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Carcere Pagliarelli, i detenuti fanno teatro. “L’arte e la cultura rendono liberi”

Il progetto "Evasioni Teatro Legalità e Cultura" di Daniela Mangiacavallo ha dato la possibilità ai detenuti attori di lavorare insieme al regista Claudio Collovà

Palermo, 3 marzo – Scelto un punto di fronte, gli è stato chiesto di fissarlo. I detenuti attori, uno accanto all’altro, minuto dopo minuto, iniziano a concentrarsi, attenti ai comandi lanciati si lasciano guidare nello spazio. Così, partendo dal silenzio, il regista Claudio Collovà ha condotto gli uomini coinvolti nel laboratorio del progetto “Evasioni Teatro Legalità e Cultura” della regista Daniela Mangiacavallo.

Camminando lentamente, l’uno di fronte all’altro, si guardano dritto negli occhi, ed inizia la comunicazione, sguardi forti che si seguono, l’emozione che passa tra i due è segreta, solo loro sanno. C’è chi è talmente concentrato che si lascia scappare una lacrima, si commuove di gioia o forse di dolore, chi lo sa.

“L’arte e la cultura rendono liberi – dice Francesca Vazzana Direttrice del Carcere Pagliarelli – i detenuti sono cresciuti molto, hanno buona volontà e tanta voglia di mettersi in gioco. Il percorso, che stanno seguendo non è solo finalizzato a diventare attori, ma ad ascoltarsi e verbalizzare le proprie emozioni. Il mio termometro siete voi – continua la Direttrice – vogliamo evitare il suicidio, vogliamo che le persone detenute non si deprimano, che siano sempre motivate, per questo che ben vengano attività come quelle teatrali dove le persone in detenzione vengono strappate a possibili momenti di sconforto”.

La musica del silenzio ha sostenuto l’attenzione dei detenuti attori, accompagnandoli verso la concentrazione perfetta, lasciando spazio ai loro sensi. Sguardo e contatto sono stati gli elementi principali del laboratorio del regista Collovà.

“Occhi che trasmettono emozioni diverse, occhi importanti ed espressivi giravano sul palco del Teatro Pagliarelli – racconta Collovà a percorso concluso – mentre li osservavo dicevo a me stesso quanto sono belli, e quanto è importante l’essere umano nella sua semplicità. Il teatro ha bisogno delle anime”.

Foto di Sonia Pennino

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