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“Nu me sta bene che no”. Il “pischello” di Torre Maura e chi ha la “puzza sotto il naso”

Monreale, 8 aprile 2019 – Chi, indipendentemente dalle proprie opinioni, non ha provato un moto (anche solo accennato) di simpatia nei confronti del ragazzino di Torre Maura?

Simone, sguardo fiero, idee chiare espresse con educazione in un simpatico e popolare “romanesco”, si confronta con un esponente di Casapound, in difesa delle minoranze, (nella fattispecie dei rom) con argomentazioni, opinabili per alcuni, ma sicuramente mature e consapevoli.

Un “pischello” quindicenne che si è appena affacciato al mondo ma che sa già guardarsi intorno, riflettere e argomentare sulle incongruenze più evidenti di questa società.

Si può essere d’accordo con Simone o magari dissentire con quanto afferma, ma di certo non si può dire che la sua comunicazione non sia stata efficace o che il suo atteggiamento non sia apparso composto e assertivo.

Invece, tra gli immancabili cercatori di peli nelle uova, si ode il cinguettio della scrittrice e giornalista Elena Stancanelli: “Per carità, il pischello di Torre Maura, che gli vuoi dire, coraggioso… ma che uno a quell’età non sappia parlare in italiano non vi fa impressione?”

Un tweet che trasuda un’annoiata supponenza da piedistallo, che evoca una smorfia da “puzza sotto il naso”, che cela a malapena la spocchia tipica di chi, sentendosi superiore e quindi legittimato a giudicare, potrebbe fermarsi a guardare la luna indicata dal saggio, ma preferisce soffermarsi sul dito che la indica.

In difesa del ragazzo arriva il post su fb del suo prof di italiano e storia, il quale puntualizza come Simone, in classe, si esprima in un italiano perfetto, corretto ed efficace. La chiave di volta che scardina il senso delle cose è sempre la stessa, ovvero la rincorsa al tweet più “arguto”, l’incontinenza nel voler scrivere “cose intelligenti”, rintuzzando polemiche su polemiche, supportata egregiamente dall’incredibile velocità del web. Spesso, indipendentemente dall’eventuale spessore culturale dello scrivente, si lanciano sui social post intrisi di superficialità, che galleggiano sul pelo dell’acqua anziché incuriosirsi per i fondali sottostanti. Nel caso di Simone ciò che viene in mente, osservando bene il non verbale, è la sua intenzione di farsi comprendere bene, di far arrivare un messaggio chiaro e inequivocabile al suo interlocutore.

Possedere, soprattutto a quell’età, la flessibilità mentale per riuscire ad adeguare il linguaggio al contesto è semplicemente indice di intelligenza e di maturità e questo concetto non può essere smentito da nessun insegnante “col matitone rosso/blu” tra le mani.

Chi possiede un briciolo di buon senso sa come servirsi della propria lingua per comunicare in ogni contesto: al mercato del Capo, come nei salotti buoni…al convegno su Dante come dal parrucchiere. 

La flessibilità linguistica, come ho già accennato, è semplicemente indice di flessibilità mentale, di voler stare intensamente tra la gente, di voler conoscere ogni “mondo” guardandolo direttamente negli occhi.

Per questo motivo credo, con tutto il rispetto che si deve alla libertà di espressione e di opinione, che la signora Stancanelli, in questa circostanza, abbia forse perso un’ottima occasione per farsi una passeggiata invece che tweettare la sua nota “da maestrina”…e questa cosa, a me e a molti, “nu ce sta bene che no”.

1 Commento
  1. Francesco Noto scrive

    Cara Maria Rosa, le tue argute considerazioni, a me e a molti, <>. Francesco Noto

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