I social e i pericoli della rete: intervista ad Antonino Governale 

La responsabilità dei genitori e delle istituzioni, etica e profitto delle società

0

Giovedì scorso una bambina palermitana ha tragicamente ha perso la vita a causa di un gioco online. Sembra incredibile anche solo pensare che si possa morire così giovani per cause simili. Eppure, quello dei social è un mondo la cui community diventa sempre più grande e difficile da controllare. Sono proprio i più piccoli i soggetti più a rischio, in quanto ancora incapaci di riconoscere i pericolo del web.

Ne abbiamo parlato con Antonino Governale, che da quattro anni ha deciso di mettere a disposizione le sue competenze per “informare e formare” giovani, ragazzi, genitori e insegnanti sul corretto uso dei mezzi informatici. Lo fa tramite il progetto Social Warming, promosso dal Movimento Etico Digitale di cui è membro e referente per la Sicilia occidentale. 

Esiste un ABC delle cose da sapere per un consapevole utilizzo di internet?

La verità è che Internet è in continua evoluzione, si trasforma di giorno in giorno. È difficile dare una ricetta sia ai genitori che ai ragazzi. La cosa che noi, quando interveniamo nelle scuole, consigliamo sempre, è usare la testa. È facile andare a finire in posti dove è meglio non arrivare. I ragazzi questo lo sanno benissimo. Sono loro stessi, durante gli incontri, a tirare fuori argomenti che noi nascondiamo volutamente. 

È importante notare come in tutti i social amati dai ragazzi si comunica tramite la propria immagine: Tik Tok, Instagram…. Loro escludono social come Twitter o Facebook perché la scrittura non è il loro mezzo di comunicazione. E questo può creare sicuramente problemi. Concentrati come sono sull’immagine, non fanno attenzione ai contenuti che pubblicano. Sono noti alcuni casi di adescamento dove i ragazzi venivano rintracciati attraverso i luoghi in cui si scattavano le foto.  E, in effetti, loro non esitano a pubblicare foto in tempo reale davanti scuola, nei pressi di casa… non rendendosi conto che sono facilmente localizzabili. 

C’è poi un’altra cosa che cerco sempre di far capire ai ragazzi e che è fondamentale. Ormai non esiste solo la reputazione nella vita reale, ma ce n’è una online, cosa che devono cominciare a curare sin da piccoli. Tutto ciò che viene pubblicato in rete non viene cancellato né andrà perduto. Anche a distanza di 15-20 anni viene a galla. E questo può minare la loro reputazione digitale, anche a fronte del fatto che molte aziende adesso le selezioni le fanno passando per i profili social del candidato.

In che misura la responsabilità è dei genitori?

Purtroppo, i ragazzi vengono lasciati soli. I genitori, presi da mille problemi lavorativi ed economici, spesso usano Internet come se fosse una balia. Ma il tablet non è un ciuccio digitale che si dà al bambino per tenerlo buono. Il genitore dovrebbe seguirlo, stare attento a quello che visualizza, a dove finisce. Anche perché il confine tra il legale e l’illegale è veramente sottile. 

Il fatto che i genitori non li seguano è un problema, hanno una parte di responsabilità. Ma è chiaro che fanno tantissima fatica perché si sono trovati catapultati nella dimensione digitale. I ragazzi invece sono nati con il cellulare in mano. Se loro stessi stanno facendo esperienza sulla loro pelle, come fanno a essere da esempio ai propri figli? C’è un gap generazionale che andrebbe colmato. Il nostro principale obiettivo, in questi anni, è stato quello di fare incontri con i genitori. Mentre agli adulti mancano le basi, i ragazzi sono molto più smart, molto più avanti. Quello che manca a loro è la maturità. Bisognerebbe formare gli uni e gli altri. 

I genitori spesso si rifugiano nella sicurezza di avere i propri ragazzi a casa. “Si chiudono dentro la loro stanza, quindi sono sicuri; vabbè, stanno là dentro, nulla gli può accadere”. Non è così. Nel momento in cui hanno un terminale che è connesso alla rete non sono assolutamente soli. 

La responsabilità sta anche nella carenza di politiche per la rete?

Sostanzialmente andrebbe tutto un po’ più regolamentato. Le leggi attuali dicono che i minori di 13 anni non possono avere un account di nessun tipo su un social. Questo ovviamente non avviene perché i ragazzi falsificano la data di nascita e si iscrivono liberamente. Sotto questo punto di vista ci vorrebbe un maggiore controllo da parte delle società proprietarie dei social ma anche da parte delle istituzioni – anche a livello europeo, cosa che manca. Manca attenzione da entrambe le parti. Però parliamoci chiaro. Alle società andare a controllare l’età di ogni singolo iscritto poco importa. A loro interessa avere quanti più utenti possibili che generano molto traffico, perché loro guadagnano così. Etica e profitto difficilmente possono andare d’accordo.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.