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Pio La Torre, il ricordo di un uomo che stava dalla parte “giusta”

Il ricordo di un uomo dall'alta statura etica e dalla visione politica ampia

Ricorre oggi il 38° anniversario della morte di Pio La Torre ucciso il 30 aprile del 1982 mentre si trovava in auto insieme a Rosario Di Salvo. Vorrei ricordarlo con la forza e la capacità di stare dalla parte “giusta” che sempre ha contraddistinto il pensiero e, soprattutto, l’azione di La Torre. Oggi, in un contesto come quello che stiamo vivendo in cui la pandemia, di fatto, ci sta limitando nelle nostre libertà sociali, di lavoro, di impresa e anche affettive e in un momento in cui l’Italia, l’Europa ed il Mondo si scoprono fragili, confusi e spaesati, dove da “una società liquida” ci si è trovati di colpo proiettati in una “società sotto vuoto spinto”, surreale in cui l’unico addentellato “alla realtà” sembra rimanere il mondo virtuale…appunto, oggi, Pio La Torre cosa avrebbe detto e, soprattutto, cosa avrebbe fatto? Per i più giovani (e non solo) ricordiamo sinteticamente chi è stato e cosa ha rappresentato Pio La Torre.

Pio La Torre nasce a Palermo il 24 dicembre 1927, da famiglia contadina, nella borgata Altarello-Baida. Le sue prime esperienze politiche coincidono con il movimento per l’occupazione delle terre del 1950, come membro dell’allora Partito Comunista Italiano. Durante l’occupazione di un feudo nei pressi di Corleone, da giovane militante e quadro politico-sindacale, viene arrestato dai “celerini” del Ministro degli Interni dell’epoca, il siciliano Scelba. Ben diciotto mesi di carcere in virtù di un Codice di Procedura Penale (il Codice Rocco) retaggio dell’epoca fascista. Uscito di carcere diventa dirigente della Camera Confederale del Lavoro (1952-1958), eletto nel Consiglio comunale di Palermo (1952- 1966) e nel frattempo come Segretario regionale della Confederazione Generale del Lavoro (1959), Segretario regionale del Partito Comunista Italiano siciliano (1962), deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana (1963), Consigliere Comunale di Monreale (1964-1968). Nel 1969, è inviato a Roma con l’incarico di responsabile della Sezione Agraria e Meridionale del P.C.I. Durante il XV congresso nazionale del P.C.I., entra a far parte della segreteria nazionale del Partito. Nel 1972 è eletto in Parlamento, in cui permarrà per tre legislature, prendendo parte ai lavori della Commissione Parlamentare Antimafia, per cui redige nel 1976 la relazione finale di minoranza. Nel 1981 viene inviato nella sua Sicilia per tornare a ricoprire il ruolo di Segretario regionale del P.C.I.. Non è “una retrocessione” ma la consapevolezza che solo una figura come lui poteva dare una svol e subito s’impegna con la campagna “Un milione di firme per la pace“, in seguito all’installazione dei missili Cruise nella base N.A.T.O. di Comiso. Nel 1980 presenta, unitamente al deputato parlamentare Virginio Rognoni, un progetto di legge per inserire nel Codice di procedura penale il reato d’associazione a delinquere di stampo mafioso e, in aggiunta, di concedere la facoltà alla magistratura di violare il segreto bancario ai fini dell’accertamento giudiziario con la confisca dei beni dei mafiosi. Il 30 aprile 1982, Pio La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo, compagno di partito, vengono trucidati da killer della mafia poco dopo essersi allontanati dall’allora sede del P.C.I. sita in Corso Calatafimi. Dopo la sua morte il progetto di legge per l’istituzione del reato di associazione mafiosa subisce un’ accelerazione in Parlamento, viene quindi convertito in Legge dello Stato poco dopo l’assassinio.

Chi lo ha conosciuto direttamente ha sempre sottolineato la statura etica di La Torre. La capacità di combattere le ingiustizie sociali, di fare battaglie popolari senza populismi, di avere una visione ampia e di sistema, legata ad azioni concrete e capaci di incidere nei diversi contesti, sono caratteristiche che lo facevano apprezzare non solo dentro il suo partito. Chi ha visto i suoi comizi in Piazza a Monreale ricorda la sua schiettezza e la capacità di indicare chiaramente i responsabili delle questioni più spinose del territorio.I suoi interventi da Consigliere Comunale a Monreale erano improntati all’innovazione in un territorio schiacciato esclusivamente sulla speculazione edilizia e incapace di cogliere la sua vocazione agricola e turistica. L’agricoltura, modernizzata e di qualità, era un suo chiodo fisso. 

Oggi, in epoca di corona virus, sono convinto che, in una situazione come quella che stiamo vivendo, la sua preoccupazione sarebbe tesa a trovare soluzioni concrete per chi, più di tanti altri, rischia di vedere andare in fumo i sacrifici di una vita per lo stop, “fisiologico” ancorché per decreto, del turismo. Al contempo, si batterebbe in Europa per rivedere i trattati che regolamentano le filiere produttive, specie in agricoltura, e lavorerebbe per un piano nazionale e regionale per il rilancio strategico, in questo contesto, dell’agricoltura e delle filiere collegate. Infine, ma non per ultimo, il suo impegno si sarebbe diretto ad evitare speculazioni sul bisogni emergenti e al contrasto delle organizzazioni mafiose e, oggi, massonico-mafiose. E mi piace pensare che, con la sua corporatura imponente e la sua forza etica, si sarebbe alzato come un muro invalicabile per quei mafiosi che stanno beneficiando di “scarcerazioni facili”. Lui, ne sono convinto, avrebbe indicato (come nei comizi in Piazza a Monreale) responsabili e falle nel sistema giuridico e/o politico-giudiziario ma, contemporaneamente, avrebbe cercato alleanze politico-istituzionali per porre rimedio ed evitare simili scempi, oltraggio alla memoria di chi, come lui, ha perso la vita per contrastare il crimine organizzato.

Diciamocela tutta; di questi tempi, Pio La Torre…ci manca!

Roberto Gambino Coordinatore del Movimento “Il Mosaico”

 

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