Volevo esprimere il mio punto di vista sulla assistenza ospedaliera erogata a chi ne ha bisogno, da parte degli ospedali e delle strutture di cura in genere. Noto che ormai la presenza delle guardie giurate, all’interno dei pronto soccorso, è diventata la norma, perché ormai sono diventate frequenti le aggressioni al personale medico e paramedico. Aggressioni che si verificano tutte le volte che l’utente e il personale ospedaliero interagiscono tra loro, sintomo che qualcosa non funziona. E la cosa meriterebbe tutta l’attenzione da parte degli analisti dei sistemi umani, al fine di migliorarne il funzionamento, visto che in palio c’è la vita e la qualità di vita degli utenti degli ospedali e delle strutture di cura.
Rispetto alla mia esperienza personale, che ho potuto fare negli ultimi mesi e negli ultimi anni, posso dire, anche per quello che ho potuto osservare circa il funzionamento degli ospedali e delle strutture di cura in genere, che mi meraviglio come le aggressioni che avvengono, non siano ancora più frequenti.
L’ospedale, come “macchina” nel suo insieme, spesso è composto da personale molto competente. Ma se il fine è la cura dell’utente, il risultato dell’azione del sistema ospedale poi è un’altra cosa, e non sempre la cura arriva al paziente, senza generare danni e in modo personalizzato.
Posso raccontare l’esperienza fatta dal sottoscritto in occasione dell’assistenza ospedaliera che ha avuto bisogno la mia cara mamma, ormai passata a miglior vita. Dai colloqui e dalle interazioni con il personale medico e paramedico, e per quello che ho potuto osservare di persona, posso dire che gli ospedali sembrano essere tarati per assistere persone sane, e non ammalate o disabili.
Ad esempio già a partire dal pronto soccorso. Qui gli infermieri incaricati del triage, per smistare i pazienti che vi giungono e che necessitano delle prime cure, devono fare il tampone per il covid 19, attività che rallenta i tempi di accesso alle prime cure, anche per i casi urgenti e gravi.
Un’altra situazione molto sgradevole che ho notato consiste nel fatto che non venga garantito che le persone con la legge 104 art. 3.3, disabili gravissimi, possano accedere negli ospedali e nelle strutture di cura insieme al proprio familiare.
Ad esempio mia madre, a causa della disfagia (difficoltà a deglutire), necessitava di assumere le pillole frantumate, ma il personale sanitario non era pronto e disponibile a gestire questa situazione. Durante la degenza, in clinica e in ospedale, mia madre ha avuto bisogno del sostegno psicologico, aveva bisogno di assumere la terapia farmacologica agli orari stabiliti, doveva mangiare e bere con regolarità, cosa che il personale ospedaliero non poteva garantire, visto che mia madre aveva perduto la capacità di bere e di mangiare in tutta autonomia.
Dott. Antonio Castronovo psicologo psicoterapeuta
Prof.ssa Carla Castronovo