Monreale, 8 Marzo 2019 – Oggi, come ogni 8 Marzo, si celebra tradizionalmente la giornata internazionale della donna. Durante questo esiguo spazio temporale non si fa che discutere di donne e dei problemi delle donne. Tutti si sentono in dovere di disquisire sull’argomento “donna” e difatti si dicono (e si scrivono) fiumi di parole ovunque: sui social, sui giornali, in molteplici e diversificati eventi appositamente organizzati.
In questa giornata, quindi, si celebrano un po’ tutte le donne: donne comuni, donne intraprendenti, donne vittime di sessismo e misoginia, donne giovani, donne anziane, donne forti, donne che hanno contribuito a cambiare il mondo, donne belle e donne intelligenti. Le mimose invadono le strade, i luoghi di lavoro, le case e quasi tutti i ristoranti e i locali della “movida” mettono a punto i classici pacchetti da “evento comandato”, come avviene per capo d’anno o S. Valentino.
Nell’elencare le varie tipologie di donne, ho voluto intenzionalmente separare le ultime due in categorie specifiche, quella delle “donne belle” e quella delle “donne intelligenti”. Questa separazione, palesemente fittizia e un po’ pretestuosa, rende bene l’idea di come, a volte, nell’immaginario collettivo, bellezza e intelligenza siano difficili da abbinare insieme.
Bellezza e intelligenza, quelle veramente fuori dal comune, quasi mai vengono considerate, infatti, come possibili doti naturali ipoteticamente coesistenti nella medesima donna.
Molti individui (uomini in particolare) continuano a considerare le donne particolarmente avvenenti come persone votate alla cura del loro aspetto fisico a discapito dell’aspetto intellettuale, evidentemente trascurabile. Di tale pregiudizio c’è traccia in ogni dove, dalle battutacce pronunciate quotidianamente nei confronti di chi ha un aspetto gradevole e femminile, alla pubblicità, dagli articoli di giornale (a volte anche con firme prestigiose e autorevoli) ai film e alle trasmissioni tv. Oltretutto, quando si menzionano donne di scienza, si fa sempre riferimento a volti normali e rassicuranti, come quelli di Margherita Hack o di Rita Levi Montalcini per intenderci, che rimarcano, sempre nell’immaginario di tutti, il presunto divario esistente tra femminilità ostentata e capacità intellettive.
In controtendenza con tale declinazione dell’essenza femminile, una delle tante, retoriche, scontate e velatamente ipocrite che inflazionano l’8 Marzo, vorrei semplicemente raccontarvi la storia di una donna decisamente fuori dagli schemi e, forse per questo motivo, poco conosciuta. Una donna dalla bellezza straordinaria e dall’intelligenza scientifica incredibile. Una donna che con la sua testimonianza ha rappresentato l’intreccio di due vite differenti, ciascuna delle quali legata ad una sua specifica peculiarità: quella di star hollywoodiana legata alla sua indiscutibile bellezza cristallina e quella di scienziata riconducibile ai suoi neuroni particolarmente efficaci.
La storia che sto per narrarvi è quella di Hedy Lamar.
Hedy era un’ebrea austriaca con una caratteristica davvero abbagliante: una bellezza incredibilmente perfetta. Nata nel 1914, cominciò giovanissima a recitare. Si sposò molto presto con un ricco armatore, ma il suo matrimonio risultò sin da subito piuttosto infelice. Nel frattempo, nei confronti degli ebrei di quegli anni iniziò ad allungarsi, sempre meno in sordina, l’ombra oscura e tenebrosa del nazismo di Hitler.
Hedy meditò di fuggire e ci riuscì, imbarcandosi alla volta degli Stati Uniti. Il destino volle che sulla stessa nave viaggiasse Louis B. Mayer, il celebre produttore cinematografico statunitense. Egli, colpito dalla sua avvenenza e dalla sua grazia, decise di ingaggiarla subito.
Nei decenni successivi Hedy lavorò senza sosta come attrice ed entrò definitivamente nello star-system, diventando essa stessa una star molto conosciuta. Si dice che il suo volto così perfetto abbia ispirato quello di Biancaneve e di Catwoman.
Ma questa è solo una delle vite di Hedy, la più esteriore.
L’altra sua vita scorre in modo perfettamente parallelo in un settore distantissimo quasi antitetico: le scienze.
Oltre al suo aspetto avvenente e glamour, Hedy possedeva, infatti, un talento scientifico fuori dal comune.
Sin da ragazzina, quando tornava a casa da scuola, si dedicava con passione ai suoi interessi prioritari, ovvero al suo “tavolo delle invenzioni”.
Quando sposò, in seconde nozze, un aviatore, si prodigò con precisione e competenza alla definizione puntuale dell’aerodinamicità relativa alle ali degli aerei, così come ci appaiono adesso.
Ma la sua invenzione più importante fu la cosiddetta “frequency hopping”, un avanzamento tecnologico che contribuì, in modo decisivo, alla sconfitta dei nazisti e che costituì la base di tutte le tecnologie di comunicazione (prive di fili) che ormai usiamo comunemente, dal wi-fi al Gps.
La cosa più surreale e che Hedy venne sempre ricordata, da intere gererazioni, esclusivamente per il carisma legato al suo straordinario fascino…senza considerare un “piccolissimo dettaglio”: se oggi abbiamo la possibilità di accendere un PC e collegarci con il mondo intero, il merito è soprattutto suo.
Probabilmente se si fosse trattato di un bell’uomo, egli sarebbe stato ricordato solo marginalmente per il suo sguardo ammaliante o per il suo corpo attraente ma, al contrario, sarebbe sicuramente entrato in pompa magna nella Storia per il semplice ed evidente fatto di essere uno degli scienziati “più straordinari” di tutti i tempi…e basta.
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