini del futuro e per porre mattone su mattone, i presupposti per un barlume di inclusione sociale e di spirito di cittadinanza.

Ecco perché l’obiettivo principale delle prossime settimane e mesi, dovrebbe essere, quello di trovare soluzioni praticabili per riaprire le scuole in sicurezza. Per riportarci dentro il mondo, la vita e la speranza.

Purtroppo la scuola italiana, come d’altronde la sanità, è stata costantemente indebolita ed erosa dalle fondamenta, tra tagli lineari e classi pollaio. Ecco che ora i nodi vengono al pettine e, proprio per arginarne una deriva certa, servono idee nuove, serve l’impegno di chi la scuola la ama, la rispetta ed intende “rianimarla” in toto, con tutte le sue prerogative e il suo immenso e ineguagliabile valore formativo.

Sarebbe auspicabile, dunque, trovare la modalità più adeguata per riaprire la scuola e con essa supportare ancora una volta e con forza la lotta per affermare i valori più giusti e la speranza di chi non vede altro che nuvole fosche all’orizzonte della propria giovinezza…i ragazzi dello Zen, dello Sperone, di tutta Palermo e dell’Italia intera, attraverso l’esempio di persone come Padre Puglisi, Peppino Impastato e di docenti di buona volontà, si aspettano una scuola attiva e formativa e francamente almeno questo… se lo meritano.

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