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Il video della donna con disturbi psichici diventa virale: uno squallido passatempo per gente annoiata, cinica e priva di empatia

Quella scena, carica di disperazione e dolore, ha fatto il giro dei social, la spettacolarizzazione delle sofferenza di questa donna ci ha indignato

Soltanto tre giorni fa, come una scheggia incontrollabile, su tutti i social rimbalzava un video che riprendeva una donna svestita, in evidente stato di alterazione, che dal terzo piano della sua abitazione di Catania scaraventava sulla strada tutto quello si trovasse tra le mani; in breve il traffico della nota Via Etnea completamente bloccato, ingenti i danni alle macchine, ed in concomitanza a momenti di forte panico ed altrettanta apprensione, decine e decine di persone intente a filmare quelle concitate immagini. Quella scena, così intrisa di disperazione e dolore, ha fatto il giro dei social, rimbalzando alla velocità della luce; questo contenuto dai tratti così angosciosi al contempo si è trasformato in brevi istanti in uno squallido passatempo per gente annoiata, un triste reality condiviso avidamente per intrattenere un pubblico cinico e privo di empatia.

La spettacolarizzazione delle sofferenza di questa donna ci ha indignato, e non di meno la gogna mediatica che è stata montata sui social per smorzare la noia di qualcuno: “ecco l’effetto della terza dose del vaccino”, “sta smontando l’albero e ne approfitta per fare sbarazzo”, “questa è esaurita e vuole la pensione”, “non voleva fare la differenziata e si sta spicciando, la pazza squilibrata”: questi sono soltanto alcuni dei più beceri commenti che sono apparsi sui social e che miseramente hanno rincarato la dose di quel dolore che non riusciva a trovare dicibilità, se non attraverso quegli atti tanto pericolosi quanto liberatori; quella donna ignara di avere avuto un pubblico, da lì a poco si sarebbe trovata in ospedale, al termine del suo inarrestabile sfogo, per essere sottoposta a un TSO.

A distanza di tre giorni mi ritrovo ancora a pensare a questa triste vicenda, non conosco la storia di quella donna, non posso nemmeno immaginare quanto possa essere stato doloroso il vissuto che l’ha portata ad un comportamento tanto pericoloso quanto disperato; al contempo mi interrogo su quanti di noi si siano chiesti quale sia stato il suo vissuto, come stia oggi, se si trovi al sicuro e se abbia trovato un po’ di pace, una tregua al suo dolore, ed insieme alle cure più idonee, delle braccia che l’abbiano contenuta e confortata.

Non è la prima volta che mi misuro con la rabbia che certi modi di fare mi procurano; non molto tempo fa mi imbattevo in commenti a dir poco cinici sotto una notizia che narrava di un mio concittadino che, in preda alla sofferenza umana, minacciava per l’ennesima volta il suicidio dal balcone di casa sua: “ma quand’è che la fa finita davvero, così ci lascia in pace sta cosa inutile”; “lo facesse davvero, una volta per tutte, …cerca solo visibilità, sta fingendo”, pietre apatiche scagliate con indifferenza ancora una volta sulla sofferenza e che denotano, come troppo spesso accade, un uso irresponsabile dei social, avulso di umanità, come se pubblicare un post o un commento fosse un atto del tutto dissociato dal nostro vivere quotidiano, come se smettessimo di assumerci la responsabilità di esseri civili, pensanti, solo perché stiamo interagendo protetti da uno schermo.

Forse dovremmo soffermarci sul fatto che, sebbene il mezzo mediatico attraverso cui raggiungiamo l’altro sia virtuale, assolutamente reali siano i contenuti che trasmettiamo e i soggetti con cui interagiamo. 

Mi considero un forte sostenitore dell’importanza della tecnologia mediatica e della comunicazione on-line misurata e propositiva: a tal proposito mi torna in mente il forte pensiero di Umberto Eco “La tecnologia, Internet e i nuovi media rispecchiano la nostra realtà e chi noi siamo. Soddisfano le nostre curiosità e la nostra voglia e ricerca di conoscenza, ma se la nostra interazione con questi strumenti si basa sulla superficialità e la imbecillità ciò che essi possono produrre non sarà altro che spazzatura”.

Sottoscrivo ogni parola di quella immortale saggezza, e ricordo bene il suo ribadire la necessità di un uso coscienzioso ed intelligente della rete per sfuggire alle sue insidie; al contempo ricordo altrettanto bene il suo mettere l’accento sull’importanza di un uso della tecnologia social al servizio della conoscenza critica e della conservazione della memoria storica: “Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso..è un modo di arricchire la nostra memoria”. 

Rileggo queste parole come un mantra: restituire importanza e dignità al passato conferisce più spessore e consapevolezza al presente, una maggiore responsabilità nell’esercitare il diritto alla conoscenza ed alla condivisione della stessa, un più attento ed empatico interesse verso l’altro nella relazione, una più accorta cognizione al fatto che le conseguenze delle nostre azioni sugli altri trova il suo corrispettivo nel sociale e nella comunità più ampia.   

 

Dott. Giovanni Ferraro

Psicologo Psicoterapeuta

Dottore di Ricerca in Psicologia

 

1 Commento
  1. lorenzo scrive

    Mi dispiace molto per questa donna, chissà cosa passa per la sua mente, sicuramente qualcosa di inispiagabile e male per quello che è successo. Vorrei tanto aiutare questa persona e così come altre, ma a volte succede che quando si vuole aiuatare qualcuno è già tardi.
    Spero che un giorno possa rendenrsi conto per quello che è successo, e possa ritrovare la strada della serenità.
    Auguri cara Signora.

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