Monreale, 13 dicembre 2017 – Nel giorno di Santa Lucia, la tradizione dice di astenersi da farinacei, pane e pasta ma in compenso avviene una vera e propria scorpacciata di arancine. È la giornata dell’odore di fritto nell’aria, già dalle prime ore dell’alba. Il profumo arriva fuori dalle rosticcerie, ma anche dalle abitazioni di chi ancora prepara in casa il simbolo della festa.
Nel giorno di Santa Lucia il menù del giorno prevede anche gateau di patate, panelle dolci e l’altro pezzo forte, la cuccìa: chicchi di grano bolliti immersi in pirofile di ricotta zuccherata e condita con pezzi di cioccolato e canditi.
Ieri l’arancina di Sfrigola si è aggiudicata il podio della più buona del 2017. Palermo vince la disfida con Catania fra arancina e arancino grazie alla bontà fritta della ‘Chicco tondo’ dei fratelli Pizzurro ideatori del format arancine a vista e fondatori del progetto di franchising ‘Sfrigola’. A Villa Igea il confronto fra i 3 migliori produttori di arancine palermitane e i tre migliori produttori di arancini catanesi. Alla fine l’ha spuntata Sfrigola ottenendo il miglior risultato in assoluto. La gara, organizzata dal giornale Cronache di gusto, quest’anno ha visto una modifica al format tradizionale. Una prima selezione a Palermo ha scelto le 10 arancine più buone ed ha posto sul podio ex equo le tre migliori.
Ma a Monreale qual è la migliore arancina? I bar e le rosticceria di Monreale già da qualche giorno sono stati inondati di prenotazioni, ma ogni monrealese si affida a quello di fiducia. Ormai i gusti dell’arancina sono diversi. I banconi stracolmi di una varietà di sapori, le classiche carne e burro fanno spazio alle palle di riso al salmone, ai funghi, spinaci, salsiccia, salame. Ma non mancano anche le arancine dolci come quelle alla nutella. E voi siete tradizionalisti e quindi non tradirete la classica arancina alla carne oppure andrete alla scoperta di nuovi gusti?
La leggenda racconta che la Patrona di Siracusa, Lucia, protettrice degli occhi, è una delle sante più venerate a Palermo. Così si narra che in un periodo di carestia i palermitani si affidarono proprio alla santa aretusea per interrompere il digiuno che “rispose” facendo arrivare al porto un bastimento carico di grano. Il grano non venne sottoposto a molitura per farne farina, venne bollito e condito con un filo d’olio per sfamare il maggior numero di persone nel più breve tempo possibile. Nacque così la cuccia, altra specialità gastronomica che oggi sarà su molte tavole. Da quel momento si dice che i palermitani nel giorno di Santa Lucia preferiscano astenersi dai farinacei, pane e pasta su tutti. C’è chi addirittura in questa giornata non tocca assolutamente cibo.