“L’Inquisizione è donna”, l’ex ospedale Santa Caterina ritorna ad essere una prigione spirituale FOTO

Dopo circa 450 anni vengono raccontate per la prima volta storie di donne inquisite e condannate a Monreale

Monreale, 8 marzo – Mentre fiorivano scienze e cultura e si scoprivano nuovi continenti, delle donne venivano giustiziate. Antonilla la Xinica, Innocenza Vitali, Francesca la Fidanzata, Ninpha la Dolce, Aeleonora Gatto, Geromina Cappellino, Maria Nicoloso furono inquisite e condannate a Monreale. Ma chi erano queste donne? Streghe ma anche eretiche, mistiche, ebree, bigame, concubine, schiave, convertite. Accusate di compiere atti di magia quali sortilegi, malefici, fatture, legamenti o di intrattenere rapporti con forze oscure e infernali.

Siamo a Monreale, intorno al 1600 nel carcere spirituale dell’ospedale Santa Caterina, dove venivano tenute le donne accusate di aver commesso un reato. Reati che non si configuravano come eresia ma come violazione di regie prammatiche o pratiche che ledevano la morale, la religione e la sacra funzione della famiglia e del suo ordine canonico. Le pene inflitte non erano di certo tenere.

Ieri pomeriggio, fra candele e fiaccole disseminate all’interno di Casa della Cultura, uomini incappucciati hanno accompagnato gli spettatori in un tempo lontano. Il periodo è quello dell’inquisizione e quelle donne stavano per essere condannate. Ma un finale inaspettato, per scelta del regista Giuseppe Moschella, ha risparmiato le inquisite dalla tortura e dalla triste sorte che le aspettava. Velocemente radunate in cerchio, saranno loro a sopprimere l’inquisitore. Una sorta di rivalsa, che il regista ha scelto di dare a queste donne vissute in un tempo dove il clima di sospetto e inquisitorio era più forte della ragione.

Lo spettacolo fa parte del programma di eventi “moovingbook”, curati dall’Assessore Nadia Olga Granà. La performance teatrale è nata da un’idea del regista palermitano Giuseppe Moschella. Interpreti dello spettacolo sono stati: Anna Maria Balistreri, Barbara Bruno, Pietro Gambino, Cosimo Grimaudo, Silvia Lo Porto, Mimmo Russo, Mariella Sapienza, Fabiola Termini, Francesca Vaglica, Rodolfo Lo Iacono. Musiche di Maurizio Curcio, voce di Valentina Migliore, con la partecipazione di Alessandro Trifirò e Danilo Speciale, giovanissimi allievi di musica dell’Associazione Onda Sonora.

Dopo circa 450 anni le loro storie vengono alla luce, dall’archivio comunale Giuseppe Schirò, grazie alla ricerca dei testi curata da Roberto Cervello e Tony Corso. Grazie al loro prezioso contributo, per la prima volta queste storie vengono raccontate. Viene fatto proprio lì dove è iniziato e finito tutto, nell’ospedale Santa Caterina oggi Casa della Cultura. Esce fuori un mondo di trasgressioni e di emancipazione femminile. I processi dell’inquisizione ci raccontano non soltanto una storia di repressione, ma anche un universo di libertà. Tra gli inquisiti a Monreale c’erano anche degli uomini, Francesco Viglianti e Luca Pallicino proprietario dell’osteria della Batia vicino al Monastero. I due erano accusati di essersi intrattenuti con donne cortigiane.

Dal 1330 al 1700, quattro secoli di processi, torture e roghi. Si diffonde l’idea che le streghe siano una minaccia per il mondo, dietro di loro ci sia il diavolo e bisognava stanarle sterminandole. Superstizioni, leggende, culti pagani sopravvissuti. La stregoneria è tutte queste cose, la caccia alle streghe invece è stata una tragedia che ha mietuto migliaia di donne. A spegnere i roghi si dovette attendere l’istituzione del Sant’Uffizio nel 1742.

“La fantasia priva della ragione genera impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie”. Questo il significato racchiuso in una delle opere di Goya, pittore di quei tempi e autore dell’opera “Il sonno della ragione genera mostri”. Chissà che avesse ragione lui.

 

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