Monreale, 16 ottobre 2016 – Quando la vita sociale e culturale, anche se in modalità episodiche, viene “agita”, assunta in carico e vissuta da una comunità scolastica che sposa le istanze di partecipazione e condivisione che muovono dal proprio territorio, si taglia un traguardo che, indubitabilmente, è tra i più ambiti da parte di quella agenzia formativa per eccellenza che è la scuola. Un conseguimento del genere, in una congiuntura storico-scociale, quale quella che stiamo vivendo, in cui il ruolo formativo della scuola appare sempre meno pregnante, non è cosa da poco. Il mondo della politica, di certa cultura, dello spettacolo nel senso deteriore del termine, esternano continua sfiducia rispetto alla validità di quanto viene posto in essere dalle attività che le scuole mettono in campo.
In uno scenario ideologico tale, diventa necessario interrogarsi su quanto la scuola oggi può e deve fare per stare al passo dentro a una realtà che investe poco o niente, sia in termini materiali che etici, nella formazione. E in questo doveroso problematizzare e problematizzarsi, l’unico approdo visibile per chi su quella barca che tenta, appunto, di “barcamenarsi” tra movimenti ondivaghi, che è la scuola, ci trascorre la maggior parte del proprio tempo oltre che del proprio “esserci“, è quello del traghettare l’operatività didattica verso la realtà di vita che gli studenti guardano fuori dalle finestre delle proprie aule e che spesso considerano separata, come da uno “iato”, dalle attività che svolgono in classe.
E’ il superamento di questo “iato” che deve guidarci, è la realizzazione della “sillaba” che dobbiamo incoraggiare, remando verso quella sintesi tra scuola e realtà che oggi si profila come l’orizzonte cui tendere per riqualificare il ruolo dell’istituzione scolastica e il lavoro dei docenti.
E’ quanto, nel microcosmo di Monreale, è accaduto venerdì sera a Villa Savoia nell’ambito della serata conclusiva della rassegna teatrale, promossa dalla Compagnia dei Normanni, “Cuntu e cantu”, nella quale trenta studenti della scuola media Veneziano sono stati protagonisti appassionati nella veste di coristi e lettori d’eccezione.
Guidati dagli attori della compagnia teatrale e dal maestro di musica, prof.Roberto Oddo, e supportati dalle insegnanti Luisa Li Manni e Romina Lo Piccolo, i ragazzi hanno dedicato tempo, esercizio e dedizione alla preparazione di una performance, dando prova di un forte senso di responsabilità e serietà nel portare a termine l’impegno assunto. I coristi, accompagnati dal chitarrista Marcello Lo Presti e dal flautista Rocco Chinnici, hanno eseguito il canto d’apertura ,”Cunto e canto“, che ha dato appunto il nome all’evento, struggente canzone Di Rosa Balistreri, inno alla memoria storica e appello alla trasmissione dei valori della nostra cultura.
I lettori hanno quindi drammatizzato il racconto storico “ Il sogno di Guglielmo”, scritto dal giovane allievo Lorenzo Nicolosi, premiato con una menzione speciale la scorsa primavera dall’Istituto Storico per il Medioevo nell’ambito di un concorso di scrittura creativa indetto dal Miur, un gradevole testo narrativo, frutto di un percorso didattico pluridisciplinare, in cui le origini medievali di Monreale diventano occasione di riflessione sulla pluralità delle radici storico-culturali in cui affonda la bellezza della nostra cittadina. Come scriveva con lungimiranza il premio Nobel alla letteratura, da pochissimo scomparso, Dario Fo, “la cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia”! Procediamo in questa direzione, osando, ove possibile, credere nei nostri sogni e renderli credibili anche ai nostri alunni!