La diaspora dei giovani monrealesi

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Pensieri è il titolo della nuova rubrica settimanale che diventerà il “luogo” delle nostre riflessioni. Affronteremo temi relativi alla cultura, all’arte, alla politica-sociale attraverso pensieri non statici e univoci ma capaci di accomodamento.

Sarete voi lettori a modificarne la forma e l’andamento, il vostro comunicare sarà il dialogo che accrescerà le nostre coscienze, le nostre consapevolezze.

Le pagine di un giornale locale spesso si configurano come il palinsesto degli avvenimenti del “paese” in una forma sicuramente più moderna e tecnologicamente avanzata del vecchio banditore che per strada leggeva i proclami del re.

L’informazione “spicciola” è pur necessaria ma è fondamentale che la funziona del giornale non sia sminuita e svilita. Gli articoli di un quotidiano devono arrivare al lettore come strumento di conoscenza che muova criticamente il pensiero per svilupparne uno nuovo e personale anche in controtendenza con l’idea proposta. Mi auguro che le pagine che con cadenza settimanale vi giungeranno saranno sempre scritte all’insegna di questo “credo”.

Gli argomenti trattati prendono il via dalla realtà che ci è vicina, verificabile, constatabile ed il più delle volte inaccettabile.

Intollerabile, inammissibile, gravissima è la diaspora dei giovani monrealesi. Questo è il primo argomento di cui occuparci.

Quotidianamente ho vissuto e vivo il contatto con la gente e negli ultimi tre anni ho registrato un esponenziale crescita del fenomeno: I nostri ragazzi vanno via!

Nel Meridione, fino al periodo antecedente all’Unità d’Italia le migrazioni erano di scarsa entità, diventarono un fenomeno con numeri sempre crescenti a partire dal 1861 fino al 1985. Nel primo ventennio del ‘900 da Calabria, Campania e Sicilia partirono 3 milioni di persone. Le valigie di cartone contenevano il sogno degli italiani, erano per lo più giovani senza titolo di studio accettavano i lavori più umili per sfuggire alla miseria.

Il fenomeno, oggi, è mutato e i protagonisti del “viaggio” non hanno più in mano una valigia di cartone, possiedono un curriculum formativo di notevole rispetto: diploma, laurea, master…una zavorra di titoli che non agevola il loro inserimento nel mondo del lavoro, anzi più è ricco il curriculum maggiore e quasi proporzionale è l’impossibilità di trovare un lavoro.

Molteplici sono le motivazioni che hanno prodotto un così alto tasso di disoccupazione giovanile una di queste, che reputo la prima da considerare,  è lo scollamento tra le idee e la realtà economica del paese. Ogni italiano nel periodo del dopoguerra ha sentito forte il desiderio di riscatto, il boom economico e il risveglio dal torpore degli anni pesanti del terrore e della paura enfatizzarono la voglia del cambiamento. La terra e i laboratori non erano più i luoghi in cui le famiglia volevano formare i loro figli ed in un cinquantennio i vecchi mestieri vennero abbandonati per affollare le aule scolastiche.

Uno stato, una regione attenta comprende quanto sia importante la formazione e la cultura, ma i governanti lungimiranti studiano i fenomeni non nel hic et nunc ma nel lungo, lunghissimo tempo della storia ed è proprio nel prolungarsi nel tempo degli errori di valutazione che si creano le catastrofi peggiori capaci di far crollare imperi finanziari. Se avessero letto e riletto la storia passata traendo spunto dall’esperienza… Non può esistere una città di soli intellettuali, così come non può di soli muratori e ciabattini… E’ necessario formare i giovani in base alle esigenze del territorio e Monreale che territorio è? Di cosa abbisogna?

Settimana dopo settimana cercheremo di analizzare ogni fattore che ha prodotto nella nostra realtà isolana e cittadina la fuga delle nostre preziose risorse umane e lo faremo attraverso la testimonianza dei giovani monrealesi trapiantati all’estero o al nord Italia e delle loro famiglie.

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