
Monreale, 4 settembre 2017 – Tramandati oralmente di generazione in generazione così alcuni “cunti” sono arrivati fino ai giorni nostri. La monrealese Terrasi in un quaderno, ormai ingiallito dal tempo, ha lasciato una testimonianza scritta di devozione a Santa Rosalia. Molto venerata anche a Monreale, soprattutto negli anni passati.
Maria Teresa, scomparsa circa 15 anni fa all’età di 70 anni, era una devota e il 4 settembre partecipava alla processione nella contrada di Santa Rosalia. Tra le pagine del suo quaderno, tra le diverse storie e poesie, la monrealese riporta il “cuntu” dell’Eremita. Un materiale tradizionale che si è storicizzato sulla bocca di individui, che narravano e che ascoltavano in un determinato ambiente. Storie apprese nella cerchia familiare o nell’immediato vicinato del quartiere, magari dalle proprie nonne, che, a loro volta, le erano state raccontate dalle loro madri…

“Santa Rosalia, quando era nica si vestìo di rimita, lu Signuri si la chiamao m’paradiso si la purtao, a li quattro cantuneri ci sù quattro bedde altari e la musica chi facia viva Santa Rosalia e noi canteremo con un bel viso viva la Vergine del Paradiso e noi canteremo con allegria viva la Vergine di Rosalia.”
Rosalia sopra i monti
“Rosalia sopra i monti raccontava i belli racconti, il demonio ci dicia va maritati Rosalia. Sugnu bona maritata a Gesù sugnu spusata con Gesù e con Maria viva Santa Rosalia. Rusulia teccà sta littra ti la manna lu tò patri ed è chiuso nel suo palazzo sta facenno come un pazzo. Rusulia la littra legge e si misi a lacrimare un sintenno li paroli intenerisca lu sò cori. Cavaliere aspetta un poco quanto vaio a la mia grotta mi mittemo la croce in collo è picchiamo riccà sutta Rusulia Rusulia cu stà cruci tu che fare si fussi ri tia e di mia in cento pezza la faria. Calao un Angelo cu la stola brutta bestia esci fora calato l’Angelo cu la spada brutto bestia nota strada.”
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