San Giuseppe Jato, 21 novembre – In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 Novembre, I Policandri porteranno in scena una pieces teatrale di forte impatto, organizzatori della serata sono l’ Associazione E.O.S. e la Presidenza del Consiglio del Comune di s. Giuseppe Jato.
La ‘Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’ fu istituita il 17 Dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con ricorrenza annua il 25 Novembre. La data del 25 Novembre fu stabilita per commemorare il tremendo assassinio delle tre sorelle Mirabal, avvenuto nel 1960. In quel giorno, le tre donne, impegnate socialmente e politicamente nella liberazione della Repubblica Dominicana dalla dittatura di Rafael Leonidas Trujillo, mentre si recavano a far visita ai mariti prigionieri, furono fermate per strada, portate in un luogo segreto e lì torturate e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, simulando un incidente in automobile.
Potremmo pensare che da quel giorno gli eventi si siano svolti in modo diverso, ma sarebbe un’idea veramente sbagliata, guardando anche alle statistiche fornite dall’ONU: almeno il 35% delle donne nel mondo è stata vittima di violenza fisica o sessuale. Questo dato è abbastanza veritiero ma una grande percentuale che sfugge è costituita da quelle donne che vivono questo incubo nel silenzio, non denunciando, accettando, sottomesse, quello che avviene tra le loro mura o nella loro città.
Bisogna precisare un fatto molto importante: la violenza non è solamente fisica o sessuale, è anche e soprattutto psicologica. E dove nasce questo tipo di violenza? Non è solamente il proprio partner a esserne il fautore, ma delle strutture ancora più alla base della vita di ogni individuo, cioè la famiglia, la scuola, e un certo bigottismo ecclesiastico, che vede la donna come necessariamente sottomessa all’uomo.
Su questa riflessione è improntato il nuovo spettacolo della Compagnia Teatrale Contemporanea I Policandri, di seguito la sinossi:
Il seme della violenza sulla donna viene generato in famiglia, certo la scuola, la Chiesa, la società, fanno da incubatrice, affatto involontaria, ma è nella famiglia che il seme nasce e cresce. Ed infatti un piccolo innocuo battibecco, avvenuto a tavola, il luogo sacro, simbolo dell’unità familiare, mostrato in video, ci racconta della differenza di formazione, di educazione tra figlio maschio e figlia femmina. Il primo votato a diventare grande, eterno. Medico, per la madre, campione di calcio per il padre. Per la figlia, invece, matrimonio e figli. La scena si sposta su un palco teatrale, ora la bimba è adulta e si racconta, e lo fa in un dialogo con presenze immaginarie,la sua famiglia, suo fratello, ora adulto, un’amica. Dialogano, eppure paiono occupare dimensioni e spazi diversi. La donna si narra, ora che ha vissuto ed è stanca di non vivere, ma di lottare contro la sua famiglia, e contro tutto ciò che al di fuori di essa la vuole senza identità. Perché nessuno pronuncia il suo nome. Lei non ha identità, non è nulla, per ora. Solo abiurando il suo passato potrà ottenere il nome generico di Moglie, e , successivamente, quello generico di Madre. La sua famiglia, e la sua amica, e altre persone sono poste accanto a lei, nella posa degli apostoli de ‘ L’ultima Cena’ di Leonardo Da Vinci, e dialogano con la presenza che Leonardo pose al centro dell’opera, qui, però, vi è solo una sedia vuota. Un’assenza. Una non presenza. Altri video raccontano la donna, mentre questo esoterico dialogo si dipana. La donna è giunta sul palco dove campeggia uno strano altare di stampo cattolico (mutuato da giochi di bimbi, usi costruire altari di cartone nei mesi di Maggio di alcuni anni fa). Vi è giunta per abiurarsi, per presentarsi – tavola di cera intonsa – a colui che sarà suo marito. Ma la sua abiura non basta, se il marito è disposto a dimenticare il suo passato, a portarla all’altare non più vergine, il pentimento della donna non è bastante. La famiglia si sposta allora nella stessa dimensione della donna e dà corpo ad una cerimonia che racconti della donna il futuro. Il fratello, improvvisato cantante neomelodico, recita un mantra mentre la raccapricciante scena si dipana, contribuendo a rendere assurda e irreale una scena che ci racconta, invece,una realtà macabra. Ma solo per le donne.
La serata è stata organizzata grazie all’Associazione E.O.S. e alla Presidenza del Consiglio Comunale di San Giuseppe Jato. Durante lo svolgimento presenzierà, anche, l’Associazione di Portella della Ginestra. L’appuntamento è venerdì 25 Novembre 2016 alle 21, presso il Centro Diurno di S. Giuseppe Jato.
‘Nessuna identità’ è un progetto realizzato da Angela Picone, Dalila Siviglia e Maurizio C. L. Vitale, Produzione Collettivo 25 Novembre.
Testi e regia teatrale Maurizio C. L. Vitale
Regia video Dalila Siviglia
Aiutoregia e segretaria di produzione Angela Picone
Costumi e scenografie Roberto Matranga
Effetti audio Giuseppe Calisti
Tecnico audio Ezio Fratello
Attori video:
La famiglia a tavola
Capofamiglia Mariano Lo Bianco
Madre Rosalia Lauro
Fratello Giuseppe Casarubea
La donna da piccola Elda Li Mandri
Donna Identità Simona Schiera
Donna Sesso Simona Schiera
Attori scena teatrale
Donna Simona Schiera
Capofamiglia Mariano Lo Bianco
Madre Rosalia Lauro
Fratello Gabriele Clemente
Marito Roberto Matranga
Amica Angela Picone

