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“Lo Stato non vuole catturare Matteo Messina Denaro, questo è uno dei misteri della nostra Repubblica”

“Matteo Messina Denaro, latitante di stato”, il resoconto dei fallimenti condotti dagli inquirenti impegnati nella caccia al superlatitante

“Matteo Messina Denaro, latitante di stato” è il resoconto di Marco Bova su quasi 30 anni di fallimenti condotti dagli inquirenti impegnati nella caccia al latitante. Fallimenti – si legge nel libro – non innocenti. 

È un libro coraggioso, che parla di tante inchieste inedite che hanno riguardato il figlioccio di Totò Riina, ricercato dal 1993, salito a capo della mafia trapanese, al centro di numerosissime operazioni antimafia, ma che non è stato mai catturato.

Del libro se ne è parlato venerdì 11 novembre a Roccamena, alla presenza dell’autore, del presidente della Commissione bicamerale antimafia Nicola Morra, del deputato del Movimento Cinque Stelle Davide Aiello, dell’ex senatore Carmine Mancuso, dell’ex finanziere Carlo Pulici, che per tanti anni lavorò al fianco dei magistrati siciliani nella caccia al superlatitante. Carlo Pulici, un “rompiscatole”, che pagò la sua voglia di vederci chiaro finendo nel tritacarne di una serie di incriminazioni per una sfilza di reati che gli sono stati contestati. Verrà assolto dopo diversi anni da tutti i capi di imputazione “perché il fatto non sussiste”, ma nel frattempo viene esautorato dai suoi incarichi investigativi.

La presentazione del libro, organizzata da Roberto Mirandola, è stata moderata dal giornalista castelvetranese Egidio Morici di TP24. 

“Matteo Messina Denaro, latitante di stato” è un libro coraggioso, dicevamo, che mette sotto inchiesta lo Stato che, secondo l’autore, non ha voluto catturare Matteo Messina Denaro. Matteo, figlio di Ciccio, anche lui per molto tempo latitante che, durante il periodo della guerra di mafia che vide l’ascesa di Totò Riina, quando c’era un morto al giorno a Palermo, aveva deciso di stare dalla parte dei corleonesi. Lascerà al figlio la guida della mafia trapanese.

L’opera di Marco Bova è un compendio dei fallimenti della caccia a Matteo Messina Denaro. L’autore ha raccontato questa quasi trentennale caccia al latitante e soprattutto quali ne siano stati i punti deboli. Una caccia definita “non innocente” e che mette sul banco degli imputati lo Stato, perché molte delle piste seguite dagli investigatori sono state affossate. È questa la teoria che Bova segue e cerca di dimostrare nel suo volume.

Lo scrittore e giornalista Marco Bova
“Magistratura, forze dell’ordine, massoneria: tutta la verità sulle piste affossate”. Questo è il sottotitolo del libro edito da Ponte alle Grazie.

“È la storia della lotta alla mafia condotta nei nostri territori – racconta l’autore -. Nel nostro stato c’è qualcosa di malato. Si parla dei misteri della nostra storia passata quando il mistero c’è adesso”. 

Perché non viene arrestato Matteo Messina Denaro? A questo interrogativo lo scrittore e giornalista dà una risposta senza alcuna esitazione: “La caccia a Matteo Messina Denaro è diventata la lotteria delle promozioni, la lotteria delle carriere. La caccia a Matteo Messina Denaro è un affare truccato perché poggia sui misteri della nostra Repubblica. Al di là dei blitz, degli annunci roboanti dei giornali con tanto di titoloni, lo Stato non vuole arrestare Matteo Messina Denaro”. Solo che a volte ci sono quei “rompiscatole” che vogliono vedereci chiaro, e che sono quelli che ne pagheranno lo scotto, come l’ex finanziere Carlo Pulici, al quale è dedicato un capitolo del libro.

Bova riporta coraggiosamente nomi e cognomi, indica responsabilità istituzionali gravissime, tanto che il suo libro è stato preso in esame anche dalla commissione bicamerale antimafia.

“Nessuno ha mai attaccato le argomentazioni del libro – racconta l’autore -, e nonostante ciò, cosa molto grave, pochi le hanno sostenute all’interno delle istituzioni. Di Matteo Messina Denaro apparentemente non frega niente a nessuno. E non interessa il perché non venga arrestato”. 

Ma quella del superlatitante è una storia che si insinua fino all’interno dei piccoli centri come Roccamena, territorio riportato nel libro perché diventato crocevia di incontri tenutisi alle due di notte tra persone vicine a Matteo Messina Denaro. 

Nicola Morra, Presidente commissione parlamentare antimafia

Alle parole di Bova ha fatto eco Nicola Morra, presidente uscente della commissione bicamerale antimafia. “Io sono stato e sono pentito di Stato. Mi sono reso conto che lo Stato è talmente impregnato di mafiosità che non solo non può combattere la mafia, ma non la vuole combattere”.

(Sull’intervento di Nicola Morra seguirà un altro articolo).

 

 

 

P.S. Fotografie di Claudio Pezzillo

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